L'autostrada dei droni iraniani che punta verso Kiev
dalla nostra inviata Brunella GiovaraEsiste un’”autostrada” dei droni, che parte dal mare d’Azov e punta verso Kiev: gli Shahed iraniani decollano da una base dove ci sono gli istruttori iraniani, incaricati di insegnare ai russi come si usano queste armi, e i risultati della partnership si vedono.
Il percorso è tortuoso, prima un lungo tragitto verso Ovest, poi una virata verso nord. Nella notte tra giovedì e venerdì un attacco diretto alla capitale è stato per lo più intercettato nel cielo sopra Odessa. “Noi siamo la linea del Rubicone…”, spiegano al Comando militare Sud, che sovrintende l’enorme area che va dal confine con la Moldavia fino a Zaporizhzhia.
“Dobbiamo abbatterne il più possibile, prima che riescano a volare oltre”, e in quella notte ne sono stati lanciati 35, più 8 missili di vario tipo. Venti gli Shahed colpiti, e 2 missili. Gli altri sono andati a bersaglio, in un attacco che è ini…
Esiste un’”autostrada” dei droni, che parte dal mare d’Azov e punta verso Kiev: gli Shahed iraniani decollano da una base dove ci sono gli istruttori iraniani, incaricati di insegnare ai russi come si usano queste armi, e i risultati della partnership si vedono.
Il percorso è tortuoso, prima un lungo tragitto verso Ovest, poi una virata verso nord. Nella notte tra giovedì e venerdì un attacco diretto alla capitale è stato per lo più intercettato nel cielo sopra Odessa. “Noi siamo la linea del Rubicone…”, spiegano al Comando militare Sud, che sovrintende l’enorme area che va dal confine con la Moldavia fino a Zaporizhzhia.
“Dobbiamo abbatterne il più possibile, prima che riescano a volare oltre”, e in quella notte ne sono stati lanciati 35, più 8 missili di vario tipo. Venti gli Shahed colpiti, e 2 missili. Gli altri sono andati a bersaglio, in un attacco che è iniziato alle 23 ed è finito alle 5, in 4 ondate successive. Gli effetti: 3 morti, alla periferia di Odessa, e 27 feriti, in un quartiere che a quell’ora era pieno di gente che cercava un po’ di fresco nei giardini pubblici.
Gli americani hanno spiegato giusto venerdì (un documento diffuso da Reuters) che la Russia ha ricevuto centinaia di droni dall’Iran, che li costruisce e li spedisce a destinazione via nave attraverso il mar Caspio, fino al porto di Makhachkala, nella Repubblica del Daghestan. Da qui vengono distribuiti nella base russa di Primorsko-Aktarsk, sul mare d’Azov (oppure a nord, in quella di Seshcha, ai confini con la Bielorussia).
“A partire da maggio gli attacchi sono quasi esclusivamente notturni”, spiegano i militari ucraini. “Una tecnica che si usava già all’epoca dell’Inquisizione, per impedire il sonno alle persone” e fiaccarne la resistenza. Qualche mese fa “abbiamo distrutto il comando operativo dei dronisti russi, in Crimea, e quindi la loro base di lancio è stata spostata sulla costa orientale del mare d’Azov".
La velocità impedisce quasi sempre che scattino gli allarmi nelle città, e così è stato anche la scorsa notte: nessun allarme, solo le prime esplosioni della contraerea. Solo dopo il primo attacco le sirene hanno iniziato a suonare, e la gente di Odessa ha cercato riparo.