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I paletti europei all'Intelligenza artificiale: "No al rating degli umani e non legga le emozioni"

(afp)
Sì dall'Europarlamento alle prime regole. Entro fine anno il via libera dei governi: bloccati i riconoscimenti facciali 
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ROMA - L'Europa, si sa, scrive molte regole. Troppe secondo alcuni, motivo per cui l'innovazione avviene altrove, Stati Uniti o Cina. Ma sull'intelligenza artificiale, la tecnologia che promette di cambiare tutto, sono gli stessi innovatori a invocare regole. E stavolta l'orologio europeo pare segnare l'ora esatta: ieri il Parlamento di Strasburgo ha dato il via libera alla sua versione dell'AI Act, la direttiva che prova a mettere paletti per guidare lo sviluppo degli algoritmi intelligenti, disinnescandone i rischi senza limitarne i benefici. Il testo finale andrà ora negoziato con i governi, con l'obiettivo concreto di essere approvato entro la fine della legislatura comunitaria. E rendere l'Europa la prima potenza democratica ad avere una norma sull'Ai.

Nel merito: l'AI Act divide le applicazioni a seconda del rischio che pongono per i diritti fondamentali. Ne vieta alcune, come i "rating personali" di stampo cinese. Pone u…

ROMA - L'Europa, si sa, scrive molte regole. Troppe secondo alcuni, motivo per cui l'innovazione avviene altrove, Stati Uniti o Cina. Ma sull'intelligenza artificiale, la tecnologia che promette di cambiare tutto, sono gli stessi innovatori a invocare regole. E stavolta l'orologio europeo pare segnare l'ora esatta: ieri il Parlamento di Strasburgo ha dato il via libera alla sua versione dell'AI Act, la direttiva che prova a mettere paletti per guidare lo sviluppo degli algoritmi intelligenti, disinnescandone i rischi senza limitarne i benefici. Il testo finale andrà ora negoziato con i governi, con l'obiettivo concreto di essere approvato entro la fine della legislatura comunitaria. E rendere l'Europa la prima potenza democratica ad avere una norma sull'Ai.

Nel merito: l'AI Act divide le applicazioni a seconda del rischio che pongono per i diritti fondamentali. Ne vieta alcune, come i "rating personali" di stampo cinese. Pone una serie di vincoli di trasparenza, controllabilità umana e certificazione a quelle "ad alto rischio", per esempio usate in ambito lavorativo, giudiziario o di immigrazione, dove errori o pregiudizi nascosti sarebbero pericolosissimi. E lascia libere le altre.

Ma il primo testo della Commissione risaliva al 2021, un secolo fa in termini di sviluppo, come ha rivelato l'eloquenza di ChatGPT. Così il Parlamento è intervenuto con una serie di modifiche. La prima è stata - appunto - aggiungere un capitolo sulle AI fondative, i grandi modelli linguistici come il GPT di ChatGPT, che si prestano alle applicazioni più disparate. Il testo approvato ieri impone a chi li sviluppa criteri simili alle applicazioni ad alto rischio, a cominciare dalla trasparenza. Significa dare un resoconto dei materiali protetti da copyright usati per addestrare gli algoritmi. E marchiare in modo riconoscibile i contenuti generati da un'Ai, per contrastare truffe e disinformazione.

Il Parlamento ha anche stretto viti. Per esempio vietando le applicazioni in grado di leggere le emozioni o quelle di polizia predittiva. E vietando anche l'utilizzo dei sistemi di riconoscimento biometrico in tempo reale. Qui si è consumato l'ultimo scontro, visto che i Popolari volevano renderli possibili per una serie di crimini gravi come il terrorismo. Il blitz a Strasburgo è fallito, ma il dibattito tra difesa della privacy e sicurezza tornerà nel negoziato con Commissione e governi, molti dei quali non vogliono privarsi, almeno per le emergenze, di sistemi di sorveglianza di massa.

L'altro nodo sono i tempi. Anche se l'approvazione arrivasse entro fine anno, l'AI Act entrerebbe in vigore solo nel 2026. Un'eternità, vista la velocità a cui evolve la tecnologia, spinta da investimenti miliardari. Il Parlamento vorrebbe accelerare, almeno per alcuni paletti, i governi sono più attendisti. Nel frattempo la Commissione sta provando a rafforzare - per esempio al capitolo "etichettatura" delle fake news - il Codice di condotta volontario a cui aderiscono alcuni campioni di Big Tech, modello che potrebbe essere replicato in sede di G7. Più snello e rapido, ma secondo alcuni pericoloso. Darebbe ai colossi tecnologici la possibilità di dire che, in fondo, bastano le regole volontarie.