✕

Il dono di Berna a Kiev: la Svizzera apre all'esportazione di armi a paesi in guerra

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il suo omologo svizzero Alain Berset, 1 giugno 2023 (afp)
In attesa dell'intervento di Zelensky alle due camere del Parlamento svizzero, il Paese storicamente neutrale si muove per alleggerire la sua legge sull’invio di materiale bellico
1 minuti di lettura

Giovedì 15 giugno il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, si rivolgerà in videoconferenza alle due camere del Parlamento svizzero, riunite per l’occasione e, come per fargli un regalo anticipato, Berna ha iniziato il percorso per alleggerire la sua legge sull’esportazione di materiale bellico. La stessa che, finora, nel nome del principio di neutralità, aveva impedito che armi e munizioni prodotte nella Confederazione finissero in Paesi in guerra, sia pure tramite il passaggio attraverso altre nazioni.

La Germania, ad esempio, come aveva rivelato il quotidiano Tages Anzeiger di Zurigo, si era vista rifiutare dalla Svizzera l’acquisto di 12mila obici antiaero da 3…

Giovedì 15 giugno il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, si rivolgerà in videoconferenza alle due camere del Parlamento svizzero, riunite per l’occasione e, come per fargli un regalo anticipato, Berna ha iniziato il percorso per alleggerire la sua legge sull’esportazione di materiale bellico. La stessa che, finora, nel nome del principio di neutralità, aveva impedito che armi e munizioni prodotte nella Confederazione finissero in Paesi in guerra, sia pure tramite il passaggio attraverso altre nazioni.

La Germania, ad esempio, come aveva rivelato il quotidiano Tages Anzeiger di Zurigo, si era vista rifiutare dalla Svizzera l’acquisto di 12mila obici antiaero da 35 millimetri che poi avrebbe consegnato all’esercito ucraino. Ebbene, mercoledì 7 giugno questa condizione si è sgretolata visto che il Consiglio degli Stati, equivalente elvetico del Senato, ha accettato un’iniziativa della Commissione per la politica di sicurezza e stabilito, con 22 voti a favore, 17 contrari e 4 astensioni, che la riesportazione di materiale bellico svizzero non è più vietata, nel caso in cui il destinatario finale lo utilizzi per la propria autodifesa.

Proprio il caso dell’Ucraina, con cui Berna, dall’inizio dell’aggressione russa, ha dimostrato di schierarsi, tentando di far convivere il “totem” della neutralità, sancita dalla comunità internazionale nel 1815, con l’apertura inevitabile verso il resto dell’Europa e del mondo, dopo l’adesione all’Onu, approvata dall’elettorato nel 2002.

Oggi, tra l’altro, alle Nazioni Unite, è il turno della Svizzera di sedere, temporaneamente, nel Consiglio di Sicurezza. Insomma, il voto del Consiglio degli Stati, cui dovrebbe seguire quello del Consiglio Nazionale, ovvero dell’altra camera, è da considerarsi una svolta storica, già preceduta da rapporti più stretti con la Nato e dall’adesione alle sanzioni occidentali contro Mosca.

Va detto che questo voto è coinciso con un’alleanza tra la sinistra rosso-verde e la destra sovranista, rappresentata in Svizzera dall’Udc. “Socialisti e Verdi- spiega a Repubblica il politologo Pascal Sciarini dell’Università di Ginevra - sono ambivalenti in quanto, mentre da un lato vorrebbero essere solidali con l’Ucraina, dall’altro sono fortemente anti-militaristi. Ed è questo argomento che ha prevalso al Consiglio degli Stati.

Quanto all’Udc è un partito militarista che, tuttavia, non concede cedimenti al principio di neutralità”. Per Sciarini, comunque, nel voto al Consiglio Nazionale la sininistra dovrebbe mostrare un atteggiamento più morbido. D’altronde, come ha dichiarato il deputato democristiano Charles Julliard, relatore della commissione parlamentare che ha inoltrato la proposta “la nostra prassi in materia di armi è considerata all'estero troppo restrittiva, ciò che ha effetti anche sulla considerazione di cui gode la nostra neutralità”.