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Harry in aula contro i tabloid: "Hanno le mani sporche di sangue. Mi terrorizzava il gossip che Carlo non fosse mio padre"

(ansa)
Con una mossa mal vista dal re, il principe ribelle sfida in tribunale il gruppo del "Daily Mirror". "Mi intercettavano, mi hanno rovinato l'adolescenza". Poi quell'accusa sulla morte della madre Diana 
2 minuti di lettura

LONDRA - Dal comandamento della regina Elisabetta II “mai lamentarsi, mai spiegare” a “giuro di dire la verità, nient’altro che la verità” in un’aula di tribunale “plebea”. Come spesso quando c’è di mezzo Harry, non si era mai vista una cosa del genere nella Royal Family. Certo, 132 anni fa, nel 1891, il principe ereditario poi re Edoardo VII venne chiamato a testimoniare perché un suo amico aveva barato a carte. Allora la regina Vittoria s’infuriò, re Carlo invece ha fatto in tempo a riparare in Transilvania per una vacanza il più lontano possibile dal suo secondogenito.

Le presunte intercettazioni

Perché ie…

LONDRA - Dal comandamento della regina Elisabetta II “mai lamentarsi, mai spiegare” a “giuro di dire la verità, nient’altro che la verità” in un’aula di tribunale “plebea”. Come spesso quando c’è di mezzo Harry, non si era mai vista una cosa del genere nella Royal Family. Certo, 132 anni fa, nel 1891, il principe ereditario poi re Edoardo VII venne chiamato a testimoniare perché un suo amico aveva barato a carte. Allora la regina Vittoria s’infuriò, re Carlo invece ha fatto in tempo a riparare in Transilvania per una vacanza il più lontano possibile dal suo secondogenito.

Le presunte intercettazioni

Perché ieri Harry è stato protagonista di uno show unico nel tribunale dell’Alta Corte di Londra. Dove prosegue il processo contro il gruppo editoriale del Daily Mirror, accusato di intercettazioni e altre pratiche illegali nella vita privata di reali e vip britannici. Le telecamere non sono ammesse, qualche reporter sì. Dopo aver giurato sulla Bibbia, il principe ribelle inizia a sciabolare tutta la rabbia: “I tabloid incredibilmente invasivi mi hanno ascoltato i messaggi sulla segreteria telefonica, persino a scuola. Alcuni direttori e giornalisti hanno le mani sporche di sangue e hanno causato indirettamente la morte di altre persone”. Tra cui, ne è certo, sua madre Diana. 


“Mi hanno distrutto l’adolescenza”, continua Harry, “i tabloid avevano cose accessibili solo con le intercettazioni”, come gli scoop sul suo uso di cocaina e anfetamine e il costume da gerarca nazista indossato a una festa. “Anche mio padre potrebbe esser stato intercettato. Inoltre, hanno seminato discordia tra me e mio fratello William”, rimbomba in aula l’ira di Harry: “Non solo: i rumour pubblicati dai giornali per cui il mio vero padre sarebbe il militare James Hewitt da ragazzino mi terrorizzavano: temevo di essere cacciato dalla famiglia”. Il legale del Mirror Andrew Green ribatte, prova a impantanarlo: “Molto di quanto lei considera rubato da conversazioni private in realtà era già di dominio pubblico. Le sue sono assolute speculazioni!”. 


Harry tentenna: “Non ho la certezza che il mio telefono fosse spiato”. Poi riparte, senza freni. Da alto membro della Royal Family, seppur autoesiliato, strappa clamorosamente un’altra regola di questo Paese: commentare questioni politiche. “La stampa ha toccato il fondo, come il governo britannico”. Gelo a Buckingham Palace. Poi passa a Piers Morgan, gotha del giornalismo oltremanica, allora direttore del Daily Mirror e che oggi fustigatore incallito della “bugiarda” Meghan: “Ha sempre attaccato e intimidito in maniera orrenda me e mia moglie. Spera che molli. Ma io non mollerò mai, fino a quando lui non pagherà per quello che ha fatto a me e mia madre Diana”. 

Una mossa rischiosa

Insomma, il figlio del sovrano si è calato nella fossa dei leoni. Ma così facendo Harry si è anche tragicamente esposto ad avvocati e giudici che ora potrebbero rivalersi su di lui e citarlo in giudizio eventualmente per falsa testimonianza. Perché questo non è un documentario su Netflix e neanche un’autobiografia magnificata dalla classe narrativa di JR Moehringer: qui ogni cosa detta può essere usata contro di lui. Per questo potrebbe essere un “suicidio” mediatico, come il padre Carlo definì la crociata di Harry contro i media. O come accaduto al famigerato zio Andrea, con quella catastrofica intervista alla Bbc, nel 2019, sul caso Epstein. Non a caso, l’attuale erede al trono e fratello William, anni fa raggiunse un compromesso con il Sun su un risarcimento principesco dopo le intrusioni indebite del tabloid. 


Ma tutto questo al principe ribelle non interessa. Harry, che ha altre due cause in corso proprio contro il Sun e il Daily Mail che pubblicò la corrispondenza privata tra Meghan e suo padre, vuole vendicare sua madre, rompere quella connivenza per lui fetida tra monarchia e tabloid e far capire a padre e fratello, con la forza, che la famiglia viene prima anche della leggendaria Royal Family. Come in una drammatica partita di poker, Harry ha deciso di fare “all-in”. Di giocarsi tutto, comprese reputazione e credibilità qualora i navigati principi del foro lo mettano all’angolo. E oggi ritorna in tribunale per una nuova battaglia: la guerra è appena iniziata.