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Haiti flagellata da alluvione e gang, la popolazione si fa giustizia da sola

Haiti, 3 giugno 2023 (afp)
Nell'inferno dell'isola, piagata da piogge torrenziali che si aggiungono alla crisi economica e sociale. Dopo due anni di vessazioni, i cittadini organizzano ronde e si danno alla legge del taglione
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La crisi climatica si somma a quella economica e sociale, trascinando Haiti nell’ennesimo buco nero della disperazione. Piogge torrenziali si sono abbattute per tutto lo scorso fine settimana travolgendo con veri fiumi di fango e detriti ogni cosa che trovavano lungo il loro passaggio. La già difficile e precaria situazione dell’isola caraibica, flagellata da violenze, povertà, fame e malattie, ha reso impossibili i soccorsi. Ognuno ha cercato scampo come poteva.

(afp)
Il bilancio, non ancora definitivo, è amaro: si contano 48 morti, migliaia di sfollati, 13 mila case distrutte, 85 feriti e almeno 11 dispersi. Mancano cibo e acqua potabile: la base per la sopravvivenza. Le scuole sono chiuse, la maggior parte perché lesionate o distrutte dalla furia dell’acqua e del vento. Gli ospedali funzionano a singhiozzo; i pochi centri di prima assistenza ancora oper…

La crisi climatica si somma a quella economica e sociale, trascinando Haiti nell’ennesimo buco nero della disperazione. Piogge torrenziali si sono abbattute per tutto lo scorso fine settimana travolgendo con veri fiumi di fango e detriti ogni cosa che trovavano lungo il loro passaggio. La già difficile e precaria situazione dell’isola caraibica, flagellata da violenze, povertà, fame e malattie, ha reso impossibili i soccorsi. Ognuno ha cercato scampo come poteva.

(afp)
Il bilancio, non ancora definitivo, è amaro: si contano 48 morti, migliaia di sfollati, 13 mila case distrutte, 85 feriti e almeno 11 dispersi. Mancano cibo e acqua potabile: la base per la sopravvivenza. Le scuole sono chiuse, la maggior parte perché lesionate o distrutte dalla furia dell’acqua e del vento. Gli ospedali funzionano a singhiozzo; i pochi centri di prima assistenza ancora operativi, dopo la fuga di tutte le Ong, sono intasati di uomini e donne, con moltissimi bambini, che hanno bisogno di cure per le ferite e le fratture provocate dai crolli delle abitazioni.

I danni maggiori si registrano nella città portuale di Léogâne, ovest di Port-au-Prince: qui, 4500 case sono state colpite dalle alluvioni. Scene drammatiche riprese dai telefonini girano sul web: si vedono i torrenti di acqua che scorrono ad altezza d’uomo nelle strade e trascinano pezzi di abitazioni, macchine, animali, spesso persone. Danni ingenti anche all’agricoltura nelle zone centrali di Haiti, già afflitte da una straordinaria siccità che aveva compromesso i raccolti. L’isola ha nuovamente bisogno di aiuti dall’esterno. Il premier Ariel Henry ha ringraziato i volontari dell’agenzia Onu che si sono subito attivati per far giungere cibo e acqua potabile nelle zone colpite.

Gli abitanti stessi si sono messi all’opera e hanno iniziato una catena di solidarietà che non si avvertiva da tempo. Agiscono a gruppi, finalmente sereni e soprattutto fieri di una libertà che hanno riconquistato dopo essere rimasti prigionieri da almeno due anni delle feroci gang che impongono il loro strapotere. È accaduto qualcosa di impensabile ma forse prevedibile. Gli haitiani hanno sempre sofferto la loro condizione di ex schiavi, tra brutali dittature e governi corrotti. Ma hanno conservato il loro spirito ribelle. Lo stesso che li ha consacrati, nella lunga piaga della tratta umana, tra i primi a liberarsi dalle catene della prigionia.

Vessati dall’arroganza delle gang che hanno reso Haiti un vero inferno, gli abitanti hanno deciso di reagire. Si sono organizzati in un movimento, chiamato “Bwa kale”, in gergo creolo “erezione”, e hanno iniziato a fare quello che i pochi poliziotti ancora in servizio non riuscivano a fare. Hanno applicato una sorta di legge del taglione; sono ricorsi alle leggi arcaiche che prevedevano una giustizia sommaria.

(afp)
La miccia è stata accesa il 24 aprile scorso. Un gruppo di 14 presunti membri di una banda era stato arrestato e trascinato in una stazione di polizia. La folla che si era radunata per assistere alla scena ha circondato gli agenti e si è impossessata degli arrestati. Li ha legati gli uni agli altri, messi in cerchio, seduti per terra, li ha coperti con dei vecchi pneumatici impregnati di benzina e poi ha dato fuoco a tutto.

Il gruppo è morto tra le fiamme in una scena apocalittica. Nessuno ha mosso un dito. Un rito quasi purificatorio che qui, ad Haiti, patria del woodoo, assume anche un valore mistico e ancestrale. Orrore nell’orrore. L’esempio ha contagiato l’intera popolazione che si è organizzata in pattuglie armate di machete, pistole e fucili. Compiono delle ronde e vigilano sulla sicurezza dei quartieri.

Finora, ufficialmente, si contano 160 esecuzioni nelle sei settimane di giustizia fai da te. La cosa ha funzionato: i sequestri e le estorsioni sono crollati. Non si vede più alcun miliziano che spadroneggia per le strade. Sono tutti tappati nei loro covi e case. La ruota ha girato: sono le gang adesso a subire il terrore che seminavano impunemente.