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Putin a San Pietroburgo: "L'Ucraina non ha chance". E chiede un minuto di silenzio per Berlusconi

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Il presidente russo al Forum economico loda la resilienza dell'economia russa e rassicura i falchi: "Potremmo distruggere il centro di Kiev, ma non ce n'è bisogno". Attacca Zelensky: "È una vergogna per il popolo ebraico". Ed esclude il ricorso al nucleare, ma anche al dialogo. "Nel prossimo futuro" un tour in Turchia
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Lo dice fin da subito: "In alcuni punti questo discorso sarà rivolto esclusivamente al pubblico russo". Si scusa persino. Il presidente russo Vladimir Putin stavolta usa il palco della sessione plenaria del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo per parlare ai suoi cittadini. Li rassicura. Non solo snocciolando stime positive sull'economia a dispetto del fuoco di fila delle sanzioni occidentali in risposta all'offensiva russa contro Kiev, ma soprattutto cercando di frenare la sete di risposte plateali agli attentati, agli attacchi coi droni contro la capitale e ai raid nella regione di Belgorod.

"Se abbiamo distrutto cinque sistemi Patriot a Kiev, che cosa ci può impedire di distruggere ogni edificio o struttura nel centro di Kiev?", millanta per poi assicurare che non c'è bisogno di farlo "perché il nemico non ha successo in prima linea". Certo, ribadisce anche stavolta che "il cattivo sistema inte…

Lo dice fin da subito: "In alcuni punti questo discorso sarà rivolto esclusivamente al pubblico russo". Si scusa persino. Il presidente russo Vladimir Putin stavolta usa il palco della sessione plenaria del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo per parlare ai suoi cittadini. Li rassicura. Non solo snocciolando stime positive sull'economia a dispetto del fuoco di fila delle sanzioni occidentali in risposta all'offensiva russa contro Kiev, ma soprattutto cercando di frenare la sete di risposte plateali agli attentati, agli attacchi coi droni contro la capitale e ai raid nella regione di Belgorod.

"Se abbiamo distrutto cinque sistemi Patriot a Kiev, che cosa ci può impedire di distruggere ogni edificio o struttura nel centro di Kiev?", millanta per poi assicurare che non c'è bisogno di farlo "perché il nemico non ha successo in prima linea". Certo, ribadisce anche stavolta che "il cattivo sistema internazionale neocoloniale ha cessato di esistere, mentre l'ordine mondiale multipolare, al contrario, si sta rafforzando", ma è un ritornello che dopo oltre un anno di stilettate antioccidentali non fa più scalpore.

Il discorso sull'economia russa

Il leader del Cremlino investe tutto il suo discorso per illustrare e lodare per circa un'ora la resilienza dell'economia russa di fronte alle misure occidentali. "Possiamo dire con sicurezza che la strategia scelta dal governo e dalle imprese in Russia ha funzionato". Assicura che, dopo una contrazione del 2,1% nel 2022, il Pil dovrebbe crescere tra l'1,5% e il 2% nel 2023.

Snocciola stime migliori che in molti Paesi dell'Eurozona. Vanta la bassa disoccupazione, 3,3%, ma non spiega che è in parte dovuta alla mobilitazione e all'emigrazione. Si gloria della bassa inflazione, al 2,9%, ma non menziona che è stata provocata da una domanda limitata.

Ha bandito i reporter dei Paesi "ostili" dal Forum, ma lancia un appello alle aziende straniere che hanno lasciato in massa la Russia dopo l'inizio del conflitto: "Non chiudiamo la porta a nessuno". Anche se avverte: "Terremo sicuramente conto delle specificità del comportamento di alcuni di questi partner per il futuro".

Da "Davos russa" a kermess disertata dai Big

Fa di necessità virtù. Inaugurato nel 1997, il Forum era sempre stato una vetrina per attrarre leader e investitori da tutto il mondo tanto da essere stato battezzato la "Davos russa", ma - come nel 2022 - anche quest'anno è stato disertato da Paesi occidentali e alleati di Kiev. Nella plenaria che un tempo aveva ospitato il presidente francese Emmanuel Macron o l'ex cancelliera tedesca Angela Merkel, Putin è affiancato dal presidente algerino Abdelmajid Tebboun che lo saluta come "un amico di tutta l'umanità, un amico di tutti i Paesi del mondo".

Il leader del Cremlino però vede con favore il rafforzamento delle relazioni con Stati fuori dall'orbita statunitense. Dopo aver incontrato il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed al Nahyan, oggi riceverà la delegazione di leader africani guidata dal sudafricano Cyril Ramaphosa. E "nel prossimo futuro" visiterà Recep Tayyip Erdogan in Turchia nella prima missione in un Paese Nato dal 22 febbraio 2022.

