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Cosa sappiamo sull'incriminazione di Trump e cosa succede ora

(reuters)
L'ex presidente lo ha appreso dai suoi legali e lo ha annunciato lui stesso attraverso il suo social Truth: “Caccia alle streghe. Sono innocente". Ecco quali sono le accuse, i rischi, le conseguenze e la figura del super procuratore Jack Smith
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L’ex presidente americano Donald Trump è stato formalmente incriminato in relazione ai documenti classificati che ha portato via dalla Casa  Bianca al termine del suo mandato. Lo ha appreso dai suoi legali ed annunciato lui stesso via social: “La corrotta Amministrazione Biden ha informato il mio avvocato che sono stato incriminato per via della bufala degli scatoloni. Non avrei mai ritenuto possibile che una cosa così potesse accadere a un ex presidente degli Stati Uniti. Sono innocente", ha scritto su Truth. Dovrà presentarsi di fronte alla corte federale a Miami martedì alle 15.

Donald Trump era già stato incriminato a New York a Marzo. Cosa c’è di nuovo?

L’incriminazione di New York riguardava 34 capi d'accusa, tutti reati statali: il più grave era quello di aver pagato con fondi della campagna elettorale violando le regole dello Stato, la pornostar Stormy Daniels per comprarne il silenzio su …

L’ex presidente americano Donald Trump è stato formalmente incriminato in relazione ai documenti classificati che ha portato via dalla Casa  Bianca al termine del suo mandato. Lo ha appreso dai suoi legali ed annunciato lui stesso via social: “La corrotta Amministrazione Biden ha informato il mio avvocato che sono stato incriminato per via della bufala degli scatoloni. Non avrei mai ritenuto possibile che una cosa così potesse accadere a un ex presidente degli Stati Uniti. Sono innocente", ha scritto su Truth. Dovrà presentarsi di fronte alla corte federale a Miami martedì alle 15.

Donald Trump era già stato incriminato a New York a Marzo. Cosa c’è di nuovo?

L’incriminazione di New York riguardava 34 capi d'accusa, tutti reati statali: il più grave era quello di aver pagato con fondi della campagna elettorale violando le regole dello Stato, la pornostar Stormy Daniels per comprarne il silenzio su una loro vecchia relazione. Ma le accuse riguardano anche la rendicontazione delle spese elettorali e la falsificazione dei bilanci. Questa è invece la prima volta nella storia degli Stati Uniti che un ex presidente si trova a dover affrontare un'incriminazione per reati federali e non statali. Ovvero crimini che “oltrepassano i confini statali e sono attuati contro funzionari, istituzioni, governi”. Si tratta di una indagine supervisionata dal procuratore speciale Jack Smith su richiesta del Dipartimento di Giustizia. La richiesta di rinvio a giudizio è stata portata di fronte a un grand jury che, evidentemente convinto della fondatezza delle accuse, ha emanato un indictment, ossia un formale atto di accusa contro l’ex presidente. Se si arriverà a processo e Trump sarà riconosciuto colpevole, rischia il carcere.

Quali sono i capi d’accusa?

I capi d’ accusa  formalizzati contro di lui in relazione alla mancata restituzione dei documenti classificati al termine del suo mandato alla Casa Bianca non sono stati ufficialmente resi noti. Ma, secondo quanto anticipato stanotte dagli avvocati di Trump ai media americani, sarebbero sette. Fra questi c'è la violazione dell’ "Espionage Act", la legge sullo spionaggio (che non significa però che l'ex presidente sia una spia) in correlazione alla conservazione illegale di informazioni classificate e sensibili. E poi la violazione del "Presidential Record Act" che impone a tutti gli ex inquilini della Casa Bianca di consegnare i documenti prodotti nel corso del loro mandato. E poi "l’ostruzione della giustizia". E ancora cospirazione e false dichiarazioni.

In che modo Trump avrebbe “ostruito la giustizia”?

