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Il fumo degli incendi del Canada spegne il sole di New York

La città è avvolta dalla foschia a causa delle fiamme che da mesi devastano il Paese nordamericano. Le autorità hanno avvertito dei rischi per la salute, consigliando ai cittadini di rimanere in casa
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NEW YORK -  Alle sei di pomeriggio Sharoona McDaniel, broker immobiliare ad Harlem, si è fermata in mezzo alle strisce pedonali, tra la Third Avenue e la 42ª, e ha cominciato a guardarsi attorno e a dire “oh my gosh oh my gosh”.

Parlava a un’amica al telefono e intanto scambiava informazioni con sconosciuti fermi come lei, in mezzo alla strada. Il semaforo che indicava il tempo per i pedoni, intanto, era scaduto, ma i taxi gialli, con i fari insolitamente accesi, sono rimasti fermi. A New York vedere auto ferme con il semaforo verde accade solo nei film degli Avengers quando c’è l’attacco dei Chitauri, ma stavolta c’era qualcosa di diverso: l’aria era giallastra, grigia, rossastra, affumicata, coperta di cenere. Le punte dei grattacieli avvolte da una nuvola sabbiosa.

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La gente ha cominciato a guardare in alto e poi sul cellul…

NEW YORK -  Alle sei di pomeriggio Sharoona McDaniel, broker immobiliare ad Harlem, si è fermata in mezzo alle strisce pedonali, tra la Third Avenue e la 42ª, e ha cominciato a guardarsi attorno e a dire “oh my gosh oh my gosh”.

Parlava a un’amica al telefono e intanto scambiava informazioni con sconosciuti fermi come lei, in mezzo alla strada. Il semaforo che indicava il tempo per i pedoni, intanto, era scaduto, ma i taxi gialli, con i fari insolitamente accesi, sono rimasti fermi. A New York vedere auto ferme con il semaforo verde accade solo nei film degli Avengers quando c’è l’attacco dei Chitauri, ma stavolta c’era qualcosa di diverso: l’aria era giallastra, grigia, rossastra, affumicata, coperta di cenere. Le punte dei grattacieli avvolte da una nuvola sabbiosa.

(reuters)
La gente ha cominciato a guardare in alto e poi sul cellulare, in cerca di notizie. I discorsi dei passanti per una volta non avevano in comune la parola “money” o “I’m sorry”, ma “Canada”. Le devastazioni che da inizio giugno stanno incenerendo il Paese confinante a nord hanno portato una immensa nube di cenere lungo la costa Est. Martedì pomeriggio è arrivata a New York e ha oscurato il sole. Ieri mattina sembrava una città al tramonto, un tramonto perenne, giallo, rossastro, grigio.

Nelle stesse ore è toccato alla capitale, Washington. Il Congresso è stato avvolto da una coltre inquietante, come a ricordare che il cambiamento climatico non è un’invenzione e non riguarda solo qualcuno. In Canada sono bruciati più di tre milioni di ettari di bosco, più di quattrocento incendi attivi, di cui duecento considerati “senza controllo”, decine di migliaia le persone evacuate. Larghe aree a Sud del lago Ontario sono bruciate, così come porzioni del Quebec. Quella che fa capo a Toronto sta affrontando da giorni un’emergenza senza precedenti, che ha finito per stravolgere l’aria anche a città distanti migliaia di chilometri.

(afp)
New York sembrava Pechino. La Fifth Avenue come il viale Chang’an. Milioni di newyorkesi si sono ritrovati all’improvviso dentro una foto vintage, color seppia. Bruciore agli occhi, al naso, alla gola. Per ore quella della Città d’acciaio è risultata la città più inquinata al mondo, più di Giakarta, Nuova Delhi, Città del Messico, Dacca. L’aeroporto internazionale di Hancock, a Syracuse, aveva una visibilità ridotta a tre chlometri.

La concentrazione di particelle inquinanti è risultata dieci volte superiore al limite stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un’aria velenosa soprattutto per anziani, bambini, asmatici e chi ancora si porta dietro i postumi del Covid. La gente è tornata a indossare la mascherina. Alle dieci di martedì sera l’inquinamento era a livello “molto malsano”, il giorno dopo, “non salutare”, un po’ meglio ma neanche tanto.

(ansa)
I termini non sono quelli mutuati dal venditore di sandwich lungo la strada che porta al Palazzo di Vetro, ma quelli indicati dall’Air Quality Index dell’agenzia della protezione ambientale e sono stati confermati dal sindaco di New York, Eric Adams, per spiegare lo stato d’emergenza.

L’aria, anche ieri, è rimasta spaventosa e tossica. Dieci distretti scolastici hanno cancellato le attività all’aperto. Ai newyorkesi è stato consigliato di chiudere le finestre, per ridurre del trenta per cento l’inquinamento in casa, ma anche con questo accorgimento si è sentita l’oppressione al petto. Non è come ricevere un pugno all’improvviso, ma è una sensazione che cresce lentamente. A un certo punto il dolore appare, e il respiro è affaticato.

(afp)
Molti hanno continuato a guardare il cielo rossastro, da dietro i vetri. New York  (ma la situazione è peggiorata anche a Philadelphia) è parsa una città senza tempo, senza orario, lattiginosa. Niente indicava in quale parte di giornata si fosse. Tutto uniforme, le ombre appiattite, il fumo acre. Potevano essere le dieci di mattina o le sei di sera, l’alba, pieno giorno o l’ora del tramonto. A tratti il cielo ha assunto una colorazione giallastra, ma non era il sole. Alla fine, dopo aver registrato tutti gli appelli del caso, i newyorkesi hanno fatto l’unica cosa che a loro riesce meglio: andare avanti.