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Nella Tunisia travolta dai migranti. “Questo non è un Paese sicuro”

Meloni e Von der Leyen in missione da Saied per discutere di rimpatri e prestiti dopo il varo del Patto europeo. Il magistrato di Sfax conferma: “All’obitorio giornate drammatiche, qui arrivano anche 200 morti al giorno”
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TUNISI - Corpi gettati come cose e immondizia nell'obitorio di Sfax, in uno sporco dilagante e disumano. Sono le immagini shock che Repubblica ha pubblicato, per denunciare una situazione fuori controllo nella gestione dei migranti, anche di quelli morti nei naufragi in mare, nella città tunisina da dove si parte verso Lampedusa su barchini metallici, sempre più e pericolosi. Da Sfax arriva la conferma che nell'obitorio la situazione è stata fuori controllo. E continua ancora a essere fragile.

Quelle immagini risalgono alla notte tra il 26 e il 27 aprile, al momento dei festeggiamenti dell'Eid, la fine del Ramadan. Faouzi Masmoudi, giudice al tribunale di Sfax e portavoce dell'istituzione, non si tira indietro e ammette: "L'obitorio ha una capacità massima di 40-50 salme, ma tra la fine di aprile e maggio ne hanno ricevute tantissime. Un giorno siamo arrivati a un massimo di 209 cadaveri".

TUNISI - Corpi gettati come cose e immondizia nell'obitorio di Sfax, in uno sporco dilagante e disumano. Sono le immagini shock che Repubblica ha pubblicato, per denunciare una situazione fuori controllo nella gestione dei migranti, anche di quelli morti nei naufragi in mare, nella città tunisina da dove si parte verso Lampedusa su barchini metallici, sempre più e pericolosi. Da Sfax arriva la conferma che nell'obitorio la situazione è stata fuori controllo. E continua ancora a essere fragile.

Quelle immagini risalgono alla notte tra il 26 e il 27 aprile, al momento dei festeggiamenti dell'Eid, la fine del Ramadan. Faouzi Masmoudi, giudice al tribunale di Sfax e portavoce dell'istituzione, non si tira indietro e ammette: "L'obitorio ha una capacità massima di 40-50 salme, ma tra la fine di aprile e maggio ne hanno ricevute tantissime. Un giorno siamo arrivati a un massimo di 209 cadaveri".

Erano numerose le partenze in quel periodo, e molti i naufragi. "Oggi la situazione è migliorata, ma siamo comunque ai massimi". Ieri, ad esempio, nell'obitorio c'erano 60 salme. "Abbiamo migliorato i nostri interventi in mare con la Garde Nationale per intercettare i migranti: ci sono meno incidenti - aggiunge il giudice - . Abbiamo imprigionato diversi passeur e produttori di "barchini" usati nella traversata per Lampedusa. E nelle ultime settimane le condizioni di maltempo hanno scoraggiato le partenze. Ma non sappiamo cosa succederà quest'estate".

Per giustificare i cadaveri ammassati, Masmoudi ricorda che "su ogni salma facciamo le procedure di identificazione e l'analisi del Dna. È anche per questo che ci sono ritardi. Non è facile per noi, con i mezzi che abbiamo a disposizione. Dopo li sotterriamo in tombe con un numero particolare, così da ritorvarli se, sulla base dei dati a disposizione, una famiglia alla ricerca di dispersi, li identificherà".

Questo per quanto riguarda i morti. Ma i vivi? I migranti intercettati nella notte dalla Garde Nationale sono scaricati a terra, sulle banchine del porto di Sfax. "Sono lasciati liberi - sottolinea Hassan Boubakri, docente di geografia ed esperto di migrazioni all'Università di Sousse - . La Tunisia non ha i mezzi per occuparsene. Non è solo una questione di soldi, che l'Italia e l'Europa potrebbero dare. Non ci sono proprio le competenze, né le strutture". Le strade di Sfax sono piene di migranti allo sbando: quelli riportati dalla Garde Nationale e gli altri che arrivano di continuo dall'Africa subsahariana, soprattutto via Algeria.

E dire che l'Italia vorrebbe fare della Tunisia uno di quegli "Stati terzi sicuri", previsti dal nuovo patto per la migrazione appena approvato a livello europeo, dove rimandare i migranti che non ottengono asilo. "La Tunisia non avrà mai la capacità di svolgere questo ruolo - continua Boubakri -. Tanto più che i migranti rinviati non accetteranno mai di ritornare a casa loro. Vorrano ripartire coi barchini. Alcuni moriranno". E finiranno nell'obitorio dell'orrore.

Boubakri ha anche qualcosa da dire sul "Paese sicuro". "Dopo il discorso anti-migranti del presidente Kais Saied in febbraio, sono iniziate aggressioni nei loro confronti, che continuano. La Tunisia non è più un Paese sicuro per questi migranti. E non lo è neanche per certi tunisini, come i rappresentanti della comunità Lgbtq e, con l'indurimento del sistema politico, per chi non la pensa come chi li governa".

Il feeling tra Saied e Giorgia Meloni, che oggi arriva a Tunisi con Ursula von der Leyen e l'olandese Mark Rutte, però non manca. "Quando il presidente ha parlato della possibilità di "una grande sostituzione etnica" da parte dei subsahariani in Tunisia, Meloni ha capito che con lui c'era sintonia sulla visione dell'immigrazione - spiega Hatem Nafti, esponente ella società civile e ricercatore -, ma la premier italiana deve stare attenta: Saied non è un interlocutore affidabile".

Ora la Tunisia è molto disponibile, anche rispetto ai rimpatri dei suoi cittadini entrati illegalmente in Italia. "Ma Saied è attento alla propria popolarità - aggiunge Nafti -. Se applicherà con zelo quanto previsto dal patto e farà ritornare i migranti subsahariani partiti per l'Italia, si scontrerà con il razzismo crescente in Tunisia. E allora farà subito marcia indietro.

È quanto avvenuto nel negoziato sul prestito del Fondo monetario internazionale. Si era arrivati quasi al via libera definitivo, ma quando lui ha capito che il prestito avrebbe comportato le riforme imposte dall'Fmi, con una serie di sacrifici per la popolazione, ha bloccato tutto. Quando capirà che una politica migratoria telecomandata dagli italiani e dagli europei, può spingere i tunisini contro di lui, farà lo stesso".