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Piantedosi sul Patto Ue per asilo e migranti: "Riforma destinata a fallire". La Polonia dice no ai 22 mila euro di "penale"

(reuters)
Per il ministro degli Interni italiano bisogna negoziare ancora su un sistema europeo più sostenibile e da attuare gradualmente. Oggi il Consiglio Affari Interni Ue sull'accordo. Varsavia in disaccordo sulla somma richiesta a chi non accetta i ricollocamenti
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BRUXELLES - "La posizione che intendiamo assumere oggi è sicuramente una posizione di responsabilità, ma di responsabilità che dobbiamo avere anche verso i cittadini italiani e verso anche tutti i cittadini europei ai quali non possiamo proporre una riforma che sarebbe destinata nei fatti a fallire. Quindi nei termini in cui ci sono state presentate le ultime proposte negoziali, riteniamo che insomma ci siano ancora molte cose da fare". Le parole pronunciate dal ministro degli Interni italiano, Matteo Piantedosi, al vertice Ue che sta valutando se approvare l'ultima formulazione del nuovo Patto per l'Asilo e Migranti, fa ben capire quando l'intesa sia davvero appesa a un filo. E in larga parte l'accordo è proprio legato alla scelta che compirà il governo del nostro Paese.

All'Italia, comunque, almeno in partenza il testo non piace. E la squadra meloniana si sta schierando tutti i cosiddetti paesi di Visegrad, quell…

BRUXELLES - "La posizione che intendiamo assumere oggi è sicuramente una posizione di responsabilità, ma di responsabilità che dobbiamo avere anche verso i cittadini italiani e verso anche tutti i cittadini europei ai quali non possiamo proporre una riforma che sarebbe destinata nei fatti a fallire. Quindi nei termini in cui ci sono state presentate le ultime proposte negoziali, riteniamo che insomma ci siano ancora molte cose da fare". Le parole pronunciate dal ministro degli Interni italiano, Matteo Piantedosi, al vertice Ue che sta valutando se approvare l'ultima formulazione del nuovo Patto per l'Asilo e Migranti, fa ben capire quando l'intesa sia davvero appesa a un filo. E in larga parte l'accordo è proprio legato alla scelta che compirà il governo del nostro Paese.

All'Italia, comunque, almeno in partenza il testo non piace. E la squadra meloniana si sta schierando tutti i cosiddetti paesi di Visegrad, quelli a guida sovranista: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca. Anche se posizioni opposte: per loro è troppo favorevole all'ingresso dei migranti, per Roma è troppo poco solidale.

Ma qual è il punto dirimente? Intanto manca qualsiasi riferimento al ricollocamento obbligatorio dei migranti. Quindi non ci sarà nessun vincolo sulla redistribuzione. E come ha fatto notare Piantedosi anche le formule volontarie fino ad ora hanno fallito. Viene inserito il concetto della "solidarietà obbligatoria". Dovrebbe essere stabilita ogni anno una quota di ricollocamenti (20 mila? 30 mila?) e i Paesi che non accetteranno la loro parte dovranno pagare 22 mila euro a migrante. Cifra che in realtà è ancora in discussione. Ed è uno dei nodi che, ad esempio, la Polonia non intende accettare.

Poi c'è il capitolo dei "movimenti secondari", questione su cui l'Italia è sempre sotto accusa. Ossia il controllo dei trasferimenti dei migranti dal Paese di primo approdo. In Europa ci accusano di favorire il "trasloco" di chi arriva da noi senza controllo. Per questo il nuovo testo impone la verifica e la registrazione del migrante in tempi certi e brevi e la possibilità di "restituire" il "movimento secondario" al Paesi di primo approdo entro due anni. Tutte regole che non fanno compiere all'Italia un vero passo avanti. Anzi, il dubbio di Palazzo Chigi è che un'intesa del genere su un testo di questo tipo rimanga per sempre sulle spalle del centrodestra senza poter dire che è stata una scelta per bloccare i flussi.

Gli altri partner, a cominciare da Francia e Germania (e dalla presidenza di turno dell'Ue, la Svezia, il cui governo è di centrodestra) spingono per un accordo. Anche se Berlino ha iniziato ad assumere un linea critica dopo le insistenze di Roma per nuove correzioni. Il consiglio dei ministri Ue dell'Interno dovrà decidere oggi. Ma non è escluso un rinvio. Magari in vista di un nuovo impegno della Commissione europea che potrebbe anche prendere forma con una nuova missione in Tunisia nei prossimi giorni della presidente Ursula von der Leyen con la premier italiana Giorgia Meloni. Il paese nordafricano, infatti, sta diventando il centro di una ennesima crisi migratoria.