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Mezzi e soldi a tunisini e libici: il piano del governo Meloni per respingere i migranti

Sarà un’estate di sbarchi e in attesa degli aiuti Roma spinge i due Paesi a fare il lavoro sporco
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ROMA - Il piano Mattei per l'Africa chissà quando, i finanziamenti del Fondo monetario internazionale per la Tunisia ancora assai lontani, il nuovo Patto europeo tutto da discutere e approvare, i rimpatri solo una chimera.

E allora, nella speranza che la strategia a lungo termine per fermare i flussi migratori risulti vincente, per affrontare l'estate che rischia di portare sulle coste italiane altre decine di migliaia di migranti oltre i 54mila già arrivati, non resta che sperare nel maltempo e, soprattutto, far fare il lavoro sporco agli altri.

[[ge:rep-locali:repubblica:403965611]]Continue forniture di motovedette e pezzi di ricambio, jeep e droni, formazione di guardiacoste. E poi memorandum, patti, dichiarazioni di intenti: con il presidente tunisino Saied, con il premier libico Dbeibeh, con il feldmaresciallo Haftar, con chiunque, insomma, dall'altra parte del Mediterraneo sia in grado di fermare le partenze. Soldi per chiudere i rubinetti, come è sempre stato dai tempi di Ghedd…

ROMA - Il piano Mattei per l'Africa chissà quando, i finanziamenti del Fondo monetario internazionale per la Tunisia ancora assai lontani, il nuovo Patto europeo tutto da discutere e approvare, i rimpatri solo una chimera.

E allora, nella speranza che la strategia a lungo termine per fermare i flussi migratori risulti vincente, per affrontare l'estate che rischia di portare sulle coste italiane altre decine di migliaia di migranti oltre i 54mila già arrivati, non resta che sperare nel maltempo e, soprattutto, far fare il lavoro sporco agli altri.

[[ge:rep-locali:repubblica:403965611]]Continue forniture di motovedette e pezzi di ricambio, jeep e droni, formazione di guardiacoste. E poi memorandum, patti, dichiarazioni di intenti: con il presidente tunisino Saied, con il premier libico Dbeibeh, con il feldmaresciallo Haftar, con chiunque, insomma, dall'altra parte del Mediterraneo sia in grado di fermare le partenze. Soldi per chiudere i rubinetti, come è sempre stato dai tempi di Gheddafi.

È questa la strategia del governo per non far partire barchini e grossi pescherecci ma anche per pattugliare i confini Sud di Libia e Tunisia e rispedire indietro le carovane di migranti che i trafficanti portano a Sfax e alle spiagge di Tripolitania e Cirenaica.

[[ge:rep-locali:repubblica:403847398]]Sono queste, ora, che preoccupano di nuovo di più della Tunisia con 23mila arrivi: nelle ultime settimane sono state decine i pescherecci con 5-600 persone a bordo partiti dalla Cirenaica verso le coste ioniche e c'è il sospetto del ritorno all'utilizzo di navi madri che lanciano batterie di barchini in prossimità delle acque italiane come accaduto ieri a Pozzallo.

Per questo, dopo aver ricevuto con tutti gli onori a Palazzo Chigi Khalifa Haftar (le cui truppe controllano la Cirenaica), adesso Matteo Piantedosi ha il compito di seguire "alcuni progetti di sviluppo economico che Haftar ha chiesto e gli chiederemo una più proficua collaborazione nel fermare le partenze", come ha detto lo stesso ministro dell'Interno assai interessato alle recentissime operazioni dell'esercito nazionale libico che ha arrestato migliaia di migranti a Tobruk e ne ha rispediti altrettanti a piedi lungo la frontiera con l'Egitto.

[[ge:rep-locali:repubblica:403998809]]Con l'altra mano, Piantedosi rinsalda i rapporti con il governo ufficiale libico. Di pochi giorni fa la firma di una nuova dichiarazione di intenti al Viminale con il suo omologo Emad Trabelsi, già capo milizia e poco importa che l'Onu lo abbia schedato come trafficante di uomini.

"La Libia non può essere considerato un Paese terzo sicuro", ha detto Piantedosi rassicurando sulle intenzioni dell'Italia di respingere alla frontiera i migranti solo in Paesi sicuri.

Ma, ormai da anni, l'Italia non ha alcuna remora a rinnovare il Memorandum con la Libia, a fornire mezzi e formazione alla Guardia costiera di Tripoli per riportare indietro il maggior numero di imbarcazioni con migranti, facendo finta di non vedere che donne, uomini, bambini vengono rinchiusi nei centri di detenzione, sottoposti a violenze e torture, costretti a pagare nuovi riscatti ai trafficanti. Respingimenti mascherati (vietati dalla convenzione di Ginevra) ma che avvengono persino sotto il coordinamento di Frontex.

[[ge:rep-locali:repubblica:403968048]]Per il resto, la tragedia di Cutro qualcosa ha insegnato: da febbraio le motovedette italiane sono tornate a soccorrere anche in zone Sar di competenza altrui. E, a terra, la mission del commissario per l'emergenza Valerio Valenti è di garantire l'estate serena di Lampedusa con trasferimenti immediati dall'hotspot e la realizzazione di nuovi centri di prima accoglienza nelle regioni del Sud: già individuate le prime a Pozzallo con altri 300 posti e in Calabria, a Crotone e Roccella Ionica.

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