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Berlusconi, l’intervista all’ex ambasciatore Usa in Italia: “Con Bush c’era feeling. Aiutò gli Usa, il resto non conta”

(reuters)
"Fu con noi in Afghanistan e ci diede le basi per entrare in Iraq. Fece bene a dialogare con la Russia, anche se poi Putin è cambiato", ricorda Mel Sembler
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WASHINGTON - "Silvio Berlusconi ha aiutato gli Stati Uniti durante uno dei momenti più difficili della nostra storia. È il ricordo di lui che prevale su tutto il resto, e rimarrà per sempre con noi. Ma sono anche convinto che i successori seguiranno la sua strada, che indicava nell'amicizia e collaborazione con l'Europa e l'America i pilastri della politica estera dell'Italia".

Mel Sembler, l'americano che ha lavorato più a stretto contatto con Berlusconi e lo ha conosciuto meglio di chiunque altro negli Usa. Ambasciatore a Roma durante la prima amministrazione di Bush figlio, ha vissuto con lui l'orrore dell'11 settembre, gli interventi militari in Afghanistan e Iraq, e anche le speranze di cooperazione con la Russia alimentate dal vertice di Pratica di Mare.

WASHINGTON - "Silvio Berlusconi ha aiutato gli Stati Uniti durante uno dei momenti più difficili della nostra storia. È il ricordo di lui che prevale su tutto il resto, e rimarrà per sempre con noi. Ma sono anche convinto che i successori seguiranno la sua strada, che indicava nell'amicizia e collaborazione con l'Europa e l'America i pilastri della politica estera dell'Italia".

Mel Sembler, l'americano che ha lavorato più a stretto contatto con Berlusconi e lo ha conosciuto meglio di chiunque altro negli Usa. Ambasciatore a Roma durante la prima amministrazione di Bush figlio, ha vissuto con lui l'orrore dell'11 settembre, gli interventi militari in Afghanistan e Iraq, e anche le speranze di cooperazione con la Russia alimentate dal vertice di Pratica di Mare.

Cosa ricorda di lui?
"La sua scomparsa è una grande perdita, per la sua famiglia e per l'Italia. Ne sono profondamente dispiaciuto, e voglio mandare le mie condoglianze ai suoi cari e al Paese. È stato un grande amico, mio personale e degli Stati Uniti. Era un uomo d'affari prestato alla politica, perciò aveva portato con sé un dinamismo e un talento non abituali per la carica che ricopriva".

Lei arrivò a Roma in un momento di grave crisi per gli Stati Uniti, quale fu l'impatto sulle relazioni bilaterali?
"Gli attentati dell'11 settembre furono un grande shock per noi. Io presi servizio a Roma pochi giorni dopo gli attacchi terroristici, e ancora ricordo i fiori lasciati davanti alla nostra ambasciata per darci conforto. L'affetto degli italiani è stato un grande aiuto e sollievo per il nostro Paese colpito".

Come costruì il suo rapporto con Berlusconi?
"Avevo completo accesso a lui, in qualsiasi momento. Ricordo bene quando il presidente Bush lo ospitò nel suo ranch in Texas, perché ero presente. Si presero immediatamente. Bush aveva grande stima di Berlusconi, sul piano umano e politico. Trovava molto facile lavorare con lui e lo considerava un magnifico collega".

(ansa)
Questa intesa dipendeva dall'aiuto che l'Italia vi aveva garantito dopo l'11 settembre?
"È stato molto importante avere gli italiani dalla nostra parte, subito dopo gli attacchi per favorire la nostra sicurezza, durante l'intervento in Afghanistan per sgominare al Qaeda, quello in Iraq, e poi la lunga missione a Herat. Berlusconi fu molto cooperativo e coinvolto in quel periodo difficile. Facilitò anche lo spiegamento delle nostre truppe, che partirono dalle basi militari in Italia per andare in Iraq ad aiutare i curdi".

Al vertice di Pratica di Mare Berlusconi cercò di avvicinare la Russia alla Nato: fu un errore di prospettiva?
"Silvio era un uomo fatto per le relazioni sociali, aveva buoni rapporti con tutti. Aveva stabilito una solida amicizia con Putin, e cercò di metterla al servizio dei nostri interessi comuni".

Ora però le cose sono cambiate.
"È cambiato Putin, non noi. Gli Usa non hanno alcun problema con la popolazione russa e vorrebbero ancora stabilire un rapporto di collaborazione con un Paese democratico e responsabile".

Ma Berlusconi poi non è rimasto troppo vicino a Putin?
"Quando era premier aveva senso cercare il dialogo. Ora non è più possibile, per volontà di Putin".

Cosa succederà a Forza Italia?
"Berlusconi diceva che i pilastri dell'Italia sono i rapporti con l'Europa e gli Usa. Il suo partito e il vostro Paese continueranno a selezionare leader per andare in questa direzione".

Come giudica i suoi problemi legali e personali?
"È sempre stato rispettato negli Usa per la sua amicizia con noi. Ciò va oltre le questioni personali, che spesso accompagnano l'agenda politica".

Dicono che è stato un precursore di Trump.
"Entrambi sono stati leader di statura internazionale, eletti democraticamente, che hanno servito con distinzione. Questo conta, sul piano politico, e questo resta".