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Ucraina, il crollo della diga fa rivivere l'incubo di Chernobyl: la bomba ambientale minaccia di estendersi anche oltre il Mar Nero

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Centinaia di migliaia di persone restano senza acqua potabile ed energia elettrica. Un’enorme area a Sud è impregnata di benzina, pesticidi e lubrificanti
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Dnipro - Manca l'atomica, per il resto c'è tutto. L'inondazione, la siccità che sta per colpire la Crimea, i morti, gli sfollati a migliaia su un territorio gravemente contaminato. Una massa di veleno sta scendendo verso il Mar Nero, il disastro ecologico provocato dall'esplosione della diga di Kakhovka non sarà solo ucraino. "Sarà peggio di Chernobyl", dicono alcuni esperti. Una enorme area a Sud della diga saltata è tuttora allagata dal Dnepr, e si sta impregnando di acqua e benzina, gasolio, pesticidi, lubrificanti che la piena ha trascinato via, travolgendo depositi e distributori di carburanti, magazzini di sostanze chimiche e di armi. Tutto in mare, il presidente Zelensky ha avvisato il mondo: "È una bomba di distruzione ambientale massiccia", citando lo sversamento di 150 tonnellate di petrolio che sta raggiungendo le coste "a grande velocità".

E nessuno può farci niente…

Dnipro - Manca l'atomica, per il resto c'è tutto. L'inondazione, la siccità che sta per colpire la Crimea, i morti, gli sfollati a migliaia su un territorio gravemente contaminato. Una massa di veleno sta scendendo verso il Mar Nero, il disastro ecologico provocato dall'esplosione della diga di Kakhovka non sarà solo ucraino. "Sarà peggio di Chernobyl", dicono alcuni esperti. Una enorme area a Sud della diga saltata è tuttora allagata dal Dnepr, e si sta impregnando di acqua e benzina, gasolio, pesticidi, lubrificanti che la piena ha trascinato via, travolgendo depositi e distributori di carburanti, magazzini di sostanze chimiche e di armi. Tutto in mare, il presidente Zelensky ha avvisato il mondo: "È una bomba di distruzione ambientale massiccia", citando lo sversamento di 150 tonnellate di petrolio che sta raggiungendo le coste "a grande velocità".

E nessuno può farci niente. Il Mar Nero è minato, quindi impossibile intervenire per contenere i danni, le grandi chiazze che si formeranno a un certo punto, di solito arginabili e assorbibili, ma non lì, con il rischio di continue esplosioni. E quindi esiste il pericolo di inquinare le coste turche e quelle europee, le conseguenze della guerra si spalmeranno come una pece, più o meno dappertutto.

È già uno scenario di morte, quello che si vede nella regione avvelenata di Kherson. Le carcasse degli animali trascinate dalla corrente, dalla parte ucraina e in quella controllata dai russi. Gli sfollati, che secondo il ministero dell'Interno ucraino sarebbero circa 42mila. Un primo bilancio delle autorità di Kiev parla di almeno 20mila abitazioni e imprese prive di energia elettrica e centinaia di migliaia di persone senza accesso all'acqua potabile. Non si sa ancora dei morti, ci vorrà tempo per capire, ma ci sono già molti dispersi. I sopravvissuti, che vengono raccolti a Mykolaiv e poi dirottati in altre città, raccontano la velocità della piena, e il terrore. Viktoria Eroshnik, pensionata: "L'acqua è arrivata di colpo, subito si è allagata l'isola in cui c'è la mia casa, e poi parte della città. Sono salva per miracolo". Tatiana Tichonova, anche lei di Kherson, dice che aveva "già pensato di scappare, per via dei terribili bombardamenti e delle sparatorie che sentivamo in queste ultime notti. Quando mi è arrivata l'acqua in casa, sono uscita di corsa. Senza niente, pur di salvarmi la vita".

Sono state fughe disperate, sotto i colpi di mortaio sparati dai russi, questo lo raccontano tanti e non c'è motivo di dubitare delle loro parole. Circa 6mila persone sono già state evacuate, ne restano ancora molte da portare al sicuro. E man mano che passano le ore, ci si rende conto della vastità dei danni. Anche a nord della diga distrutta, nel tratto del Dnepr che parte dalla diga di Zaporizhzhia. Lì il livello del fiume si è abbassato, in molti tratti è quasi in asciutta e sono rimaste all'aria tonnellate di pesci agonizzanti o morti. Nessuno sa bene come smaltirli, ci sono altre emergenze, ma è stato diramato l'ordine di non mangiarli (questo nel tratto di fiume all'altezza di Maryanske, nella regione di Dnipro).

E se dalla centrale atomica di Enerhodar arrivano notizie rassicuranti (da parte russa, visto che l'impianto è nelle loro mani) sui livelli di radiazioni e sul raffreddamento dei reattori, un nuovo allarme si è diffuso su una nube tossica nella zona di Kupyansk, regione di Kharkiv, e precisamente nei boschi di Masutovka. Ieri il ministero della Difesa russo ha accusato "un gruppo di sabotatori ucraini" di aver fatto esplodere il gasdotto che trasportava l'ammoniaca dallo stabilimento di Togliattigrad fino al porto di Odessa, attraversando tutta l'Ucraina. Era uno dei grandi business della Russia, che esportava in tutto il mondo l'ammoniaca (base della produzione di fertilizzanti). Ma dall'inizio della guerra gli ucraini hanno chiuso il gasdotto. Lunedì, un'esplosione l'ha danneggiato. Martedì Zelensky ha spiegato che un colpo di artiglieria russo aveva colpito la condotta, in una zona di combattimenti continui, una cosiddetta zona "grigia". Un canale Telegram di propagandisti russi ha diffuso le immagini di una grande nuvola bianca che si alzava tra gli alberi, che potrebbero essere false. Kiev ha assicurato che non esiste alcuna nube, la situazione è sotto controllo, e ha aperto un'inchiesta.

E la Crimea, anche lì le cose stanno precipitando. Il crollo della diga e il calo dell'afflusso dell'acqua attraverso il canale Krimsky sta lasciando la penisola all'asciutto. La Crimea non ha risorse idriche proprie, e dipende da quell'acquedotto. Il governo filorusso ha garantito di avere riserve di acqua "all'80%", ma molti cittadini si lamentano della cattiva qualità dell'acqua, che in alcune zone "è verde a causa delle alghe". Certo è che a Eupatoria le autorità hanno già istituito il razionamento, e anche a Kerch. Molti scappano attraverso il ponte di Kerch, che ieri appariva intasato dal traffico in uscita. E per evitare queste fughe il governo locale ha deciso di razionare benzina e gasolio, e soprattutto di limitare i prelievi al bancomat. Sverbank ha messo un tetto di 300 rubli (circa 3 euro), e questo ha provocato scontento e rabbia che ancora rimbalzano sui canali Telegram dei cittadini. L'unica valvola di sfogo possibile, per far sapere al resto del mondo come si sta davvero, in una zona occupata come è la Crimea.