Ucraina, Stoltenberg convoca i big della Difesa per coordinare la produzione di armi
di Gianluca Di FeoI rappresentanti delle grandi industrie belliche dell'Occidente seduti faccia a faccia con il segretario generale della Nato per discutere di come aumentare la produzione di armamenti. Qualcosa che non è mai accaduto prima e sarebbe apparso incredibile fino a pochi anni fa: probabilmente avrebbe provocato le proteste non solo dei pacifisti ma anche di alcuni governi nazionali. L'invasione russa dell'Ucraina invece ha cambiato il mondo, stravolgendo le dinamiche all'interno delle democrazie e delle organizzazioni internazionali.
Il vertice dei big
Così pochi giorni dopo la decisione della Ue, approvata dal voto del Parlamento europeo, di finanziare con oltre mezzo miliardo di euro l'incremento della fabbricazione di munizioni, arriva questo vertice convocato per giovedì da Jens Stoltenberg nel quartiere generale dell'Alleanza Atlantica a Bruxelles. Un incontro deciso nell'ambito dei lavori del Gruppo di contatto che si occupa di gestir…
I rappresentanti delle grandi industrie belliche dell'Occidente seduti faccia a faccia con il segretario generale della Nato per discutere di come aumentare la produzione di armamenti. Qualcosa che non è mai accaduto prima e sarebbe apparso incredibile fino a pochi anni fa: probabilmente avrebbe provocato le proteste non solo dei pacifisti ma anche di alcuni governi nazionali. L'invasione russa dell'Ucraina invece ha cambiato il mondo, stravolgendo le dinamiche all'interno delle democrazie e delle organizzazioni internazionali.
Il vertice dei big
Così pochi giorni dopo la decisione della Ue, approvata dal voto del Parlamento europeo, di finanziare con oltre mezzo miliardo di euro l'incremento della fabbricazione di munizioni, arriva questo vertice convocato per giovedì da Jens Stoltenberg nel quartiere generale dell'Alleanza Atlantica a Bruxelles. Un incontro deciso nell'ambito dei lavori del Gruppo di contatto che si occupa di gestire i rifornimenti per l'esercito di Kiev: al centro, appunto, il ritmo di confezionamento di proiettili da cannone, razzi e missili d'ogni tipo. Ma soprattutto l'urgenza di definire requisiti comuni per alcuni tipi di munizioni, in modo da renderli utilizzabili da qualsiasi artiglieria in dotazione ai Paesi Nato: in particolare quelle da 120 millimetri per i carri armati e quelle da 155 millimetri con sistemi di guida di precisione. Un problema che non riguarda solo le consegne all'Ucraina ma anche la volontà di creare nuove scorte comuni per la Nato: oggi infatti alcuni modelli di proiettili non sono intercambiabili, vanno bene solo per determinati mezzi di certe nazioni.
Non ci sono solo aspetti tecnici. Sullo sfondo c'è anche una questione di natura politica, che vede in gioco i rapporti tra Alleanza e Unione. Stando a quel che scrive l'Ansa, gli Stati Uniti sono rimasti sorpresi dalla rapidità della decisione europea sul potenziamento della filiera e intendono coordinare gli sforzi: "La pianificazione militare è competenza della Nato ed è dunque essenziale evitare duplicazioni, concentrando il lavoro sull'interoperabilità, lo sviluppo e le acquisizioni congiunte", precisa all'agenzia un diplomatico a conoscenza del dossier. L'Unione europea ha invece competenze sulla politica industriale e non è un caso che l'Alto rappresentante Josep Borrell parteciperà al vertice.
Il possibile ruolo di Leonardo
Con loro ci saranno venticinque big del settore. Tra gli altri, le americane Lockheed, General Dynamics, Northop Grumman; la britannica Bae; le tedesche Rheinmetall e Knds; la francese Nexter; la belga FN Herstal; la finlandese Patria; le norvegesi Nammo e Kongsberg; le turche Roketsan e Bayraktar, la bulgara Arsen e il Czechoslovak Group. Due le aziende italiane: Leonardo e la branca del gruppo europeo Mbda. Praticamente tutte sono state già coinvolte nel sostegno alla difesa ucraina, anche nel nostro Paese. In particolare Mbda è il produttore della batteria terra-aria Samp-T in arrivo a Kiev mentre Rheinmetall Italia sta realizzando il sistema contraereo Skynex. Non è chiaro il ruolo di Leonardo, che finora non è mai emersa tra i fornitori dell'Ucraina. Dopo il settimo decreto, firmato dal governo Meloni due settimane fa, si è ipotizzato che la società potesse vendere il "Vulcano": un proiettile calibro 155 millimetri sparato da un cannone ma con portata e precisione tipica di un missile. Tutto quello che riguarda l'aiuto bellico italiano al presidente Zelensky è però coperto dal segreto.
In qualche modo questo evento segnerà definitivamente il passaggio a una nuova fase: non più donazioni di equipaggiamenti usati prelevati dai magazzini degli eserciti occidentali, ma una filiera industriale al lavoro per soddisfare le esigenze ucraine nel conflitto. Munizioni, razzi e missili commissionati alle fabbriche direttamente dalle autorità ucraine, che li pagano con i finanziamenti internazionali. Un'altra svolta che proietta nel futuro la capacità dell'esercito di Kiev di affrontare i combattimenti con le forze russe.