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Piantedosi, l’illusione dei rimpatri per arginare l’ondata di sbarchi

Il ministro degli Interni Matteo Piantedosi (ansa)
Sono già 53mila gli arrivi. L’obiettivo è triplicare il numero di migranti illegali rimandati nei Paesi d’origine  
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ROMA — Più di 53mila arrivi, con lo spettro che a fine anno si sfondi quota 150mila. Un incubo per il governo che aveva promesso ai suoi elettori di bloccare i flussi migratori e di costringere l’Europa a condividerne il peso. Se non si riesce a fermare le partenze, se il meccanismo di redistribuzione è miseramente fallito (solo 1.500 i ricollocamenti effettuati sugli 8.000 previsti), allora l’unica strada per alleggerire la pressione migratoria sull’Italia è quella dei rimpatri, anche nei Paesi di transito, almeno in quelli ritenuti sicuri.

Ed è l’unica arma con cui Matteo Piantedosi si prepara ad affrontare un’estate di sbarchi che si preannuncia estremamente impegnativa. I 3.250 arrivi della prima settimana di giugno confermano che il rallentamento di maggio che Giorgia Meloni aveva interpretato come esito dei nuovi accordi con Tunisia e Libia è stato dovuto solo al forte maltempo che ha impedito le partenze. C…

ROMA — Più di 53mila arrivi, con lo spettro che a fine anno si sfondi quota 150mila. Un incubo per il governo che aveva promesso ai suoi elettori di bloccare i flussi migratori e di costringere l’Europa a condividerne il peso. Se non si riesce a fermare le partenze, se il meccanismo di redistribuzione è miseramente fallito (solo 1.500 i ricollocamenti effettuati sugli 8.000 previsti), allora l’unica strada per alleggerire la pressione migratoria sull’Italia è quella dei rimpatri, anche nei Paesi di transito, almeno in quelli ritenuti sicuri.

Ed è l’unica arma con cui Matteo Piantedosi si prepara ad affrontare un’estate di sbarchi che si preannuncia estremamente impegnativa. I 3.250 arrivi della prima settimana di giugno confermano che il rallentamento di maggio che Giorgia Meloni aveva interpretato come esito dei nuovi accordi con Tunisia e Libia è stato dovuto solo al forte maltempo che ha impedito le partenze. Che sono riprese a ritmo incessante su Lampedusa e sulle coste ioniche.

E dunque, prepararsi a gestire l’accoglienza distribuendo i migranti in tutte le regioni possibilmente senza far ricorso a tendopoli e container (come continuano a paventare diversi prefetti che non riescono a trovare nuove strutture disponibili) ma soprattutto mettere in piedi quel meccanismo di rimpatrio immediato dei migranti che provengono dai cosiddetti Paesi sicuri o che in Paesi sicuri, anche se non sono quelli loro d’origine, hanno transitato per un minimo di tempo da far ipotizzare quella che Piantedosi ha definito “connessione”. Ad esempio la Tunisia, Paese da cui è partita la maggior parte dei migranti sbarcati quest’anno in Italia, quasi tutti però di origine subsahariana.

La strada dei respingimenti alla frontiera dei migranti che non hanno i requisiti per lo status di rifugiato è destinata però a scontrarsi con le difficoltà di sempre: costi altissimi per i voli e per il personale da impiegare per ogni migrante da rimpatriare, procedure di riconoscimento dei migranti lunghe e farraginose.

E però il Viminale intende provarci guardando a numeri che potrebbero triplicare la media (circa 3.500) di coloro che ogni anno si riesce a rimandare indietro: sono infatti almeno 11mila le persone già sbarcate nel 2023 provenienti da due dei 25 Paesi che l’Italia ritiene sicuri, 7.500 gli ivoriani, 3.500 i tunisini. Molti di più, però, se si considera tutti gli altri transitati da Tunisia o Marocco.

L’Italia proverà a rispedirli a casa con procedure alla frontiera semplificate, senza neanche farli passare dai centri di accoglienza. Per questo tra i compiti in cima alla lista del commissario per l’emergenza immigrazione, il prefetto Valerio Valenti, c’è la creazione negli stessi hotspot in Sicilia, in Calabria, in Puglia ma probabilmente anche in Friuli Venezia Giulia per la rotta balcanica, di aree di trattenimento dove ospitare, per non più di 4 settimane, i migranti economici che si vuole provare a rimpatriare subito.

La prima dovrebbe essere realizzata nell’hotspot di Lampedusa adesso sotto la gestione della Croce Rossa, la seconda probabilmente a Crotone. Il tutto nell’attesa di realizzare (ma al momento non esiste neanche una previsione di possibili località) i nuovi centri per i rimpatri (uno per regione) di cui si favoleggia da molti anni.

C’è poi il punto dolente dei soccorsi in mare e lo spettro di ulteriori naufragi. Il 2023 rischia di essere l’anno record anche per le morti sulla rotta del Mediterraneo centrale, già 1.030 quelle accertate dall’Oim che ha lanciato un nuovo allarme sui naufragi fantasma ritenendo che questo numero di vittime (il più alto dal 2017) sia da considerarsi e di molto per difetto.