Il dono di Berna a Kiev: la Svizzera apre all'esportazione di armi a paesi in guerra
di Franco ZantonelliGiovedì 15 giugno il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, si rivolgerà in videoconferenza alle due camere del Parlamento svizzero, riunite per l’occasione e, come per fargli un regalo anticipato, Berna ha iniziato il percorso per alleggerire la sua legge sull’esportazione di materiale bellico. La stessa che, finora, nel nome del principio di neutralità, aveva impedito che armi e munizioni prodotte nella Confederazione finissero in Paesi in guerra, sia pure tramite il passaggio attraverso altre nazioni.
Giovedì 15 giugno il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, si rivolgerà in videoconferenza alle due camere del Parlamento svizzero, riunite per l’occasione e, come per fargli un regalo anticipato, Berna ha iniziato il percorso per alleggerire la sua legge sull’esportazione di materiale bellico. La stessa che, finora, nel nome del principio di neutralità, aveva impedito che armi e munizioni prodotte nella Confederazione finissero in Paesi in guerra, sia pure tramite il passaggio attraverso altre nazioni.
Proprio il caso dell’Ucraina, con cui Berna, dall’inizio dell’aggressione russa, ha dimostrato di schierarsi, tentando di far convivere il “totem” della neutralità, sancita dalla comunità internazionale nel 1815, con l’apertura inevitabile verso il resto dell’Europa e del mondo, dopo l’adesione all’Onu, approvata dall’elettorato nel 2002.
Va detto che questo voto è coinciso con un’alleanza tra la sinistra rosso-verde e la destra sovranista, rappresentata in Svizzera dall’Udc. “Socialisti e Verdi- spiega a Repubblica il politologo Pascal Sciarini dell’Università di Ginevra - sono ambivalenti in quanto, mentre da un lato vorrebbero essere solidali con l’Ucraina, dall’altro sono fortemente anti-militaristi. Ed è questo argomento che ha prevalso al Consiglio degli Stati.