E Musk si sfila dalle norme Ue contro le fake news
di Filippo SantelliROMA - Etichettare le creazioni dell'intelligenza artificiale. Contrassegnare i testi, le immagini, i video e gli audio ultra realistici prodotti dagli algoritmi per permettere agli utenti di riconoscere al primo sguardo contenuti falsi o finti, ed arginare così il rischio di disinformazione. A chiederlo è la Commissione europea, e in particolare la vice presidente Vera Jourová, responsabile di Valori e trasparenza.
Ieri la politica ceca ha rivolto un appello - o qualcosa più - ai 44 soggetti che hanno aderito al manifesto europeo contro la disinformazione, tra cui colossi come Google, Facebook e TikTok: "Le aziende i cui servizi hanno il potenziale di disseminare disinformazione generata dall'AI do…
ROMA - Etichettare le creazioni dell'intelligenza artificiale. Contrassegnare i testi, le immagini, i video e gli audio ultra realistici prodotti dagli algoritmi per permettere agli utenti di riconoscere al primo sguardo contenuti falsi o finti, ed arginare così il rischio di disinformazione. A chiederlo è la Commissione europea, e in particolare la vice presidente Vera Jourová, responsabile di Valori e trasparenza.
Ieri la politica ceca ha rivolto un appello - o qualcosa più - ai 44 soggetti che hanno aderito al manifesto europeo contro la disinformazione, tra cui colossi come Google, Facebook e TikTok: "Le aziende i cui servizi hanno il potenziale di disseminare disinformazione generata dall'AI dovrebbero mettere in campo una tecnologia che la individui e segnali in modo chiaro". Qualcosa più di un appello perché, se è vero che l'adesione al manifesto europeo è volontaria, dalla fine di agosto, con l'entrata in vigore della norma chiamata Digital service act, adottare misure contro la disinformazione diventerà un obbligo. Mentre fra qualche giorno il Parlamento Ue darà il suo primo via libera all'AI Act, che tre le altre disposizioni contiene anche un obbligo di etichettatura per i prodotti dell'AI.
Quella dei falsi è la più immediata delle tante questioni poste dall'intelligenza artificiale. La foto del Papa con giaccone alla moda o i video "deep fake" in cui politici pronunciano frasi mai dette hanno mostrato quanto sia facile con i nuovi software creare falsi di estremo realismo. Costruiti per diventare virali, nell'ipotesi migliore, per fare danni in quella peggiore. Un'arma di disinformazione di massa, nelle mani di normali cittadini o professionisti delle bufale come i troll di Stato russi, contro cui il manifesto europeo nasce. L'etichettatura è un rimedio relativamente semplice dal punto di vista tecnico e tutto sommato poco costoso, chiesto con forza dai creativi di ogni tipo, che rischiano di perdere il lavoro, e suggerito anche dagli stessi pionieri del settore come OpenAI, la società che ha progettato ChatGPT. Nel gruppo di interlocutori della Commissione ci sono società che stanno integrando gli algoritmi generativi nei loro servizi, come Microsoft con Bing e Google con Bard. E altre grandi piattaforme social, come Facebook e TikTok, dove i contenuti si moltiplicano a dismisura.
Del patto contro la disinformazione invece si è ritirata la scorsa settimana la Twitter di Elon Musk, il miliardario che in nome della libertà di parola sta smantellando tutti i presidi "etici" del social. Una sfida alla pretesa dell'Europa, e in prospettiva di tutti, di dettare regole. Che promette di trasformarsi presto in battaglia: dal 25 agosto con il Digital Service Act tutte le piattaforme con più di 45 milioni di utenti in Europa, tra cui Twitter, dovranno mettere in campo strumenti anti disinformazione. Pena multe miliardarie.