L'indagine aperta più di un anno fa non riguardava solo i documenti portati via dalla Casa Bianca, ma anche l'aver volutamente ignorato la richiesta formale di restituire tutto il materiale classificato ancora in suo possesso. E la possibile ostruzione degli sforzi dell'Fbi per fare in modo che i documenti andassero alla National Archives and Records Administration, cui legalmente appartengono. In un primo momento, nel gennaio dello scorso anno, Trump ha infatti restituito 15 scatoloni con oltre 200 documenti classificati. Sollecitato successivamente, lo staff di Trump ha in seguito restituito un'altra trentina di documenti e una lettera in cui si garantiva che, dopo ricerca accurata, questo era tutto ciò che era saltato fuori. Una "soffiata" arrivata da una talpa quasi certamente interna al suo staff ha poi portato a una perquisizione lo scorso agosto dove si è scoperto che conservava ben 300 altri file riservati.

Cosa c’era in quei documenti?

Solo il contenuto di alcuni è noto. Di sicuro c’erano le lettere ricevute dal dittatore nordcoreano Kim Jong-un che Trump ha sempre detto di aver conservato per motivi "sentimentali". Ma si parla anche di piani d’attacco nei confronti dell’Iran. E perfino di un dossier sul presidente francese Emmanuel Macron.

L'ex presidente era effettivamente a conoscenza di quel che rischiava?

Secondo quanto emerso nei giorni scorsi da un’inchiesta di Cnn i procuratori federali avrebbero in mano la registrazione audio di un incontro con due autori che stanno lavorando all’autobiografia dell'ex capo dello staff di Trump, Mark Meadows (presenti anche altre persone) avvenuto dell'estate 2021: dove Trump ammette di aver conservato almeno un documento classificato del Pentagono su un potenziale attacco all'Iran. Schiacciante prova sulla consapevolezza dell’ex presidente rispetto al valore del materiale classificato portato con sé. A registrare la conversazione sarebbe stata Margo Martin: non certo con l’intento di mettere nei guai quello che è tuttora il suo boss, visto che la donna è stata a lungo vicedirettrice delle comunicazioni del Save America Pac di Trump e ora è impegnata nella campagna 2024. Il file sarebbe stato ritrovato in uno dei suoi device fatti analizzare dai pubblici ministeri, che l’aveva convocata già a marzo davanti al gran giurì.

Cosa succede ora?

Gli uomini dei Servizi segreti incontreranno lo staff di Trump già nelle prossime ore per definire le  modalità del suo arrivo al tribunale di Miami dove è atteso martedì alle 3 del pomeriggio, le nove di sera in Italia. Sottoposto a procedimento penale sarà innanzitutto arraigned, ossia posto di fronte alla richiesta di dichiararsi colpevole o innocente.

Chi è il procuratore speciale Jack Smith che ha supervisionato l’indagine?

Già procuratore capo della Corte penale internazionale dell'Aja, dove ha indagato sui crimini di guerra in Kosovo, Smith, 54 anni, è stato scelto lo scorso novembre dal ministro della Giustizia Merrick Garland per occuparsi delle indagini su Trump, così da isolare il suo Dipartimento da accuse e sospetti di perseguitare politicamente un rivale di Joe Biden nel 2024. Al momento della nomina aveva assicurato che si sarebbe mosso velocemente e, notano alcuni suoi ex colleghi, ha mantenuto la promessa confermando l'approccio che ha da sempre definito il suo metodo di lavoro. Laureato a Harvard, politicamente indipendente, è un veterano del dipartimento di Giustizia, dove ha guidato la sezione "Integrità pubblica". Ha anche lavorato come procuratore statale e federale a New York e in Tennessee. In passato ha seguito casi di alto profilo, mettendo sotto accusa, tra gli altri, l'allora governatore della Virginia, Bob McDonnell, e il deputato Rick Renzi, entrambi repubblicani.

