Gli esperti israeliani: "Grazie a Russia e Cina l'Iran bypassa le sanzioni"
di Gabriella ColarussoIl disgelo tra Iran e Arabia Saudita, il ritorno di Assad nella Lega Araba, I tentativi di rivvicinamento tra Siria e Turchia e tra Iran ed Egitto: in un Medio Oriente che cambia a una velocità finora inedita, Israele muove le sue carte e guarda alla sua sicurezza. E Teheran è in cima alle preoccupazioni, conferma Manuel Trajtenberg, direttore dell'Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale dell'Università di Tel Aviv che a Roma, ospite dell'ambasciatore israeliano Alon Bar, ha incontrato esperti e giornalisti insieme ad altri studiosi dell'Istituto.
"L'Iran è sempre più attivo nella regione e vicino ai confini israeliani ed è presente in tutti i fronti di instabilità", spiegano. Nell'ultima settimana si sono riconcorse le voci di colloqui indiretti con gli Usa mediati dall'Oman, rumors smentiti dalla Casa Bianca ma confermati da Teheran. Si è discusso di possibili scambi di prigionier…
Il disgelo tra Iran e Arabia Saudita, il ritorno di Assad nella Lega Araba, I tentativi di rivvicinamento tra Siria e Turchia e tra Iran ed Egitto: in un Medio Oriente che cambia a una velocità finora inedita, Israele muove le sue carte e guarda alla sua sicurezza. E Teheran è in cima alle preoccupazioni, conferma Manuel Trajtenberg, direttore dell'Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale dell'Università di Tel Aviv che a Roma, ospite dell'ambasciatore israeliano Alon Bar, ha incontrato esperti e giornalisti insieme ad altri studiosi dell'Istituto.
"L'Iran è sempre più attivo nella regione e vicino ai confini israeliani ed è presente in tutti i fronti di instabilità", spiegano. Nell'ultima settimana si sono riconcorse le voci di colloqui indiretti con gli Usa mediati dall'Oman, rumors smentiti dalla Casa Bianca ma confermati da Teheran. Si è discusso di possibili scambi di prigionieri, ma anche di nucleare, confermano gli esperti israeliani.
Molti analisti nella comunità internazionale considerano il Jcpoa, l'accordo nucleare firmato nel 2015 e stracciato dall'ex presidente Usa Trump nel 2018, un'intesa ormai morta, superata dai fatti: l'Iran è arrivato a percentuali di arricchimento dell'uranio che superano il 60% (la soglia fissata dal Jcpoa era il 3,65%) e ha accumulato consistenti quantità di materiale fissile, anche se Teheran ha sempre smentito di volersi dotare di una bomba atomica. Allo stesso tempo, sottolinea Trajtenber - ha sviluppato "un sorprendente e sofisticato sistema per bypassare le sanzioni, soprattutto quelle finanziarie, in Cina e nel Golfo, a Dubai. Il Pil iraniano e le esportazioni di petrolio dopo il calo dei primi anni sono di nuovo cresciuti". Anche la collaborazione con la Russia ha permesso a Teheran di aggirare una parte delle sanzioni. Questo non vuol dire che l'Occidente debba rimuoverle - ragionano gli esperti: "l'Iran reprime brutalmente i suoi oppositori in patria e sta supportando una guerra nel cuore dell'Europa, in Ucraina", ma dal punto di vista israeliano vuol dire approntare una strategia su più livelli.
In questo momento la posizione negoziale degli Usa è "molto debole", dice Trajtenber, e "dunque le possibilità che si arrivi a un buon accordo, inteso come un reale passo indietro sul programma nucleare, sono molto basse". Le sanzioni, continua l'esperto, "da sole non hanno mai funzionato, lo abbiamo visto in diverse occasioni nella storia, dal Sudafrica a Cuba, questo non vuol dire che debbano essere abbandonate ma che serve una strategia complessa: l'opzione militare; spingere per un accordo tra Israele e l'Arabia Saudita, lavorare sulla consapevolezza all'interno della comunità internazionale del ruolo destabilizzante che l'Iran sta avendo con il supporto ai russi nella guerra in Ucraina". Sull'opzione militare Trajtenberg è chiaro: "Israele non può permettersi di bluffare. Nessuno in Israele desidera usare l'opzione militare, ma tutti sono consapevoli che abbiamo bisogno di questa opzione".