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Lo scandalo dei festini post-concerto per stuprare le fan, i Rammstein accusati di violenze sessuali

Till Lindemann (afp)
Nel mirino il frontman del gruppo tedesco più famoso al mondo, Tim Lindemann, denunciato per ripetute sessioni di abusi su ragazze drogate organizzati grazie a un vero e proprio sistema. A Berlino scoppia il "metoo" del rock
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A fine maggio, Shelby Lynn posta su Twitter foto di enormi lividi violacei che si è ritrovata sui fianchi, sul ventre, sulle braccia dopo un concerto a Vilnius della band tedesca Rammstein. È la mattina del 25 maggio. E quelli sono segni chiari di violenza.

La ventiquattrenne nordirlandese dice di non sapere come se li sia procurati “perché ero troppo fuori di testa, sotto l’influenza di qualcosa. Sono foto della fine e della mattina dopo #rammstein”. La ragazza ricostruisce poi la serata attraverso alcune interviste concesse ai giornali.

Till Lindemann 
Lynn, fan sfegatata del più famoso gruppo rock tedesco del mondo, ha trovato sul web notizie su feste post concerto, ha letto che era sufficiente contattare lo staff ed è stata invitata ad una pre-party. Lì le hanno offerto immediatamente dell’alcol e la prima fila del c…

A fine maggio, Shelby Lynn posta su Twitter foto di enormi lividi violacei che si è ritrovata sui fianchi, sul ventre, sulle braccia dopo un concerto a Vilnius della band tedesca Rammstein. È la mattina del 25 maggio. E quelli sono segni chiari di violenza.

La ventiquattrenne nordirlandese dice di non sapere come se li sia procurati “perché ero troppo fuori di testa, sotto l’influenza di qualcosa. Sono foto della fine e della mattina dopo #rammstein”. La ragazza ricostruisce poi la serata attraverso alcune interviste concesse ai giornali.

Till Lindemann 
Lynn, fan sfegatata del più famoso gruppo rock tedesco del mondo, ha trovato sul web notizie su feste post concerto, ha letto che era sufficiente contattare lo staff ed è stata invitata ad una pre-party. Lì le hanno offerto immediatamente dell’alcol e la prima fila del concerto. In alcuni video che lei stessa posta il giorno dopo, è palesemente fuori controllo già durante lo show.

In una pausa, qualcuno la trascina in una saletta sotto al palco. Lei capisce al volo che “questa cosa è sbagliata”, che “c’è qualcosa di sessuale”. Quando Till Lindemann, il frontman della band, entra nello stanzino, lei gli spiega subito che “se sei qui per il sesso, è affare tuo. Io non lo voglio fare. Il sesso per me è qualcosa di speciale”. Lui si infuria, le intima di rimanere nell’angusta saletta tutta arredata di nero: “no, tu rimani qua dentro!” le urla. Poi tutto si annebbia, tutto si confonde. E Shelby Lynn si risveglia con i lividi.

Ciò che è seguito a quella prima, coraggiosa testimonianza è già storia. A Berlino, nella capitale dell’underground e del punk, nel tempio della techno, della musica industrial e alternativa, è scoppiato il “metoo” del rock. Ormai le testimonianze rovesciate su tutti i social da una valanga di ragazze da ogni angolo del mondo che hanno subito un destino simile a quello di Shelby Lynn lascia pochi dubbi su Lindemann. Tanto che la procura di Berlino ha aperto un’indagine. E le denunce continuano a intasare il web.

Quella dei Rammstein - che non hanno neanche interrotto il loro tour - è una vicenda mostruosa. Al motto “sex and drugs and rock ’n roll” del genere musicale più amato dai giovani, Lindemann è riuscito a strappare ogni patina di romanticismo. L’ha trasformato in un ributtante copione studiato a tavolino per stuprare miriadi di donne stordite da droghe, sistematicamente attirate come api dal miele avvelenato di un predatore seriale. Dietro l’aura da maledetto, dietro l’icona gotica del rock, si nascondeva un maniaco morboso.

E non che il cantante che ama truccarsi e vestirsi di nero non l’abbia dichiarata, la sua malata predilezione per donne inermi. In una disgustosa poesia, il frontman dei Rammstein ha ammesso di preferire le donne stordite da Rohypnol per le sue prodezze sessuali.

Il frontman sessantenne avrebbe costruito un vero e proprio sistema per adescare le groupies, neutralizzarle con la cosiddetta “droga dello stupro” e abusare di loro. Complice una “direttrice del casting”, Alena Makeeva, una donna di origine russa che aveva già lavorato per Marilyn Manson (anch'egli in passato al centro di accuse di molestie) e che le avrebbe scelte per attirarle a finte feste che in realtà erano sessioni programmate di violenze sessuali. Lui, sulle accuse, tace. Al posto suo, parlano gli avvocati. Che continuano a negare: “le accuse sono infondate”. Solo la sua casa editrice, Kiepenheuer & Witsch, ha stracciato il suo contratto.

I racconti sui blackout, sugli stupri, sulle ragazze che si sono risvegliate dallo stordimento da droghe con Lindemann nel loro letto o addirittura sopra di loro sono troppi per essere inventati. Testimonianze corredate di video e foto dei festini, screenshot degli scambi di messaggi con Makeeva che li invita a indossare “vestiti sexy” per la “Row Zero”, l’ormai famigerata prima fila dei concerti dove le prescelte assistevano agli show.

E molte delle vittime, una volta uscite allo scoperto, sono state talmente riempite di insulti, minacce, sono state talmente derise che a nessuno può venire il dubbio che lo abbiano fatto per il warholiano quarto d’ora di notorietà.

Una delle tante testimonianze che sono rimbalzate sul web è quella della youtuber Kayla Shyx. Che descrive un after show così: “Eravamo in una stanza con alcol e due divani con otto ragazze. Alcune erano totalmente stordite, mi davano l’impressione di non starci più con la testa”. A un certo punto entra Lindemann e ne sceglie qualcuna. Che spesso ha già il buio nella testa.

Il 7 giugno, al concerto più recente, all’Olympiastadion di Monaco, quando Rammstein era già nel mezzo della bufera, è sparita la “Row Zero”, la prima fila dove Makeeva piazzava le ragazze adescate. E le feste pre e post show. E al momento del brano “Pussy” gli scenografi hanno risparmiato al pubblico il “cannone dello sperma”, la schiuma bianca che veniva sparata sulle prime file mentre Lindemann cantava uno dei suoi versi più raffinati e autobiografici: “ficca la tua salsiccia nei tuoi crauti”. Quanta poesia.