Una controffensiva lungo tre direzioni. Ma Mosca resiste
di Gianluca Di FeoLa controffensiva di Kiev cambia passo, investendo con un assalto pesantissimo l’intera linea russa. Una battaglia campale più violenta di tutte quelle viste dall’inizio dell’invasione, con diciotto ore di combattimenti accaniti che hanno coinvolto centinaia di mezzi corazzati e decine di cacciabombardieri.
Molto prima dell’alba unità meccanizzate di quattro brigate ucraine si sono lanciate contro le postazioni di Mosca, aprendo uno scontro durato fino al tramonto. Le perdite sarebbero gravi, per entrambi gli schieramenti. L’esito incerto, con la propaganda del Cremlino che dichiara di avere respinto i nemici e i blogger militari russi che forniscono un quadro in chiaroscuro, tra eroiche resistenze e caposaldi spazzati via.
Gli ucraini hanno tentato una Blitzkrieg in miniatura, usando le tattiche della guerra di movimento apprese dagli istruttori della Nato. Hanno chiuso per ore le difese russe in una doppia muraglia di fuoco: uno sbar…
La controffensiva di Kiev cambia passo, investendo con un assalto pesantissimo l’intera linea russa. Una battaglia campale più violenta di tutte quelle viste dall’inizio dell’invasione, con diciotto ore di combattimenti accaniti che hanno coinvolto centinaia di mezzi corazzati e decine di cacciabombardieri.
Molto prima dell’alba unità meccanizzate di quattro brigate ucraine si sono lanciate contro le postazioni di Mosca, aprendo uno scontro durato fino al tramonto. Le perdite sarebbero gravi, per entrambi gli schieramenti. L’esito incerto, con la propaganda del Cremlino che dichiara di avere respinto i nemici e i blogger militari russi che forniscono un quadro in chiaroscuro, tra eroiche resistenze e caposaldi spazzati via.
Gli ucraini hanno tentato una Blitzkrieg in miniatura, usando le tattiche della guerra di movimento apprese dagli istruttori della Nato. Hanno chiuso per ore le difese russe in una doppia muraglia di fuoco: uno sbarramento di cannonate sulla prima linea, i lanci di precisione dei razzi Himars sulle retrovie.
Sotto questa cupola di proiettili, le colonne d’assalto sono partite da direzioni diverse convergendo sugli obiettivi. Si sono mosse lungo i percorsi individuati dagli esploratori nelle scaramucce iniziate lunedì scorso, cercando nell’oscurità di evitare i campi minati. Si sono tenute lontane dalle fortificazioni più munite, investendo i punti deboli, presi di mira anche dai loro jet Sukhoi 25: spesso i blindati sono andati alla carica contro le trincee, per poi ritirarsi e tornare a farsi sotto dopo mezz’ora. Ovunque i russi avrebbero opposto una resistenza ostinata, sostenuta per la prima volta dal massiccio intervento dell’aviazione.
L’attacco più violento è concentrato verso Orekhov, contro cui si sarebbero diretti numerosi squadroni ucraini, con più ondate. Qui sarebbero riusciti a conquistare alcune colline, respingendo la reazione russa, e ad avanzare per dieci-quindici chilometri aggirando alcuni villaggi rimasti nelle mani dei nemici.
La ferocia della lotta avrebbe causato molti morti e la distruzione di parecchi blindati, tutti di produzione occidentale: per la prima volta uno dei Leopard 2 forniti dalla Germania è andato in fiamme. Il baricentro dell’operazione sembra essere Tokmak: una cittadina che dista 65 chilometri da Melitopol, l’obiettivo strategico per spezzare in due i territori annessi dai russi e poter minacciare la Crimea.
Gli ucraini vogliono chiudere in una tenaglia la città espugnata dalla Wagner, ottenendo risultati soprattutto a Nord dove sembrano vicini a tagliare l’autostrada M03. Il comando di Mosca potrebbe essere obbligato presto a ordinare il ripiegamento da Bakhmut per non finire in trappola. In questo caso, gli ucraini cercano un successo politico con la riconquista dell’unico grande centro perso negli scorsi mesi.