Il D-Day di Zelensky: con i Leopard occidentali parte l’offensiva di Kiev
dalla nostra inviata Brunella GiovaraDNIPRO - Non finirà domani e nemmeno tra un mese, ma la controffensiva ucraina è cominciata. Nella notte tra domenica e lunedì, un comunicato non di parte ucraina, ma russa, ha annunciato l'attacco (spiegando che però era già tutto finito). "Il nemico ha lanciato una offensiva su larga scala, su 5 settori del fronte del Sud Donetsk. Ma non ha raggiunto gli obiettivi", firmato dal ministero della Difesa russo. Il D-Day, insomma, rilevato da molti osservatori militari. Annunciato da tempo, e per alcune ore addirittura negato da Kiev, che da tempo impone il silenzio su tutta l'operazione.
Silenzio, ma intanto chi è sul campo ha subito capito che la cosa era grossa. Alexander Khodakovsky, ad esempio. Il comandante delle forze russe di stanza a Donetsk ha visto per la prima volta avanzare i carri armati Leopard, e ne ha dato notizia su Telegram. I famosi Leopard arrivati dall'Occidente, per 2 mesi nascosti nelle buc…
DNIPRO - Non finirà domani e nemmeno tra un mese, ma la controffensiva ucraina è cominciata. Nella notte tra domenica e lunedì, un comunicato non di parte ucraina, ma russa, ha annunciato l'attacco (spiegando che però era già tutto finito). "Il nemico ha lanciato una offensiva su larga scala, su 5 settori del fronte del Sud Donetsk. Ma non ha raggiunto gli obiettivi", firmato dal ministero della Difesa russo. Il D-Day, insomma, rilevato da molti osservatori militari. Annunciato da tempo, e per alcune ore addirittura negato da Kiev, che da tempo impone il silenzio su tutta l'operazione.
Silenzio, ma intanto chi è sul campo ha subito capito che la cosa era grossa. Alexander Khodakovsky, ad esempio. Il comandante delle forze russe di stanza a Donetsk ha visto per la prima volta avanzare i carri armati Leopard, e ne ha dato notizia su Telegram. I famosi Leopard arrivati dall'Occidente, per 2 mesi nascosti nelle buche scavate per terra, sono infine usciti allo scoperto nel Donbass. E questo è uno dei trepunti su cui si sta muovendo il contingente ucraino: Avdiivka, Marinka, dove si combatteva ancora ieri sera (entrambe le città sono completamente rase al suolo, da tempo), e Donetsk, la capitale della autoproclamata repubblica filorussa. Poi c'è Bakhmut, la città trofeo da riconquistare.
Oleksandr Syriskyi, comandante delle forze terrestri, ha annunciato di essere sul campo, "in prima linea con i soldati, avanzando verso Bakhmut". Qualche ora più tardi, evidentemente soddisfatto di come stavano andando le cose, ha precisato "direzione Bakhmut, la distruzione del nemico continua. Li prendiamo dalla terra e dal cielo". E in effetti ieri sono entrati in azione, proprio sulla linea del fronte Est, sopra Soledar occupata, gli elicotteri da combattimento M18 della Repubblica Ceca e i Mig 29 polacchi, come a dire uno spiegamento degli aiuti occidentali, le armi ottenute per ricacciare indietro i russi, verso i vecchi confini.
E c'è un terzo punto d'attacco, che scende a Sud, partendo da Zaporizhzhia e attraverso Orihove e Vasylivka, verso Melitopol, Berdyansk, e Mariupol, la città ormai russificata, dopo la battaglia che ha visto impegnato fino all'estremo il reggimento Azov (poi uscito dai sotterranei dell'acciaieria, obbedendo a un ordine del presidente Zelensky, e solo a quello). Insomma, un mix di azione e di simboli, città sempre definite come ferite aperte da riprendere, così come la Crimea, persa nel 2014 e anch'essa russificata.
Poi, a guardare i progressi, questi possono sembrare piccoli, ma costano cari e sono comunque significativi. Se in direzione Sud "siamo avanzati per quasi 2 chilometri", ha spiegato ieri Hanna Maljar, viceministro della Difesa, "verso Bakhmut abbiamo conquistato 700 metri". È "l'epicentro delle azioni offensive", e "ci stiamo muovendo su un ampio fronte, ma occupiamo posizioni dominanti, abbiamo successo... Stiamo continuando la difesa iniziata il 24 febbraio 2022...". Ora, bisogna vedere in quale delle tre direttrici avverrà il tentativo di sfondamento. Ci vorrà tempo, però, per capirlo.
Intanto, da parte russa, sembra che ci sia un po' di confusione. E questo nonostante sul posto, non si sa bene esattamente dove, ci sia addirittura il capo di Stato maggiore delle forze armate, il generale Valerij Gerasimov. Ma il solito Evgenij Prigozhin, padrone della formazione mercenaria Wagner, ha addirittura confermato urbi et orbi la perdita di terreno a Bakhmut, e precisamente a Berkhivka, definendo la cosa "una disgrazia". E ha anche raccontato di aver arrestato un ufficiale russo (e a questo punto, ci si domanda a quale quadruplo gioco stia giocando, Prigozhin).
Intanto, sul fronte interno di Belgorod e Shebekino, infiltrato dai russi filoucraini, veniva diffuso via radio un falso messaggio di Putin in persona (benissimo imitato) che chiamava il popolo "alla mobilitazione generale" e istituiva la legge marziale in quella zona, Bryansk, Belgorod, Kursk.
Tutto falso (è vero però l'ordine di evacuazione deciso dal governatore locale), ma basta poco per provocare il panico in una zona che è già nel panico, dopo le incursioni, le catture di prigionieri russi da parte dei partigiani russi filoucraini, che ieri hanno detto di aver preso il controllo del villaggio di Novaya Tavolzhanka e sostengono di aver addirittura ucciso un colonnello delle Forze armate russe, Andrey Stesev. E poi ci sono i bombardamenti ucraini, che cercano di colpire gli obiettivi militari, i depositi di carburanti e armi.
Intanto, il leader ceceno Ramzan Kadyrov cercava una qualche visibilità, offrendo le sue milizie a difesa di Belgorod. È la continua lotta tra lanzichenecchi, Wagner contro ceceni, e tutti contro l'esercito russo. Difficile capire cosa stia succedendo davvero, da quella parte.