Colombia, il miracolo dei 4 bambini sopravvissuti nella giungla: “Frutta, acqua pulita e attenzione ai ragni. Solo degli indios potevano farcela”
di Giacomo Talignani"Non c'è altro modo che definirlo un miracolo. Solitamente in quel tipo di giungla una persona normale, adulta, sarebbe sopravvissuta qualche giorno, al massimo una settimana. Questi bambini sono stati incredibili".
Emanuele Biggi, naturalista, fotografo esperto di conservazione oltre che conduttore tv di Geo, ha partecipato a più spedizioni in Amazzonia. Conosce quel territorio e i suoi rischi ed è sbalordito dall'impresa dei piccoli della famiglia Mucutuy.
Come si può sopravvivere nella giungla colombiana così tanto tempo?
"Normalmente quella zona tropicale vasta dell'Amazzonia non è favorevole affatto alla vita umana. Bisogna conoscere molte cose per farcela: in primis dove trovare l'acqua e poi a quali cibi affidarsi. Molte persone scomparse all'interno della giungla il più delle volte vengono ritrovate o senza vita o in condizioni precarie per la disidratazione. Non tutta l'acqua è be…
"Non c'è altro modo che definirlo un miracolo. Solitamente in quel tipo di giungla una persona normale, adulta, sarebbe sopravvissuta qualche giorno, al massimo una settimana. Questi bambini sono stati incredibili".
Emanuele Biggi, naturalista, fotografo esperto di conservazione oltre che conduttore tv di Geo, ha partecipato a più spedizioni in Amazzonia. Conosce quel territorio e i suoi rischi ed è sbalordito dall'impresa dei piccoli della famiglia Mucutuy.
Come si può sopravvivere nella giungla colombiana così tanto tempo?
"Normalmente quella zona tropicale vasta dell'Amazzonia non è favorevole affatto alla vita umana. Bisogna conoscere molte cose per farcela: in primis dove trovare l'acqua e poi a quali cibi affidarsi. Molte persone scomparse all'interno della giungla il più delle volte vengono ritrovate o senza vita o in condizioni precarie per la disidratazione. Non tutta l'acqua è bevibile, per cui si va incontro facilmente a malattie. Direi che quello dell'acqua è dunque il primo pericolo".
"Va detto che non è tanto il pericolo dovuto ai grandi predatori, come giaguari o puma, perché questi sono animali che tendenzialmente fuggono dagli esseri umani, ma quello legato soprattutto ad animali che si possono toccare inavvertitamente. E poi ci sono le difficoltà legate all'orientamento".
Per esempio, a quali specie di animali si riferisce?
"Alla maggior parte dei rettili, o ai ragni, che mordono o pungono solo se ci metti la mano sopra, come ad esempio il ragno delle banane che ha un veleno molto potente. Fosse capitato al piccolo di un anno forse lo avrebbe ucciso. Oppure spesso, quando ti acquatti per dormire, in Colombia ci si può imbattere in scorpioni del genere Tityus che hanno un veleno molto forte. Lo stesso vale per i serpenti del genere Lachesis: sono pacifici ma invisibili nella boscaglia e se accidentalmente li calpesti possono mordere. Poi ci sono diverse piante, difficilmente letali ma molto irritanti, o altre con spine di dieci centimetri che possono ferire e dar vita a brutte infezioni".
"Sì, tra i pericoli principali ci sono infatti anche gli insetti portatori di malattie, in primis le zanzare. Io sono stato varie volte in Amazzonia e non c'è reale pericolo di essere attaccati dal pitone o dall'anaconda come nell'immaginario, ma invece bisogna sempre guardarsi dai "piccoli", che sono i più pericolosi. In certi casi possono anche generare ferite che si infettano, dato che l'ambiente è ostile e con batteri e virus a cui si è poco abituati. Naturalmente, le persone indigene hanno più chances di sopravvivenza".
Cosa possono aver mangiato i piccoli per sopravvivere?
"La cosa migliore è mangiare la frutta che si conosce e che in quella zona di Colombia è presente, dalle banane ai ficus. Per esempio proprio i fichi, quelli che mangiano anche le scimmie, si trovano in basso: non devi arrampicarti per prenderli ed è un vantaggio, puoi riuscire a cibartene".
Quanto può essere stato decisivo l'aiuto del cane Wilson?
"La presenza di un cane è molto importante: avverte odori strani, animali e pericoli. Purtroppo, è più facile però che il cane sia finito male perché a differenza dell'uomo potrebbe essere andato ad annusare da vicino un serpente, è più istintivo. Speriamo davvero che lo ritrovino".
Quanto è stato cruciale il "sapere" delle comunità indigene?
"Determinate. Coloro che vivono in certe aree dell'Amazzonia girano scalzi: non hanno bisogno di scarpe perché sanno dove e come appoggiare il piede. Questo ci fornisce l'idea di come sanno muoversi e della conoscenza di quella stessa natura che si impegnano a proteggere".