✕

La controffensiva ucraina arriva a venti chilometri oltre la prima linea russa

(ansa)
La battaglia è ripresa prima dell’alba: le avanguardie aggirano i capisaldi di Mosca ma subiscono gravi perdite di mezzi corazzati
3 minuti di lettura

Il grande attacco è ripreso alle tre di notte. Nella pianura di Zaporizhzhia non c’è modo di nascondere i movimenti: gli ucraini cercano di farsi scudo dell’oscurità per sfuggire all’artiglieria russa. Sono stati addestrati dagli istruttori Nato a sfruttare i visori per avanzare nel buio, scambiando sui tablet le immagini all’infrarosso colte dai droni. Così per il secondo giorno di fila unità corazzate si sono lanciate contro le linee difensive di Mosca.

Il grosso dei combattimenti avviene fino alle prime ore di luce, subito dopo l’alba. Poi le avanguardie di Kiev cercano di trincerarsi nel terreno conquistato e resistere alla reazione nemica. I tentativi di fare arrivare rinforzi a queste avanguardie inevitabilmente finiscono sotto i tiri dell’artiglieria russa, che ha inflitto perdite rilevanti. Un video mostra quattro cingolati e un tank esplodere nel giro di tre minuti. La distruzione di quaranta blindati…

Il grande attacco è ripreso alle tre di notte. Nella pianura di Zaporizhzhia non c’è modo di nascondere i movimenti: gli ucraini cercano di farsi scudo dell’oscurità per sfuggire all’artiglieria russa. Sono stati addestrati dagli istruttori Nato a sfruttare i visori per avanzare nel buio, scambiando sui tablet le immagini all’infrarosso colte dai droni. Così per il secondo giorno di fila unità corazzate si sono lanciate contro le linee difensive di Mosca.

Il grosso dei combattimenti avviene fino alle prime ore di luce, subito dopo l’alba. Poi le avanguardie di Kiev cercano di trincerarsi nel terreno conquistato e resistere alla reazione nemica. I tentativi di fare arrivare rinforzi a queste avanguardie inevitabilmente finiscono sotto i tiri dell’artiglieria russa, che ha inflitto perdite rilevanti. Un video mostra quattro cingolati e un tank esplodere nel giro di tre minuti. La distruzione di quaranta blindati e quattro carri armati nella giornata di giovedì vantata da alcuni canali filorussi non pare improbabile.

Le notizie sono confuse, con un silenzio totale da parte ucraina: in codice si chiama “opsec”, la massima segretezza intorno alle operazioni. Ma i blogger militari russi assieme a racconti di resistenze epiche descrivono diversi punti di crisi: l’elenco delle località investite dagli scontri permette di capire che l’assalto si è spinto questa mattina a quindici-venti chilometri dalle posizioni iniziali. Ora la lotta è su una linea che unisce Lobkove a Robotyne e Verbove. La situazione più seria pare essere nella prima località, più vicina alle rive del Dnipro.

Alle spalle di questi villaggi c’è una vasta terra di nessuno, con tanti capisaldi ancora in mano russa. Vengono sommersi di cannonate da giorni. Il 271mo reggimento di fanteria è sotto il fuoco da lunedì e non riceve rifornimenti, né rimpiazzi. Anche i comandi di Mosca faticano a gestire trasferimenti nella pianura, subito avvistati dai droni e bersagliati dai cannoni. In più le armi a lungo raggio ucraine martellano tutta la rete logistica russa: i razzi Himars e i missili Storm Shadow arrivano in profondità nelle retrovie, con esplosioni registrate da Tokmok al porto di Berdiansk, sul Mar d’Azov.

Finora gli ucraini hanno condotto solo movimenti di forze meccanizzate. Cingolati con a bordo la fanteria, protetti da pochi tank e autoblindo con mitragliere. Si spingono nel buio fino alla distanza di tiro dalle trincee, sparano per alcuni minuti e si ritirano. Ripetono la manovra più volte, rovesciando migliaia di proiettili sui rifugi russi già colpiti dall’artiglieria.

Quando si alza il sole, fanno scendere i soldati che cercano di eliminare i superstiti. Questo avviene simultaneamente in più punti, con ondate successive. Come se tentassero di inserire tanti cunei nella rete difensiva di Mosca, sperando poi farla crollare con una spallata finale quando i reparti saranno logori e senza munizioni.

Due sono le minacce più forti per gli ucraini. Anzitutto le mine, sparse un po’ ovunque: non a caso, in questi giorni stanno usando i veicoli speciali Mrap e Mastiff, donati da americani e britannici. Sono “bisonti” progettati per salvare le squadre a bordo dall’esplosione delle mine.

Molto insidiosi si stanno rivelando i missili antitank portatili Kornet, l’equivalente dei Javelin: i russi hanno imparato la lezione dell’assedio di Kiev e hanno occultato squadre controcarro nei boschetti, da dove intervengono contro le colonne d’assalto.

Gli scontri nella notte sono ripresi pure intorno a Bakhmut. La volontà ucraina di accerchiarla in una tenaglia è chiara. I russi hanno tentato di reagire, ma le truppe di Kiev sarebbero riuscite a procedere di alcuni chilometri. Sembra inevitabile che nel giro diqualche giorno Mosca sia costretta ad abbandonare la città, espugnata dai mercenari della Wagner con mesi di lotta.

Attualmente, gli ucraini non hanno ancora fatto entrare in azione la massa dei loro carri armati. Finora sono state avvistate unità di quattro delle nove brigate formate in vista della controffensiva, tutte agli ordini della Decima Armata. È probabile che attendano alcuni giorni, per logorare le difese e consolidare il controllo del terreno: l’ipotesi è che li muovano per scardinare il dispositivo protettivo creato dal generale Gerasimov.

I bastioni principali costruiti dai genieri di Mosca sono a venti chilometri dalla zona attuale degli scontri. E il comando russo sta rispondendo alle mosse di Kiev con una serie di iniziative. L’aviazione sgancia bombe plananti sulle ridotte dove si appostano le avanguardie mentre ci sono attacchi missilistici contro i depositi di tutta l’Ucraina. In più ci sono indicazioni di un attacco nella zona di Marinka e Adviika, a nord di Donetsk, per prendere alle spalle la manovra ucraina.

Non si era mai vista una battaglia così grande e violenta in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Forse solo la fase iniziale dell’offensiva terrestre della Tempesta del Deserto nel 1991 ha coinvolto più uomini e mezzi. Ma l’attacco ucraino è solo all’inizio e abbiamo davanti settimane di fuoco.