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Un videogioco ribalta i ruoli tra Aztechi e Conquistadores. Ma la destra spagnola se ne appropria

"Ecumene Aztec", atteso nel 2025, fa vestire i panni di chi difendeva l'antica capitale Tenochtitlàn. Grazie a una svista amministrativa, ambienti vicino a Vox sono riusciti a impossessarsi del dominio, e a occuparlo
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Il videogioco non sarà disponibile prima del 2025, ma la sua anteprima proposta sul web ha già provocato polemiche, divisioni e un "furto" del dominio, che per una svista sul rinnovo lo ha consegnato nelle mani dell'estrema destra spagnola. 

Fa rumore l'irruzione nel vasto mondo dei gamers l'arrivo di Ecumene Aztec, ultimo gioiellino informatico prodotto dallo studio polacco Gaintscraft e immesso sul mercato solo con alcuni frames di presentazione. Si tuffa nella storia e ripropone la conquista dell'esercito della Corona spagnola dell'allora Impero Mexica, l'attuale Messico, e in particolare della grande Tenochtitlàn. Ma lo fa trasfigurando la narrazione storica, capovolge il ruolo dei cattivi e dei buoni. Una sorta di riscatto digitale per i soprusi, le vendette, i tradimenti e le violenze subiti dagli aztechi da parte dei soldati di Hernán Cortés durante l'anno 1521. 

Nel gioco sei un guerriero…

Il videogioco non sarà disponibile prima del 2025, ma la sua anteprima proposta sul web ha già provocato polemiche, divisioni e un "furto" del dominio, che per una svista sul rinnovo lo ha consegnato nelle mani dell'estrema destra spagnola. 

Fa rumore l'irruzione nel vasto mondo dei gamers l'arrivo di Ecumene Aztec, ultimo gioiellino informatico prodotto dallo studio polacco Gaintscraft e immesso sul mercato solo con alcuni frames di presentazione. Si tuffa nella storia e ripropone la conquista dell'esercito della Corona spagnola dell'allora Impero Mexica, l'attuale Messico, e in particolare della grande Tenochtitlàn. Ma lo fa trasfigurando la narrazione storica, capovolge il ruolo dei cattivi e dei buoni. Una sorta di riscatto digitale per i soprusi, le vendette, i tradimenti e le violenze subiti dagli aztechi da parte dei soldati di Hernán Cortés durante l'anno 1521. 

Nel gioco sei un guerriero che contrasta l'incursione dei militari spagnoli. Subisci i primi assalti ma ben presto ti devi destreggiare con trappole, lotte e scontri cercando di eliminare più nemici possibile. L'ambiente è ricostruito nei dettagli. E' talmente sofisticato che, come ogni buon prodotto informatico, ti sembra di vivere in modo reale. Ma sono anche le stesse foreste che avvolgono l'antica capitale imperiale a suscitare le prime critiche che hanno aperto le porte alle divisioni e a furenti polemiche. 

La Spagna, ma lo stesso Messico, entrambi sensibili a un passato che ancora fa discutere, si sono spaccati. I detrattori ricordano che l'allora Tenochtitlàn non era immersa nella giungla e che i suoi abitanti non erano quei selvaggi sanguinari adoratori del Dio sole, più volte descritti nei libri e rievocati in film come il celebre Apocalypto di Mel Gibson. Per non parlare di come vengono rappresentati i soldati spediti nel nuovo mondo: "Spietati assassini, saccheggiatori, schiavisti e genocidi", si legge in un post sul profilo Instagram del gioco. La cosa ha fatto infuriare i gruppi ultraconservatori spagnoli, che hanno cercato di boicottarlo. Poi è successo qualcosa di più. Qualcuno legato al mondo di Vox si è accorto che l'affitto del dominio non era stato rinnovato. Ha approfittato della svista amministrativa e lo ha acquistato, occupandolo. Lo ha così trasformato in uno spazio che esalta la conquista spagnola e insieme un ottimo megafono per i fascisti e l'estrema destra.

Raccontando la curiosa "svolta" ideologica, El Pais spiega anche che i vecchi proprietari si sono accorti dell'errore. Ma troppo tardi. Hanno potuto solo legare il sito del videogico a un link nel quale raccontano cosa era successo e quale era lo scopo iniziale del loro prodotto. Nei vari commenti postati sulla stessa pagina si susseguono tesi contrapposte. C'è chi insiste nella "leggenda nera" sui cattivissimi soldati spagnoli e chi ribadisce una "verità" più scomoda. "La realtà", si legge nel profilo, "è che bastarono solo 500 spagnoli a rovesciare i leader aztechi, grazie all'aiuto di 120 mila indiani che cercavano di ribellarsi alla tirannia dei loro oppressori".  

La storia e gli esperti concordano sul fatto che oltre l'80 per cento degli indigeni della Mesoamerica morì in battaglia, sfruttato come schiavo e falcidiato dalle malattie portate dai conquistadores e i loro animali. Ma lo stesso mondo accademico si divide quando si tratta di stabilire una verità obiettiva. Se la conseguenza di questo genocidio fu il prezzo da pagare per il riscatto degli idigeni dagli spietati loro re aztechi, o se si tratti di una scusa per assolvere una missione anche religiosa, accompagnata dalla Croce di Borgogna. Un dibattito che interessa poco alla destra estrema spagnola. Un rappresentante della Gianscrfat, che ha chiesto di restare anonimo, ha confermato alla rivista specializzata The Verge di aver ricevuto pesanti attacchi quando è uscito Ecumene Aztec. Anche minacce di morte.