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Non solo George Floyd, il report della Giustizia Usa sulla polizia di Minneapolis: violenza, sparatorie e razzismo

Merrick B. Garland presenta il report a Minneapolis (afp)
Gli investigatori federali pubblicano la relazione sulla condotta degli agenti dopo due anni di indagini partite dal caso dell'afroamericano morto durante l'arresto nel maggio 2020
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NEW YORK - Uso "sconsiderato" della forza, sparatorie immotivate, "esagerata applicazione" del taser per immobilizzare le persone, arrestati presi a pugni, persone diabetiche trascinate come sacchi, episodi di razzismo, denunce ignorate. Il ritratto sconvolgente della polizia di Minneapolis, Minnesota, non viene da qualche organizzazione no-profit, ma dal dipartimento della Giustizia americana.

Le 89 pagine del report pubblicate oggi sono il risultato di quasi due anni di inchieste portati avanti dagli investigatori federali e partite dal caso che aveva portato i riflettori su questa città dell'America rurale: la morte di George Floyd, l'americano ucciso dalla polizia nel maggio 2020 durante l'arresto per strada avvenuto dopo che l'uomo era sospettato di aver smerciato venti dollari falsi.

NEW YORK - Uso "sconsiderato" della forza, sparatorie immotivate, "esagerata applicazione" del taser per immobilizzare le persone, arrestati presi a pugni, persone diabetiche trascinate come sacchi, episodi di razzismo, denunce ignorate. Il ritratto sconvolgente della polizia di Minneapolis, Minnesota, non viene da qualche organizzazione no-profit, ma dal dipartimento della Giustizia americana.

Le 89 pagine del report pubblicate oggi sono il risultato di quasi due anni di inchieste portati avanti dagli investigatori federali e partite dal caso che aveva portato i riflettori su questa città dell'America rurale: la morte di George Floyd, l'americano ucciso dalla polizia nel maggio 2020 durante l'arresto per strada avvenuto dopo che l'uomo era sospettato di aver smerciato venti dollari falsi.

Un poliziotto, Derek Chauvin, lo aveva tenuto immobilizzato a terra, premendogli sul collo con il ginocchio,  provocandone la morte, nonostante Floyd avesse più volte chiesto aiuto. Tre poliziotti, che erano con Chauvin, non avevano fatto niente per fermare il collega. L'agonia dell'afroamericano venne ripresa con il cellulare da una ragazza. Senza quelle immagini, non ci sarebbe stato un caso Floyd, e forse neanche questa inchiesta federale.

Con il cambio alla Casa Bianca, il dipartimento della Giustizia ha cercato di capire se il caso Floyd fosse stato la classica punta dell'iceberg. Le conclusioni sono: lo era. Tra gli episodi citati c'è quello di Justine Ruszczyk, una donna bianca di 40 anni che aveva chiamato la polizia, segnalando un possibile caso di stupro. All'arrivo degli agenti, la donna si era avvicinata alla macchina per indicare il posto, ma quelli avevano risposto sparandole addosso e uccidendola. Era il 2017.

Due anni dopo i poliziotti di Minneapolis uccisero un asiatico di 52 anni con problemi mentali e ubriaco, che si era asserragliato a casa da dove aveva sparato con il fucile. Nel 2018 avevano freddato Thurman Blevins, afroamericano di 31 anni, dopo un inseguimento a piedi. E nel 2022 Amir Lock, 22 anni, durante un'irruzione nell'appartamento sbagliato. Un uomo con problemi mentali che si era accoltellato, colpendosi al collo, era stato prima colpito con il taser e poi riempito di pallottole da due agenti. Un altro poliziotto aveva sparato verso un'auto con sei persone a bordo, senza accertarsi se fossero quelli segnalati da una telefonata. Non lo erano.

In poco più di sei anni, dal gennaio 2016 all'agosto 2022, a Minneapolis sono avvenute diciannove sparatorie con la polizia, "una porzione significativa delle quali sono risultate immotivate", dice il report, perché non erano a rischio i poliziotti o i cittadini. Per 564 volte è stato usato il taser paralizzante. Le persone bloccate con la presa al collo, tipo Floyd o simili, sono state 197.

Tra queste, un ispanico, in evidente stato di alterazione, che stava prendendo a calci una macchina e si era presentato come il "Creatore". Mentre stava discutendo con un agente, tenendo in mano una lattina di birra, l'uomo era stato afferrato da dietro, bloccato con una presa al collo. Alla fine l'ispanico era svenuto. Questo uso della forza, secondo i procuratori federali, è stato ritenuto "immotivato".

Una donna diabetica era stato portata con la forza in cella, nonostante avesse chiesto aiuto e poi perso i sensi. Un ladro beccato in un supermercato era stato preso a pugni, anche se già ammanettato. Nell'inchiesta sono state sentite più di duemila persone, compresi i familiari delle vittime, decine di agenti, ufficiali, addestratori, rappresentanti sindacali.

"Abbiamo ragionevoli dubbi - si legge nel report - che la polizia di Minneapolis abbia seguito pratiche di condotta che violano la Costituzione e la legge federale". "Le pratiche che abbiamo osservato - ha commentato l'attorney general Merrick Garland - hanno reso possibile ciò che è successo a George Floyd". Il report indica anche soluzioni, come una più rigida selezione dei poliziotti e un addestramento migliore. Il sindaco, Jacob Frey, ha promesso di cambiare le cose. Brian O'Hara, nuovo capo della polizia di Minneapolis, ha aggiunto: "Cambieremo la narrazione che riguarda la polizia della nostra città".