"Berlusconi era un vero patriota": Putin piange l'amico di sempre
di Rosalba CastellettiDunque è finita. Neppure il conflitto in Ucraina era riuscito a rompere la loro amicizia ventennale, una fratellanza, quasi un matrimonio. C'è voluta la Signora Morte. Niente più scambi di regali faraonici, niente più cartoline da rotocalco, nuotate nelle acque della Costa Smeralda nelle roventi estati italiane o passeggiate col colbacco nei gelidi inverni russi. "Per me Silvio era una persona cara, un vero amico", ha scritto il presidente russo Vladimir Putin salutando Berlusconi come un "patriarca" della politica italiana, un "vero patriota".
Il Cavaliere diceva di essere legato al leader del Cremlino da &…
Dunque è finita. Neppure il conflitto in Ucraina era riuscito a rompere la loro amicizia ventennale, una fratellanza, quasi un matrimonio. C'è voluta la Signora Morte. Niente più scambi di regali faraonici, niente più cartoline da rotocalco, nuotate nelle acque della Costa Smeralda nelle roventi estati italiane o passeggiate col colbacco nei gelidi inverni russi. "Per me Silvio era una persona cara, un vero amico", ha scritto il presidente russo Vladimir Putin salutando Berlusconi come un "patriarca" della politica italiana, un "vero patriota".
Il Cavaliere diceva di essere legato al leader del Cremlino da "un'amicizia personale e genuina", di volergli bene "come a un fratello". Lo riteneva "un sincero liberale". Anzi, "il più grande leader del mondo", un "dono della Provvidenza". Putin ricambiava. Definiva Berlusconi "uno dei migliori statisti europei del dopoguerra". Di più, "uno degli ultimi mohicani in politica".
Il telegramma di condoglianze non è che l'ultimo elogio di un Putin rimasto orfano. "Berlusconi era un politico di livello europeo e mondiale. Adesso sono pochi così nell'arena internazionale", lo encomia lodandone la "saggezza", la "capacità di prendere decisioni equilibrate e lungimiranti", "l'incredibile vitalità", "l'ottimismo" e "l'umorismo".
Il colpo di fulmine nel 2001
Il colpo di fulmine tra i due potenti venuti dal basso, l'ex palazzinaro e pioniere delle tv commerciali e l'ex agente del Kgb, scoccò nel 2001 a un mese dal ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi, a margine del G8 di Genova. Berlusconi rimase ammaliato dall'uomo forte russo. E gli riservò la sua prima visita ufficiale all'estero.
Il rispettoso "signor Presidente" divenne ben presto "l'amico Vladimir", "il caro Vladi" e infine soltanto "Volodja", in uno sbrodolato crescendo di dichiarazioni d'amicizia e moltiplicarsi di cene a tu per tu, senza codazzi diplomatici al seguito. E poi vacanze e compleanni insieme. Col colbacco a 21 gradi sotto zero nella foresta di Zavidovo. A un incontro di arti marziali. A pesca nel lago Valdaj.
"Qui in Russia mi sento a casa mia", diceva Berlusconi. Putin, a sua volta, era di casa a Villa Certosa, in Costa Smeralda, dove veniva accolto da fuochi d'artificio e concerti di Andrea Bocelli e Tony Renis. O a Palazzo Grazioli dove lanciava palle al barboncino Dudù.
Era una gara a chi stupiva di più. Suggellata nella leggenda dal presunto dono del "lettóne di Putin" teatro dei racconti della escort Patrizia D'Addario. Il leader russo, in realtà, all'amico Silvio aveva regalato soltanto un quadro che raffigurava un letto a baldacchino e Berlusconi lo aveva fatto riprodurre in versione king-size. In cambio aveva omaggiato Putin di un piumone con una loro foto insieme. Se non è amore questo.
I sospetti di Waghinton sulle "relazioni personali"
Un legame inscalfibile che sconfinava nella politica estera. Come "lo sposalizio di Pratica di Mare": l'accordo sulla nascita del Consiglio Russia-Nato. Oppure l'intesa per il raddoppio del gasdotto South Stream che avrebbe dovuto aggirare l'Ucraina e che alimentò i timori di Washington sulle "strette relazioni personali" tra i due, nonché sospetti su quelle "finanziarie".
Nel 2008, durante una conferenza stampa congiunta alla vigilia del "Berlusconi IV", una cronista russa fece una domanda a Putin sulla sua vita privata e l'ex premier italiano le mimò contro una mitragliatrice facendola scoppiare in lacrime.
Il Cavaliere, del resto, si definiva "l'avvocato" di Putin che in risposta lo chiamava "mediatore ideale". Tanto che il settimanale statunitense Time arrivò a battezzare l'Italia "Berlusconistan", come una delle tante ex Repubbliche sovietiche sorelle di Mosca.
La visita in Crimea
Il leader di Forza Italia aveva continuato a sostenere Putin anche dopo l'annessione della Crimea nel 2014. Un anno dopo, in barba alle sanzioni, aveva persino visitato la penisola e bevuto un vino spagnolo del 1775 del valore di 150mila dollari nella "cantina degli zar" di Massandra che gli ucraini consideravano bene pubblico.
Soltanto dopo il 24 febbraio del 2022 sembrava aver preso le distanze dall'amico russo. Diceva che non gli rispondeva più al telefono. Confessava di esserne "profondamente deluso". Lo biasimava persino: "Mi era sempre parso un uomo di pace. Peccato". Una messinscena.
L'audio rubato
Se non fosse bastato a chiarirlo l'invito a Kiev ad "accogliere le domande della Russia", lo scorso autunno, aveva fugato ogni dubbio un audio rubato dove rivendicava di essere "il primo dei suoi cinque veri amici".
Raccontava anche che, per il suo ultimo compleanno, il 29 settembre, Putin gli aveva regalato "20 bottiglie di vodka e una lettera dolcissima" e che il 7 ottobre lui aveva ricambiato con "lambrusco e una lettera altrettanto dolce". Cortesie tra Bilancia.
Non solo. Sosteneva anche che "Volodja" volesse mettere al posto di Zelensky un governo di "brava gente". Perciò Putin ora lo piange. Mentre il sito ucraino Myrotvoretz, sorta di lista di proscrizione dei "nemici di Kiev", festeggia con una scritta in rosso: "Liquidato".