Marocco, i nazionalisti contro il rapper che cita Ruby e il bunga bunga di Berlusconi
di Leonardo MartinelliTUNISI - Qualcuno si è forse dimenticato di Ruby, all’anagrafe Karima el-Mahroug, la minorenne (ai tempi) protagonista delle serate del bunga bunga berlusconiano. Ma non in Marocco, il Paese di origine della famiglia della donna. Se il concerto di Booba, noto rapper francese, previsto a Casablanca il prossimo 21 giugno, è appena saltato, è anche per un riferimento a Ruby in una delle sue canzoni, giudicato espressione di sessismo e di disprezzo nei confronti delle donne marocchine.
La decisione è stata presa dalla prefettura di Casablanca, dove l’evento doveva tenersi: concerto annullato e d’altra parte l’amministrazione pubblica non aveva mai concesso l’autorizzazione. Due mesi fa lo spettacolo era stato annunciato e subito si era scatenato un vortice di polemiche sui social. Una petizione lanciata online per bloccarlo è stata sottoscritta da oltre 4500 persone.
Il 28 marzo il Club degli avvocati, rappresentativo…
TUNISI - Qualcuno si è forse dimenticato di Ruby, all’anagrafe Karima el-Mahroug, la minorenne (ai tempi) protagonista delle serate del bunga bunga berlusconiano. Ma non in Marocco, il Paese di origine della famiglia della donna. Se il concerto di Booba, noto rapper francese, previsto a Casablanca il prossimo 21 giugno, è appena saltato, è anche per un riferimento a Ruby in una delle sue canzoni, giudicato espressione di sessismo e di disprezzo nei confronti delle donne marocchine.
La decisione è stata presa dalla prefettura di Casablanca, dove l’evento doveva tenersi: concerto annullato e d’altra parte l’amministrazione pubblica non aveva mai concesso l’autorizzazione. Due mesi fa lo spettacolo era stato annunciato e subito si era scatenato un vortice di polemiche sui social. Una petizione lanciata online per bloccarlo è stata sottoscritta da oltre 4500 persone.
Il 28 marzo il Club degli avvocati, rappresentativo della categoria, aveva querelato Booba per le sue “affermazioni degradanti nei confronti delle donne marocchine”. Per loro la sua presenza sul territorio nazionale “costituirebbe una minaccia all’ordine pubblico”. Anche gli islamisti del Pjd, il Partito della giustizia e dello sviluppo (oggi all’opposizione, dopo aver perso le elezioni nel 2021 ed aver governato il Paese per quasi un decennio) avevano contestato ufficialmente il concerto.
“Abbiamo l’impressione di essere stati ascoltati dalle nostre autorità: l’opinione pubblica ha vinto”, ha dichiarato Tarik Talk, all’origine della petizione. Seguitissimo su Twiter, Talk è vicino al movimento sovranista Moorish. Sono ardenti difensori di un’identità marocchina, molto forti sui social e i cui membri fanno parte soprattutto della diaspora del Paese maghrebino all’estero. Se la prendono con Booba per un passaggio del suo brano “Génération assassin”: “Vado a fumare la chicha (il narguilé) solo per le beurettes”, termine familiare, con un fondo dispregiativo, per indicare le ragazze maghrebine. Ma soprattutto per un’altra citazione, assai esplicita, presente nella canzone “E. L. E. P. H. A. N. T.”: “Piccola marocchina si scopa Berlusconi”. Sì, è proprio lei, Ruby.
Va detto che “E. L. E. P. H. A. N. T.” è del 2017 e, subito dopo la sua uscita, Boba aveva tenuto un megaconcerto in Marocco, dove è molto famoso, al quale avevano assistito più di 100mila persone. Cos’è cambiato? L’esplosione recente, almeno sui social, dell’estrema destra nazionalistica di Moorish. Perché le accuse di sessismo a Booba non vengono dalle femministe. Lo ha ricordato Betty Lachgar, militante del femminismo locale e presidente del Movimento alternativo per le libertà individuali (Mali): “È la destra, anzi l’estrema destra marocchina, che si è mobilizzata, con un approccio patriottico, nazionalista e soprattutto patriarcale. Il loro messaggio è il seguente: non si toccano le nostre donne, sono la nostra proprietà”.
Lachgar ha sottolineato che quelle stesse persone “hanno sostenuto il cantante Saad Lamjarred, condannato a sei anni di carcere in Francia per stupro”.
Moorish ha su Twitter più di 50mila abbonati. È un movimento ultrapatriottico, che attacca spesso anche i giornalisti indipendenti, in nome della difesa dei valori della monarchia.
In più ci si sono messe le consuete rivalità tra rapper francesi. Booba (il suo vero nome è Elie Yaffa) ha 46 anni: nato nella banlieue parigina da madre francese e padre senegalese, è da sempre al centro di polemiche. Ebbene, a metà maggio, in un video postato su Twitter, aveva accusato Maes, rapper francese di origini marocchine, e Maitre Gims, che vive in Marocco, di essere all’origine della campagna che chiedeva di boicottarlo. D’altra parte, proprio Maes, nel passato un protetto di Booba, aveva esortato su Twitter a firmare la petizione e aveva detto direttamente al rapper, oggi suo rivale: “Sappi che qui non sei il benvenuto”. Non solo: anche se non ci sono legami diretti, la polemica scoppia con una crisi diplomatica sullo sfondo tra Rabat e Parigi. Che non aiuta.