Tunisia, i soldi Ue non bastano e il presidente Saied beffa il Paese
di Leonardo MartinelliTUNISI - Cento milioni di euro per i migranti. Forse altri centocinquanta per l'assistenza al Paese. È questa "misera somma" il vero e unico aiuto d'urgenza promesso dall'Europa alla Tunisia: fondi che si possono sbloccare subito, anche se la seconda tranche non prima della firma di un Memorandum di intesa con la Ue e che può essere iniettata nel bilancio pubblico, per sopperire all'attuale mancanza di liquidità.
Nouri Fethi, economista, già membro del Consiglio di amministrazione della Banca centrale tunisina, aspettava in ansia le cifre. Poi Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen e Mark Rutte hanno parlato.
TUNISI - Cento milioni di euro per i migranti. Forse altri centocinquanta per l'assistenza al Paese. È questa "misera somma" il vero e unico aiuto d'urgenza promesso dall'Europa alla Tunisia: fondi che si possono sbloccare subito, anche se la seconda tranche non prima della firma di un Memorandum di intesa con la Ue e che può essere iniettata nel bilancio pubblico, per sopperire all'attuale mancanza di liquidità.
Nouri Fethi, economista, già membro del Consiglio di amministrazione della Banca centrale tunisina, aspettava in ansia le cifre. Poi Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen e Mark Rutte hanno parlato.
Ieri il trio europeo ha promesso pure 900 milioni, ma quella è l'"assistenza macro-finanziaria": sarà erogata sul medio-periodo e solo dopo l'approvazione del prestito dell'Fondo monetario internazionale alla Tunisia. I 150 milioni, invece, sono un "sostegno al bilancio", trasferimento diretto al Tesoro tunisino: "Praticamente una donazione - dice Fethi - ma è una cifra irrisoria".
Cosa significa avere ancora oggi un tale buco nel bilancio annuo dello Stato? Vuol dire che si rischia sempre di più il default, sebbene ora questa prospettiva venga allontanata nel tempo da vari economisti, anche grazie alla stagione turistica che quest'estate è prevista da boom (e porterà così valuta straniera).
Il buco nel bilancio pubblico, in ogni caso, significa che le grosse società pubbliche, che in Tunisia (un sistema assurdo) importano i beni di prima necessità, si ritrovano senza la liquidità necessaria per pagare le forniture. Significa che nei supermercati di Cartagine, sobborgo dei ricchi a Tunisi, da giorni sono scomparsi la farina, il riso e il burro. E a Kasserine, una delle città più povere del Paese, è venuto a mancare addirittura il pane. Mentre negli ospedali pubblici sono rarissimi i farmaci oncologici e per il diabete.
Il dibattito va avanti da mesi, ma il presidente Kais Saied non cede sulle riforme economiche e sociali, che il Fondo pretende. "La Tunisia ha proposto un programma, ma nessuno sa cosa ci sia dentro - conclude Fethi - . Saied e il governo devono essere più trasparenti. Vogliamo un dibattito nazionale e pubblico, coinvolgendo anche i partner sociali, così che i tunisini sappiano a che cosa vanno incontro".