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Colombia, la madre vegliata per 4 giorni, i disegni e il futuro dei bambini salvati nella giungla

Il disegno di Lesly (13 anni) sull’incontro con il pastore belga Wilson nella giungla 
Si aggiungono dettagli alla vicenda del ritrovamento dei piccoli scampati all'incidente aereo e sopravvissuti per 40 giorni. Il padre, che ora lotta per l'affidamento, riporta le parole della figlia: "Prima di morire mamma ci disse di andare"
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È rimasta viva per quattro giorni dopo la schianto del Cessna su cui viaggiava, la madre dei quattro bambini cercati per 40 giorni nel cuore della giungla amazzonica in Colombia. Forse. Lo sostiene il padre dei ragazzi, Manuel Ranoque, che domenica si è lasciato andare con i giornalisti impegnati a coprire i risvolti di questa incredibile avventura attorno all’ospedale militare dove i ragazzini sono ricoverati. 

In un misto di rancore per sentirsi escluso dalla gioia che avvolge il ritrovamento di Lesly, Soleiny, Tien Noriel e Cristin Neriman e di proteste nei confronti dei media colpevoli di aver scattato delle foto ai piccoli poi pubblicate sulla stampa e sui social, il governatore della comunità indigena d…

È rimasta viva per quattro giorni dopo la schianto del Cessna su cui viaggiava, la madre dei quattro bambini cercati per 40 giorni nel cuore della giungla amazzonica in Colombia. Forse. Lo sostiene il padre dei ragazzi, Manuel Ranoque, che domenica si è lasciato andare con i giornalisti impegnati a coprire i risvolti di questa incredibile avventura attorno all’ospedale militare dove i ragazzini sono ricoverati. 

In un misto di rancore per sentirsi escluso dalla gioia che avvolge il ritrovamento di Lesly, Soleiny, Tien Noriel e Cristin Neriman e di proteste nei confronti dei media colpevoli di aver scattato delle foto ai piccoli poi pubblicate sulla stampa e sui social, il governatore della comunità indigena di Araracuara ha riferito quanto gli avrebbe detto la figlia maggiore Lesly. “L’unica cosa che mi ha chiarito è che la madre era viva quando l’aereo si è schiantato in mezzo agli alberi. È rimasta in agonia quattro giorni e prima di spirare avrebbe invitato i nostri figli a lasciare il posto. Non so di preciso cosa, ma forse una frase tipo: “Andate via, andate a vedere chi è vostro padre, quanto amore vi ha dato, come vi ho sempre detto e mostrato”. Una versione sibillina.

Il corpo di Magdalena Mucutuy è stato ritrovato il 16 maggio scorso, dopo oltre due settimane dall’incidente. Con lei c’erano anche i cadaveri del pilota e del capo indigeno che l’accompagnava. Le autorità non hanno confermato quanto sostiene adesso Manuel Roque. Si sa con certezza che nei risvolti di questa davvero miracolosa vicenda si addensano adesso una serie di problemi legati al futuro dei bambini e al loro affidamento. 

Manuel Ranoque si era allontanato dalla sua comunità perché diceva di essere al centro di pesanti minacce da parte della guerriglia dissidente delle Farc, “Fronte Carolina Ramirez”, una di quelle che non ha firmato l’accordo di pace del 2016 a Cuba con il governo di Juan Manuel Santos. Per questo era fuggito a San José del Guaviare dove aspettava di ricongiungersi con la famiglia. Lo schianto del Cessna ha stravolto i programmi e il padre si è trovato in una situazione drammatica che dice di aver dovuto affrontare da solo. 

Tra Ranoque e la famiglia di sua moglie ci sono forti contrasti. La magistratura ha in mano quattro denunce per maltrattamenti che Magdalena Mucutuy avrebbe subito dal marito. L’uomo ha ammesso la loro esistenza ma ha respinto le accuse davanti ai giornalisti che gliene chiedevano conto: “Posso assicurarvi”, ha spiegato, “che non ho nulla a che fare con questi maltrattamenti familiari. Sono invenzioni degli avvocati perché puntano a sottrarmi i figli. Le persone che dicono queste cose non mi aiutavano certo quando cercavo i bambini e stavo male. Persino la più grande dei miei figli lo ha smentito”.

I giornalisti di El Tiempo hanno chiesto informazioni a Adriana Velásquez, vicedirettrice dell’Istituto nazionale colombiano della protezione dell’infanzia. La donna ha assicurato: “In questo momento tutte le denunce e i fatti e le azioni di verifica sono oggetto di analisi da parte del difensore della famiglia assegnataria dall’Istituto e sono strettamente riservate”.

Le denunce quindi esistono. Si tratta di capire a cosa si riferiscono e quale peso avranno sul futuro dei quattro bambini che restano sotto le cure dei sanitari e degli psicologi. Manuel Ranoque ovviamente rivendica il diritto a tenerli con sé ma questo verrà deciso in un secondo momento. “Non sono affatto d’accordo”, ha sostenuto con i giornalisti. “Come non sono d’accordo con l’atteggiamento dei fotografi che accompagnavano la visita del presidente Petro in ospedale. Hanno scattato delle foto dei bambini e le hanno poi pubblicate sui giornali. Non si fa, non avevano il permesso. Il presidente è arrivato sabato, mi ha salutato e poi ha smesso di parlare con me ed è sparito. Son rimasto ad aspettarlo inutilmente. Non capisco. Chiedo solo che venga rispettata la mia decisione. Sono il padre e le scelte le faccio io. Non sono morto”. 

In ballo c’è molto. Il clamore della vicenda, il sussidio che riceverà chi si farà carico dei bambini, gli indennizzi, gli aiuti, la pubblicità, comprese le esclusive, che si potranno ricavare dai loro racconti. Quando ci saranno. Per il momento si riposano e recuperano le forze. Disegnano su figli di carta quanto ricordano e quello che è accaduto mentre vagavano nella foresta. Hanno qualche ferita e molti morsi degli insetti. Ma stanno bene, assicurano i sanitari. Vengono nutriti con liquidi. Per sopravvivere hanno mangiato frutti e bacche della foresta. Come juan soco e millpesos. Erano fioriti, li riconoscevano. Sapevamo di poterli mangiare, come hanno imparato dai vecchi del loro villaggio.