"Diritti negati". Il viaggio a Tunisi di von der Leyen preoccupa i partner del Nord Europa
dal nostro corrispondente Claudio Tito"Sarà solo un breve incontro". Sabato scorso, alla vigilia della missione a Tunisi, era questo il messaggio che la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, lanciava per spiegare il senso della sua iniziativa. Lo voleva, insomma, depotenziare.
Perché? Era soprattutto il tentativo di placare le irritazioni di molti dei governi dell'Unione. In particolare del nord Europa. Perché i metodi del leader tunisino Kais Saied non piacciono a nessuna delle Cancellerie del Vecchio Continente, ma per alcune sono davvero indigeste.
"Sarà solo un breve incontro". Sabato scorso, alla vigilia della missione a Tunisi, era questo il messaggio che la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, lanciava per spiegare il senso della sua iniziativa. Lo voleva, insomma, depotenziare.
Perché? Era soprattutto il tentativo di placare le irritazioni di molti dei governi dell'Unione. In particolare del nord Europa. Perché i metodi del leader tunisino Kais Saied non piacciono a nessuna delle Cancellerie del Vecchio Continente, ma per alcune sono davvero indigeste.
La presidente della Commissione, in effetti, in questa fase non vuole scontentare nessuno. Nemmeno l'Italia di Giorgia Meloni. Ma compiendo un passo da una parte, ne fa un altro in direzione opposta. In un costante giochi di specchi.
Saied, poi, viene soprannominato "Robocop" dagli oppositori in patria ma anche nei corridoi delle istituzioni europee. L'incapacità di esprimere sentimenti e al tempo stesso di essere spietato lo fa paragonare ad una macchina. E quel paragone non passa senza conseguenze in Europa.
Non è un caso, quindi, che nella missione di ieri si sia aggiunto il capo del governo olandese, il liberale Mark Rutte. È evidente che l'Olanda ha interesse a bloccare la rotta migratoria del Mediterraneo centrale. Il suo incubo sono i cosiddetti "movimenti secondari", ossia gli extracomunitari che da un paese come l'Italia passano ad un altro senza controlli.
Ma Rutte aveva bisogno, anche per conto della Germania del socialdemocratico Olaf Scholz, di controllare che non ci fossero concessioni sproporzionate nel riconoscere la legittimità democratica di Saied. Non per niente le sue prime parole erano volte proprio a rammentare che ogni tipo di aiuto dovrà essere condizionato al rispetto dei diritti umani e democratici. Soprattutto dopo aver visto le foto dell'obitorio di Sfax.
Condizioni al momento non realizzate. Nemmeno nel corso del vertice di ieri. Sebbene, dunque, tutti siano interessati a trovare una soluzione, ormai in pochi danno credito al governo italiano. La struttura di Bruxelles e le opinioni degli alleati, a partire da Francia e Germania, hanno cambiato orientamento negli ultimi mesi: da una attesa neutrale a un giudizio critico di inaffidabilità. Perché il mancato rispetto del Pnrr e la denegata ratifica del Mes (il Meccanismo di Stabilità) hanno provocato una una sorta di disilusione.