Annecy, chi è l'assalitore: dopo l’asilo ottenuto in Svezia non era riuscito a integrarsi
dal nostro inviato Paolo BreraANNECY - L'uomo che lavora ai pontili lo vedeva tutti i giorni, tutti i giorni sulla stessa panchina nel parco a borbottare frasi tra sé come chi ha una luna diversa da quella che vedono tutti gli altri.
Però non era uno di quei tipi strani che fanno paura, uno di quelli da cui giri alla larga: "Aveva sempre una bottiglia d'acqua con dentro del liquido giallo e non parlava. Di tanto in tanto - ha raccontato a Le Dauphine Libre - commentava quello che stava succedendo, ma non era minaccioso o aggressivo". Borbottava "sottovoce", così piano che nessuno capiva cosa stesse dicendo: "Si vedeva che non era normale, ma siccome non era aggressivo...".
ANNECY - L'uomo che lavora ai pontili lo vedeva tutti i giorni, tutti i giorni sulla stessa panchina nel parco a borbottare frasi tra sé come chi ha una luna diversa da quella che vedono tutti gli altri.
Però non era uno di quei tipi strani che fanno paura, uno di quelli da cui giri alla larga: "Aveva sempre una bottiglia d'acqua con dentro del liquido giallo e non parlava. Di tanto in tanto - ha raccontato a Le Dauphine Libre - commentava quello che stava succedendo, ma non era minaccioso o aggressivo". Borbottava "sottovoce", così piano che nessuno capiva cosa stesse dicendo: "Si vedeva che non era normale, ma siccome non era aggressivo...".
Lo avevano trovato assieme, quel futuro. In Svezia: asilo politico ad entrambi, la chiave per cominciare una vita serena insieme. Lei lo ha raccontato a una televisione francese a patto che si rispettasse il suo diritto all'anonimato: erano arrivati in Svezia da anni, e lui era "un bravo ragazzo", una persona "gentile", uno con cui lo puoi sognare davvero un futuro diverso.
Otto mesi fa se n'era andato da solo, lasciando dietro di sé la moglie e la bambina. "Non lo sento da quattro mesi", ha detto l'ex compagna con cui abitava a Trollhattan. Aveva messo la prua in Francia ma sembra che non conoscesse nessuno ad Annecy, in questo piccolo paradiso lacustre tre le Alpi.
Non si è preso neppure una multa, in questi mesi francesi di vita in panchina. Dicono arrivasse "sempre alla stessa panchina" ogni mattina e se ne andasse a sera fatta, dopo avere a lungo bofonchiato frasi incomprensibili. Alla ex compagna aveva detto di aver trovato una chiesa in cui dormire, in questa ossessione da "cristiano d'Oriente" che sbandiera ai poliziotti. Non era ubriaco, dicono. Non era visibilmente alterato da chissà quali droghe.
Aveva con sé un crocifisso e un libro di preghiere, ma per gli inquirenti non ha il profilo né i legami del terrorista. Cristiano per credo lo era davvero, lo conferma sua mamma che vive negli Stati Uniti da dieci anni ed è sconvolta per quello che è successo. Racconta che Abdalmasih aveva prestato servizio nell'esercito siriano ma nel 2011, all'inizio della guerra civile, se n'era andato illegalmente in Turchia.
In Francia le autorità hanno registrato una sua richiesta di asilo a fine novembre ma non hanno dato seguito, visto che la Svezia gli aveva già concesso l'asilo (come, parrebbe, avevano fatto anche Italia e Svizzera). Le autorità svedesi confermano che gli era stato concesso un permesso di soggiorno nel 2013, ma dal 2017 aveva inutilmente tentato più volte di ottenere la cittadinanza, importantissima per trovare lavoro.
Forse è per questo, dice la mamma, che è impazzito: soffriva di una "grave depressione, mia nuora mi diceva che non stava mai bene, sempre depresso, con pensieri cupi, non voleva uscire di casa, non voleva lavorare". La nazionalità, dice, non gliela diedero per via del suo lavoro di prima nell'esercito siriano: "È questo, probabilmente, che lo ha fatto impazzire".