Linea dura di Saied sui migranti: "Non faremo la guardia per altri Paesi"
di Leonardo MartinelliTUNISI - Imprevedibile come sempre, il presidente tunisino Kais Saied si è fatto riprendere mentre andava in visita a sorpresa nel quartiere di Bab Jebli, una delle porte della medina di Sfax, dove si tiene ogni giorno un misero mercato e dove bivaccano ormai tanti migranti subsahariani. Saied, 65 anni, in posa come il vecchio saggio paterno, ha addirittura preso in braccio un bambino nero e ha parlato con i suoi genitori delle sue sventure. Per poi proclamare: “Sui migranti non faremo le guardie di frontiera per gli altri Paesi”. Il video, diffuso sabato, in tarda serata, è rimbalzato subito sui social.
Il “blitz” non è casuale. Questa mattina è arrivata a Tunisi Giorgia Meloni, per la seconda volta in cinque giorni, accompagnata stavolta da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e da Mark Rutte, premier olandese. I colloqui a porte chiuse si sono conclusi senza grandi svolte ma con una dichiar…
TUNISI - Imprevedibile come sempre, il presidente tunisino Kais Saied si è fatto riprendere mentre andava in visita a sorpresa nel quartiere di Bab Jebli, una delle porte della medina di Sfax, dove si tiene ogni giorno un misero mercato e dove bivaccano ormai tanti migranti subsahariani. Saied, 65 anni, in posa come il vecchio saggio paterno, ha addirittura preso in braccio un bambino nero e ha parlato con i suoi genitori delle sue sventure. Per poi proclamare: “Sui migranti non faremo le guardie di frontiera per gli altri Paesi”. Il video, diffuso sabato, in tarda serata, è rimbalzato subito sui social.
Il “blitz” non è casuale. Questa mattina è arrivata a Tunisi Giorgia Meloni, per la seconda volta in cinque giorni, accompagnata stavolta da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e da Mark Rutte, premier olandese. I colloqui a porte chiuse si sono conclusi senza grandi svolte ma con una dichiarazione congiunta, lo scopo è arrivare a un memorandum Ue-Tunisia entro giugno.
La missione aveva anche lo scopo di convincere il presidente a trovare un compromesso con il Fondo monetario internazionale, così che la Tunisia possa ottenere un prestito previsto da tempo, necessario per salvarla dalla possibilità di un default delle finanze pubbliche. Ma un altro obiettivo, particolarmente caro a Meloni, è che la Tunisia rafforzi i suoi controlli sui migranti in partenza verso Lampedusa (navigano principalmente proprio dalla costa di Sfax). Giovedì sera a Lussemburgo i ministri degli Interni Ue hanno approvato un nuovo Patto sulla migrazione, che prevede di individuare “Paesi terzi sicuri”, dove rinviare i migranti espulsi. Ebbene, il Governo italiano guarda soprattutto alla Tunisia come “Paese terzo sicuro” da utilizzare in questo modo.
La linea dura di Tunisi
Ma prima ancora di incontrare il terzetto, Saied ha messo le mani avanti: no grazie, non sono disponibile. Il presidente è lo stesso che nel febbraio aveva pronunciato un discorso duro contro i migranti subsahariani illegali presenti nel suo Paese (perlopiù accettano lavori precari per poi pagarsi il passaggio clandestino verso l’Italia). Quelle parole avevano scatenato una sorta di “caccia al nero” e le aggressioni da parte di delinquenti comuni contro i subsahariani continuano ancora oggi. Ieri sera, invece, Saied ha giocato sulle corde terzomondiste della comprensione. “Queste persone sono vittime di un sistema globale – ha detto – che le tratta non come esseri umani, ma come semplici numeri. Non è accettabile che noi facciamo da guardie di frontiera per altri Paesi”. “La soluzione deve essere collettiva – ha aggiunto – e nel quadro della legge: la situazione che sta attraversando la Tunisia è anormale e dobbiamo porre fine a questa situazione disumana”. Per poi ritornare all’attacco degli europei: “Parliamo di tratta di esseri umani e loro sono le vittime della povertà e delle guerre civili. Si rifugiano in Tunisia, ma noi siamo uno Stato che ha le sue leggi e rispetta gli esseri umani: perché chiediamo di rispettare la legge al nord del Mediterraneo e non al sud? La soluzione non deve essere a scapito della Tunisia e di coloro che tuteliamo, ma i migranti devono rispettare la legge ed essere nelle legalità”.
Intanto Tunisi ha già inviato dei segnali anche sul Fondo monetario internazionale a Meloni e compagnia. Walid Hajjem, consigliere diplomatico di Saied (in generale molto riservato con i media) è intervenuto sabato sera a proposito del presito su Radio Attassia. “Il presidente – ha detto – non è contro il principio del negoziato con l’Fmi, ma si oppone al fatto che l’accordo riposi sui diktat che riguardano la pace sociale in Tunisia”. Quei “diktat” sono le riforme che il Fondo chiede al Paese maghrebino per concedere, come previsto, 1,9 miliardi di dollari (un prestito che poi farà da volano anche ai finanziamenti di altre organizzazioni internazionali, come l’Unione europea, e di altri Paesi, come quelli del Golfo, che si sono già detti disponibili a sostenere la Tunisia). Insomma, Hajjem ha ribadito la “resistenza” di Saied, ma l’accenno a una disponibilità al negoziato è già un passo in avanti.