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I giudici federali avvisano i legali di Trump: l'ex presidente è indagato sui documenti ritrovati a Mar-a-Lago

(ansa)
E' dunque possibile che venga formulata presto una nuova incriminazione. Se gli sarà notificata la violazione dell’ “Espionage Act”, la legge sullo spionaggio, in correlazione alla conservazione illegale di carte sensibili, per il leader repubblicano a caccia di un nuovo mandato, saranno guai seri
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Una nuova incriminazione nei confronti di Donald Trump sembra proprio essere all’orizzonte, anche se non è ancora chiaro se a portarla avanti saranno i giudici di Washington o di Miami. Di sicuro, qualche giorno fa gli avvocati dell’ex presidente hanno ricevuto una lettera dai pubblici ministeri federali dove si notifica che il loro cliente è oggetto di un'indagine penale (e non lo sono dunque solo persone del suo staff come qualcuno aveva sostenuto finora).

Un segnale preciso: il procuratore speciale Jack Smith, che ormai da quasi un anno sovrintende le indagini sui faldoni pieni di documenti classificati sottratti alla Casa Bianca in buona parte ritrovati nella residenza di Mar-a-Lago durante una perquisizione, sarebbe in procinto di formulare un'accusa formale. E se oltre alla violazione del "Presidential Record Act", quello che richiede a tutti gli ex inquilini della Casa Bianca di consegnare agli archivi i documenti prodotti nel corso …

Una nuova incriminazione nei confronti di Donald Trump sembra proprio essere all’orizzonte, anche se non è ancora chiaro se a portarla avanti saranno i giudici di Washington o di Miami. Di sicuro, qualche giorno fa gli avvocati dell’ex presidente hanno ricevuto una lettera dai pubblici ministeri federali dove si notifica che il loro cliente è oggetto di un'indagine penale (e non lo sono dunque solo persone del suo staff come qualcuno aveva sostenuto finora).

Un segnale preciso: il procuratore speciale Jack Smith, che ormai da quasi un anno sovrintende le indagini sui faldoni pieni di documenti classificati sottratti alla Casa Bianca in buona parte ritrovati nella residenza di Mar-a-Lago durante una perquisizione, sarebbe in procinto di formulare un'accusa formale. E se oltre alla violazione del "Presidential Record Act", quello che richiede a tutti gli ex inquilini della Casa Bianca di consegnare agli archivi i documenti prodotti nel corso del loro mandato, sarà notificata pure la violazione dell’ “Espionage Act”, la legge sullo spionaggio, appunto in correlazione alla conservazione illegale di documenti sensibili, per il leader repubblicano a caccia di un nuovo mandato, sarebbero guai seri.

Allertata dagli Archivi Nazionali, già a gennaio 2022 l’Fbi aveva recuperato 15 casse di materiali classificati che Trump portò via da Washington a fine presidenza. Quando a giugno Jay Bratt, capo del controspionaggio del Dipartimento, gli chiese direttamente se davvero avesse restituito tutto, ebbe assicurazioni in tal senso. Trump però mentiva: e fu quasi certamente una talpa a svelarlo agli inquirenti, portando alla perquisizione dello scorso 8 agosto, durante la quale vennero ritrovati in un magazzino del residence di Mar-a-Lago, oltre 300 documenti riservati.

L’incriminazione è nell’aria da tempo: nelle ultime settimane, Smith ha infatti portato diverse figure della cerchia ristretta del tycoon davanti al gran giurì che indaga sul caso dei documenti classificati, compreso uno dei suoi avvocati, Evan Corcoran, l'ex capo dello staff Mark Meadows, l’ex portavoce Taylor Budowich. Il condizionale sulla formulazione dell’accusa, che potrebbe essere imminente, è d’obbligo. Di sicuro la notifica ha spinto gli avvocati della difesa a chiedere un incontro con i pubblici ministeri per offrire la loro versione della storia, avvenuto già lunedì: quando tre legali del team di difesa - James Trusty, John Rowley e Lindsey Halligan - hanno incontrati per quasi 2 ore Smith.

Secondo quanto emerso nei giorni scorsi da un’inchiesta di Cnn i procuratori federali avrebbero in mano la registrazione audio di un incontro con due autori che stanno lavorando all’autobiografia appunto dell'ex capo dello staff di Trump, Mark Meadows (presenti anche altre persone) avvenuto dell'estate 2021: dove Trump ammette di aver conservato almeno un documento classificato del Pentagono su un potenziale attacco all'Iran. Schiacciante prova sulla consapevolezza dell’ex presidente rispetto al valore del materiale classificato portato con sé. A registrare la conversazione sarebbe stata Margo Martin: non certo con l’intento di mettere nei guai quello che è tuttora il suo boss, visto che la donna è stata a lungo vicedirettrice delle comunicazioni del Save America Pac di Trump e ora è impegnata nella campagna 2024. Il file sarebbe stato ritrovato in uno dei suoi device fatti analizzare dai pubblici ministeri, che l’aveva convocata già a marzo davanti al gran giurì.

“Nessuno mi ha detto che sono stato incriminato o che lo sarò” ha lamentato sul suo social Truth l’ex presidente. “Ma so ormai da anni di esser TARGET del dipartimento di Giustizia e dell'Fbi. Vogliono interferire nelle elezioni 2024", ha scritto The Donald usando appunto i caratteri maiuscoli per la parola “bersaglio”, pur senza fare alcun riferimento preciso alla notifica. A quanto pare, ad aver interessato particolarmente gli inquirenti, che sulla questione hanno interrogato più volte l’ex portavoce Budowich, è soprattutto la bozza di dichiarazione che Trump aveva fatto redigere ai suoi assistenti nel gennaio 2022 (già nelle mani degli inquirenti) dove si sosteneva di aver restituito tutto il materiale in suo possesso. Un’affermazione evidentemente falsa. “Ho risposto a ogni domanda onestamente” ha affermato Budowich su Twitter dopo il suo lungo interrogatorio. Descrivendo l’inchiesta come “uno sforzo fasullo e preoccupante che mira a usare il potere governativo per incastrare Trump”.

Sull'ex presidente pesa già l'incriminazione per aver pagato il silenzio della pornostar Stormy Daniels su una loro passata relazione con soldi della campagna 2016 formulata a New York e la condanna per abusi sessuali nei confronti della scrittrice Jean Carroll. E presto potrebbe essere formulata un'ulteriore accusa per il tentativo di influenzare le elezioni 2020 in Georgia.