NEW YORK - Il Dipartimento di Stato invita Roma a rivedere la sua partecipazione alla nuova Via della Seta, dicendo a Repubblica di essere "fiducioso che il governo italiano sia pienamente consapevole delle preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo ad alcune azioni della Repubblica popolare".
Si tira fuori invece dalla questione degli aiuti alla Tunisia, sollecitando a cercare le risposte dal Fondo monetario internazionale, dove però fonti autorevoli spiegano al nostro giornale che "al momento non ci sono passi nuovi concreti per portare all'approvazione dell'Executive Board la Extended Fund Facility", ossia l'assistenza finalizzata ad evitare il collasso economico del Paese nordafricano da cui rischia di partire un'ondata di migrazioni verso le nostre coste.
NEW YORK - Il Dipartimento di Stato invita Roma a rivedere la sua partecipazione alla nuova Via della Seta, dicendo a Repubblica di essere "fiducioso che il governo italiano sia pienamente consapevole delle preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo ad alcune azioni della Repubblica popolare".
Si tira fuori invece dalla questione degli aiuti alla Tunisia, sollecitando a cercare le risposte dal Fondo monetario internazionale, dove però fonti autorevoli spiegano al nostro giornale che "al momento non ci sono passi nuovi concreti per portare all'approvazione dell'Executive Board la Extended Fund Facility", ossia l'assistenza finalizzata ad evitare il collasso economico del Paese nordafricano da cui rischia di partire un'ondata di migrazioni verso le nostre coste.
Domani il titolare della Farnesina vede nell'ordine il segretario dell'Oas Luis Almagro, la rappresentante Usa per i commerci Katherine Tai, il segretario di Stato Antony Blinken e la direttrice dell'Fmi Kristalina Georgieva. Martedì parla all'Atlantic Council e poi va in Congresso.
Esauditi gli obblighi della cortesia diplomatica, Foggy Bottom chiarisce senza ombra di dubbio cosa si aspetta: "Siamo fiduciosi che il governo italiano sia pienamente consapevole delle preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo ad alcune azioni della Repubblica popolare.
La storia della Belt and Road Initiative di finanziamenti opachi, risultati unilaterali a vantaggio della Cina, e potenziali rischi per la sicurezza nazionale, dovrebbero attirare l'attenzione di qualsiasi potenziale partner". Roma lo ha capito, ma sta cercando il modo di uscire dalla Bri senza compromettere l'intero rapporto commerciale con Pechino.
Primo, serve che altri membri forniscano risorse per renderlo sostenibile, e qui ci sono movimenti; secondo, il beneficiato deve impegnarsi su un pacchetto di riforme che rafforzi la crescita, e qui invece il presidente Kais Saied continua a frenare. Roma spera che il ritorno oggi di Meloni a Tunisi con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, e gli incontri di Tajani a Washington domani, sblocchino il dossier.