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Una controffensiva lungo tre direzioni. Ma Mosca resiste

(ansa)
Combattimenti feroci con tank e caccia. In fiamme il primo Leopard tedesco. L’obiettivo strategico è la riconquista di Melitopol e Mariupol
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La controffensiva di Kiev cambia passo, investendo con un assalto pesantissimo l’intera linea russa. Una battaglia campale più violenta di tutte quelle viste dall’inizio dell’invasione, con diciotto ore di combattimenti accaniti che hanno coinvolto centinaia di mezzi corazzati e decine di cacciabombardieri.

Molto prima dell’alba unità meccanizzate di quattro brigate ucraine si sono lanciate contro le postazioni di Mosca, aprendo uno scontro durato fino al tramonto. Le perdite sarebbero gravi, per entrambi gli schieramenti. L’esito incerto, con la propaganda del Cremlino che dichiara di avere respinto i nemici e i blogger militari russi che forniscono un quadro in chiaroscuro, tra eroiche resistenze e caposaldi spazzati via.

Gli ucraini hanno tentato una Blitzkrieg in miniatura, usando le tattiche della guerra di movimento apprese dagli istruttori della Nato. Hanno chiuso per ore le difese russe in una doppia muraglia di fuoco: uno sbar…

La controffensiva di Kiev cambia passo, investendo con un assalto pesantissimo l’intera linea russa. Una battaglia campale più violenta di tutte quelle viste dall’inizio dell’invasione, con diciotto ore di combattimenti accaniti che hanno coinvolto centinaia di mezzi corazzati e decine di cacciabombardieri.

Molto prima dell’alba unità meccanizzate di quattro brigate ucraine si sono lanciate contro le postazioni di Mosca, aprendo uno scontro durato fino al tramonto. Le perdite sarebbero gravi, per entrambi gli schieramenti. L’esito incerto, con la propaganda del Cremlino che dichiara di avere respinto i nemici e i blogger militari russi che forniscono un quadro in chiaroscuro, tra eroiche resistenze e caposaldi spazzati via.

Gli ucraini hanno tentato una Blitzkrieg in miniatura, usando le tattiche della guerra di movimento apprese dagli istruttori della Nato. Hanno chiuso per ore le difese russe in una doppia muraglia di fuoco: uno sbarramento di cannonate sulla prima linea, i lanci di precisione dei razzi Himars sulle retrovie.

Sotto questa cupola di proiettili, le colonne d’assalto sono partite da direzioni diverse convergendo sugli obiettivi. Si sono mosse lungo i percorsi individuati dagli esploratori nelle scaramucce iniziate lunedì scorso, cercando nell’oscurità di evitare i campi minati. Si sono tenute lontane dalle fortificazioni più munite, investendo i punti deboli, presi di mira anche dai loro jet Sukhoi 25: spesso i blindati sono andati alla carica contro le trincee, per poi ritirarsi e tornare a farsi sotto dopo mezz’ora. Ovunque i russi avrebbero opposto una resistenza ostinata, sostenuta per la prima volta dal massiccio intervento dell’aviazione.

La situazione è confusa. Ma emergono con chiarezza le tre direttrici scelte in questa fase dai generali di Kiev. Quella più calda è la zona di Zaporizhzhia, l’unica dove possono cercare di superare le fortificazioni russe senza l’ostacolo del Dnepr. La diga distrutta si trova più a sud e adesso quest’area è un passaggio quasi obbligato: gli allagamenti hanno creato un’enorme palude nella parte meridionale del fiume, dove il dedalo di isole in prossimità dell’estuario offriva una possibile alternativa per la controffensiva. Ora invece un muro d’acqua impedisce qualsiasi iniziativa dei mezzi pesanti.

L’attacco più violento è concentrato verso Orekhov, contro cui si sarebbero diretti numerosi squadroni ucraini, con più ondate. Qui sarebbero riusciti a conquistare alcune colline, respingendo la reazione russa, e ad avanzare per dieci-quindici chilometri aggirando alcuni villaggi rimasti nelle mani dei nemici.

La ferocia della lotta avrebbe causato molti morti e la distruzione di parecchi blindati, tutti di produzione occidentale: per la prima volta uno dei Leopard 2 forniti dalla Germania è andato in fiamme. Il baricentro dell’operazione sembra essere Tokmak: una cittadina che dista 65 chilometri da Melitopol, l’obiettivo strategico per spezzare in due i territori annessi dai russi e poter minacciare la Crimea.

L’altra manovra chiave pare essere quella che ha travolto Vodiane nel Donetsk: basta dare un’occhiata alla mappa per rendersi conto che punta su Mariupol, il porto sul Mare d’Azov e altro centro logistico fondamentale per rifornire lo schieramento russo. Di natura diversa la doppia battaglia disputata intorno a Bakhmut.

Gli ucraini vogliono chiudere in una tenaglia la città espugnata dalla Wagner, ottenendo risultati soprattutto a Nord dove sembrano vicini a tagliare l’autostrada M03. Il comando di Mosca potrebbe essere obbligato presto a ordinare il ripiegamento da Bakhmut per non finire in trappola. In questo caso, gli ucraini cercano un successo politico con la riconquista dell’unico grande centro perso negli scorsi mesi.

Nei prossimi giorni lo stato maggiore del presidente Volodymyr Zelensky tenterà di giocare le carte dell’inganno e della sorpresa, mettendo in scena diversivi e raid. Ma la geografia non permette molte varianti e il generale Gerasimov ha schierato le sue forze in campi trincerati, studiati per rispondere colpo su colpo. Gli ucraini al tramonto di ieri sono arrivati a cento chilometri da Mariupol e da Melitopol: in questo spazio si deciderà il destino del conflitto. E forse il futuro dell’intera Europa.