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Presidenziali Usa. Da "allenatore" ad avversario, anche Chris Christie sfida Trump

(reuters)

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L'ex governatore del New Jersey, che aiutò il tycoon a sconfiggere Hillary Clinton nel 2016, cerca la nomination del Grand Old Party. Ma i sondaggi non sono incoraggianti
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NEW YORK - Amici. Molto amici. Allievo e Maestro. Nella lunga parabola della relazione tra Donald Trump e Chris Christie va aggiunto oggi un altro capitolo: avversari. L'ex governatore del New Jersey ha deciso di candidarsi alle presidenziali del 2024 e di farlo di nuovo contro colui che una volta era stato il suo grande protettore, l'amico benefattore, e poi allievo nei corsi di public speaking, per prepararsi ai duelli televisivi contro Hillary Clinton.

In realtà con Christie, 60 anni, di Newark, New Jersey, corposo Repubblicano con l'aria da ex pugile, bisogna usare una formula diversa: si "ricandida". Lo aveva già fatto nel 2016, quando da favorito della costa est, l'ex governatore era finito oscurato da Trump. Lì, però, nacque l'amicizia. Christie era un fan del miliardario star del reality "The Apprentice" e, come avrebbe scritto nella sua biografia, era rimasto affascinato dal fatto che il Trump pubblico e que…

NEW YORK - Amici. Molto amici. Allievo e Maestro. Nella lunga parabola della relazione tra Donald Trump e Chris Christie va aggiunto oggi un altro capitolo: avversari. L'ex governatore del New Jersey ha deciso di candidarsi alle presidenziali del 2024 e di farlo di nuovo contro colui che una volta era stato il suo grande protettore, l'amico benefattore, e poi allievo nei corsi di public speaking, per prepararsi ai duelli televisivi contro Hillary Clinton.

In realtà con Christie, 60 anni, di Newark, New Jersey, corposo Repubblicano con l'aria da ex pugile, bisogna usare una formula diversa: si "ricandida". Lo aveva già fatto nel 2016, quando da favorito della costa est, l'ex governatore era finito oscurato da Trump. Lì, però, nacque l'amicizia. Christie era un fan del miliardario star del reality "The Apprentice" e, come avrebbe scritto nella sua biografia, era rimasto affascinato dal fatto che il Trump pubblico e quello privato fossero una cosa sola. Nei successivi quattro anni Christie si sarebbe rivelato il più influente consigliere del tycoon: non solo gli diede dritte populiste su come impostare la campagna elettorale, ma diventò il suo sparring partner per prepararlo ai duelli televisivi nel 2016. Christie faceva, diciamo, la parte di Hillary Clinton e quella dell'intervistatore, cercando di mettere in difficoltà il tycoon, provando a fargli perdere le staffe, per poi dirgli: "Donnie, no, calma, qui rispondi che...". Gancio, sinistro, un destro d'incontro e alla fine alzerai le braccia in mezzo al ring. Andò così.

Dieci anni fa Christie era considerato il perfetto candidato per i Repubblicani. Era stato lui ad anticipare i tempi, attaccando i media, rispondendo a tono ai contestatori, tutte cose che adesso negli Stati Uniti farebbe anche un consigliere di circoscrizione. Ma allora no. Era il 2012 e a uno studente di legge che lo aveva insultato, Christie aveva risposto, puntandogli il dito: "Se ti comporterai così in un'aula di tribunale, il tuo assistito finirà dritto in prigione, idiota". I Repubblicani, esaltati dalle sue performance lo pregarono di candidarsi. Lui preferì appoggiare alla convention Mitt Romney, battuto da Barack Obama. Ma il sogno della Casa Bianca era tutto fuorché fuori dalla sua agenda. Il modo con cui aveva affrontato il disastro dell'uragano Sandy, nel 2012, gli diede nuova linfa. La reputazione di Christie sarebbe cresciuta in modo verticale, finché arrivò il ciclone Trump a fermare tutto. L'allora governatore uscì dalla corsa, e appoggiò il tycoon, diventandone il "coach" vincente della campagna.

La loro amicizia è filata liscia fino al 6 gennaio 2021, giorno dell'assalto al Congresso: lì si ruppe il lungo rapporto, già un po' sfilacciato. L'ex governatore si schierò contro i manifestanti, criticò Trump per aver lasciato che il Paese si avviasse a un passo dal baratro del golpe. "Io - disse a un programma radiofonico - penso che (Trump, ndr) sia un vigliacco e una marionetta di Putin". Ora lo sfida. "Il motivo per cui lo attaccherò - ha spiegato in un incontro pubblico, subito dopo aver presentato i documenti per la candidatura ufficiale - in realtà sono due: primo, perché è giusto così. Secondo, perché è il modo per vincere". Poi in un'altra intervista indicherà un terzo motivo, quello che racchiude i primi due. "Trump deve essere messo con le spalle al muro - ha detto - e da qualcuno che lo conosce. E nessuno conosce Donald Trump meglio di me".

I sondaggi non sono incoraggianti. "E' accreditato del 6 per cento in New Jersey - lo ha sbeffeggiato il tycoon - beh, non è molto se quello è il tuo Stato. Equivale a zero". Christie sembra destinato a ripetere l'esperienza del 2016 e a uscire al primo o secondo giro. Ma può lasciare il segno sui moderati, perché in lui i moderati vedranno l'ex amico di Trump, il Repubblicano del ring, quello che lo conosce meglio di tutti.