Dopo l’acqua, le bombe. Tiro a segno russo sui soccorritori del Dnepr
dalla nostra inviata Brunella GiovaraMYKOLAIV - Alle 14 precise cominciano a sparare. Non che prima si fossero astenuti dal tirassegno. Ma alle 14 i russi sparano con i mortai e nel bersaglio ci sono i disgraziati di Kherson, che è gente già sul punto di annegare, e con loro i soccorritori, che sono per lo più civili, poliziotti, volontari, infermieri.
Si può ben dire che Kherson è una città in ginocchio, affondata nella melma della piena del Dnepr, provocata dall'esplosione della diga di Nova Kakhovka. L'acqua arriva ai tetti e su alcuni tetti ci sono persone da salvare. I soccorsi arrivano sui gommoni, ma è tutto molto difficile e quasi impossibile, se il nemico approfitta del momento tragico per darti il colpo di grazia.
Così ieri è morta una donna. Stava per annegare, nella piazza Korabel completamente allagata, ed è arrivato il colpo che ha anche ferito in modo grave un agente di polizia e un volontario, e di striscio altre sette per…
MYKOLAIV - Alle 14 precise cominciano a sparare. Non che prima si fossero astenuti dal tirassegno. Ma alle 14 i russi sparano con i mortai e nel bersaglio ci sono i disgraziati di Kherson, che è gente già sul punto di annegare, e con loro i soccorritori, che sono per lo più civili, poliziotti, volontari, infermieri.
Si può ben dire che Kherson è una città in ginocchio, affondata nella melma della piena del Dnepr, provocata dall'esplosione della diga di Nova Kakhovka. L'acqua arriva ai tetti e su alcuni tetti ci sono persone da salvare. I soccorsi arrivano sui gommoni, ma è tutto molto difficile e quasi impossibile, se il nemico approfitta del momento tragico per darti il colpo di grazia.
Così ieri è morta una donna. Stava per annegare, nella piazza Korabel completamente allagata, ed è arrivato il colpo che ha anche ferito in modo grave un agente di polizia e un volontario, e di striscio altre sette persone. E per poco non ha ammazzato il rabbino capo di Kiev e Ucraina, incontrato pochi giorni fa nella capitale dopo l'uccisione di una bambina di 9 anni, e diceva "che i russi sono criminali, uccidono i civili".
Ieri Moshe Reuven Azman era a Kherson, "abbiamo nuotato per salvare la gente", stava giusto raccontando in diretta Facebook quando sono arrivati i primi colpi. La situazione è questa e andrà avanti ancora, fino a quando gli occupanti della riva sinistra del fiume non riusciranno più a raggiungere Kherson con il loro tiro.
E ieri mattina è arrivato anche il presidente Volodymyr Zelensky, a Kherson, per rendersi conto di persona della situazione, e promettere una ricostruzione veloce, un "risarcimento per i residenti colpiti dal disastro. Dobbiamo proteggere le vite, aiutare le persone il più possibile".
L'evacuazione degli altri è in corso, gli sfollati vengono caricati sugli autobus e sui pulmini gialli delle scuole, portati nei centri di raccolta.
Alla stazione di Mykolaiv si ritrovano famiglie che hanno perso tutto, e non per modo di dire, come quella di Roman e Helena, con le tre figlie: Valeria, Veronika e Viktoria, due mesi appena, che non sa niente di guerra e alluvioni ma strilla disperata lo stesso. La madre mostra il video sul cellulare: "Vedi, questa è la mia casa. E quella è la mia bandiera", piantata nel giardino, l'acqua arriva a toccarla. "Mia madre si è salvata per miracolo, adesso è con noi, affitteremo una casa e aspetteremo che le acque si ritirino. Torneremo, certo. Ma a me viene da piangere. Niente sarà recuperabile".