Cosa farà Donald Trump ora?

I suoi programmi elettorali per ora restano invariati e sabato terrà i due comizi elettorali in programma. Nella serata di ieri ha però riunito i suoi fedelissimi nel golf club di Bedminster, in New Jersey, a quanto pare fuorioso perché i suoi legali gli avevano fino a quel momento assicurato che l'incriminazione non ci sarebbe stata. In un video di 4 minuti ha comunque già delineato la sua posizione, la solita, dichiarandosi un perseguitato: “È la più grande caccia alle streghe della storia, lo fanno perché sono in testa ai sondaggi elettorali, vogliono falsare le prossime elezioni". La situazione è di sicuro senza precedenti. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha sempre sostenuto di volersi tenere alla larga dall'inchiesta avviata dal dipartimento Giustizia, ma non c'e' dubbio che Trump accuserà Biden di volerlo far fuori dalla corsa. Un tema che potrebbe rivelarsi decisivo per alimentare la raccolta fondi e finanziare la campagna del tycoon. Un'ora dopo la notizia dell'incriminazione, la sua campagna presidenziale ha infatti inviato una email ai sostenitori, chiedendo donazioni. "Stiamo assistendo alla morte sotto i nostri occhi della Repubblica".

La nuova incriminazione peserà sulla corsa per la Casa Bianca?

Né l’apertura di un processo nei suoi confronti, e nemmeno una sua eventuale condanna possono impedirgli di correre quale candidato presidenziale nel 2024, e assumere la relativa carica qualora dovesse risultare vincitore. E questo è vero anche se dovesse finire in carcere, ipotesi comunque improbabile vista l'età e il ruolo. La Costituzione americana prevede solo tre requisiti necessari per la candidatura alla carica di presidente: la cittadinanza per nascita, la residenza negli Stati Uniti da almeno 14 anni e l’età minima di 35 anni. Nessun altro requisito può essere aggiunto a quei tre, neppure per legge del Congresso. Lo stabilì la Corte Suprema nel 1969, quando il deputato Adam Clayton Powell Jr. vinse la sua causa contro un Congresso che lo voleva escludere dal seggio parlamentare conquistato, perché ritenuto responsabile di aver usato fondi del Congresso a suo vantaggio e falsificato i relativi resoconti. "Il Congresso non ha il potere di alterare le qualificazioni stabilite dal testo della Costituzione" fu stabilito. Va aggiunto che finora i problemi di Trump con la giustizia non hanno mai pesato sul giudizio dei suoi sostenitori. Potrebbero però avere un impatto sugli indecisi

Ci sono altre possibili incriminazioni all’orizzonte?

Sì. Fra le indagini supervisionate da Smith ci sono le inchieste sull’assalto al Campidoglio dello scorso 6 gennaio 2021 e quella condotta in Georgia sul tentativo di falsare i risultati elettorali, quando con una telefonata (registrata e in mano agli investigatori) The Donald chiese al locale Segretario di stato Brad Raffensperger - che rifiutò - di trovare 11 mila voti mancati per ribaltare il voto. A marzo prossimo ci sarà invece il processo a Manhattan per le accuse riguardanti il pagamento a Stormy Daniels.

Come hanno reagito i repubblicani?

Diversi big, compreso lo Speaker della Camera, Kevin McCarthy, hanno criticato l'accusa pur senza esagerare in difesa dell'accusato: "Tutti gli americani che credono nello stato di diritto sono dalla parte di Trump di fronte a questa grave ingiustizia", ha affermato parlando di "sfacciata strumentalizzazione della giustizia". Anche il governatore della Florida e rivale di Trump nella corsa alla nomination repubblicana del 2024, Ron DeSantis, si è espresso. "Siamo testimoni da anni di come la giustizia venga applicata in modo diseguale, a seconda dell'appartenenza politica", ha scritto su Twitter.