"I leader economici del mondo stanno cambiando", si vanta a San Pietroburgo. "Abbiamo buoni rapporti con la Cina, l'India e altri Paesi. La Malesia si sta sviluppando, l'America Latina, l'Africa. Ci sono molti problemi lì, ma le loro economie sono tutte in aumento".

L'attacco a Zelensky: "Vergogna per il popolo ebraico"

Ma è rispondendo per altre due ore alle domande del moderatore - si fa per dire - Dmitrij Simes, presentatore di Pervyj Kanal, il Primo Canale della tv russa, che Putin parla di quella che continua a chiamare "operazione militare speciale". Attacca il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: "Ho molti amici ebrei fin dall'infanzia. E dicono che Zelensky non è ebreo, ma una vergogna per il popolo ebraico. Non è uno scherzo".

Lo dice rispondendo a una domanda sul perché parli di "denazificare" un Paese guidato appunto da un presidente ebreo. Putin spiega che si aspettava di essere interpellato sui nazisti in Ucraina e di aver preparato "alcuni materiali". Tira fuori dalle tasche un foglio A4 ripiegato e inizia a leggere alcune citazioni antisemite di politici ucraini durante la Seconda guerra mondiale, come Jaroslav Stetsko.

Poi si rivolge teatralmente al suo portavoce "Dmitrij Sergeevich" Peskov chiedendogli di mostrare i filmati di massacri di ebrei commessi sempre durante la Seconda guerra mondiale "prima di tutto per mano dei Banderiti", i seguaci di Stepan Bandera. Citazioni e filmati di mezzo secolo fa che dicono poco in realtà dell'attuale leadership dell'Ucraina, ma molto dell'attuale leadership russa.

La controffensiva ucraina "non ha chance di successo"

La controffensiva ucraina "non ha alcuna possibilità di successo", continua Putin. Né, a suo dire, potrà durare "a lungo". Le forze di Kiev, spiega, hanno subito "perdite molto pesanti", compresi i Leopard e i Bradley forniti dalla Nato. E se i Paesi occidentali decideranno di fornire anche gli F-16, "bruceranno anch'essi". Non solo: se i caccia "stazioneranno in basi fuori dall'Ucraina - aggiunge minaccioso - vedremo cosa fare di queste basi, ad esempio colpirle. Esiste un rischio significativo per la Nato di essere trascinata ulteriormente nel conflitto".

Il messaggio è rivolto soprattutto ai falchi. Vuole mostrarsi inflessibile, ma allo stesso tempo sedare le richieste di risposte eclatanti. I raid nella regione di Belgorod? "Sono un tentativo di distoglierci dalla controffensiva, ma non sono nulla di straordinario. Se necessario, istituiremo una zona di sicurezza". Ma, insiste, "dovete capire che stiamo colpendo obiettivi militari utilizzando armi di precisione. Quindi c'è una risposta a queste azioni. Magari non è sotto gli occhi di tutti, ma è efficace".

Escluso (per il momento) il ricorso all'arma nucleare

Gli attentati e gli attacchi coi droni? "Tutti si aspettano che prema il bottone rosso. Il nemico cerca di provocarci per poter dire che noi siamo il male assoluto, ma non cadremo nella provocazione". Ricorrere alle armi nucleari?, insiste il moderatore Simes. "Volete che combatta contro l'intero mondo? Come ho detto, le armi nucleari verranno utilizzate soltanto se verrà minacciata l'integrità e l'esistenza della Federazione Russa".

Ma annuncia che le prime testate atomiche tattiche sono già state trasferite in Bielorussia e che la consegna si concluderà entro la fine dell'anno. In tre ore non c'è spazio per la pace. "Sono loro a non voler dialogare con noi", insiste. Esclude persino un confronto con gli Usa sul disarmo. "Ora la Russia ha più armi nucleari della Nato e loro vorrebbero ridurle, ma vadano a fanculo!". Anche se poi viene smentito dal suo portavoce Peskov.

L'omaggio a Silvio Berlusconi

L'unico momento di distensione è quando dedica un commosso ricordo al premier italiano Silvio Berlusconi, "un uomo pieno di energia, una persona schietta, un leader di livello mondiale" che "ha fatto così tanto per migliorare le relazioni tra Russia e Nato". Poi chiede alla platea di alzarsi per ricordarlo in silenzio.

Ma le ultime sue parole sono programmatiche: "Faremo ciò che è nell'interesse della Federazione Russa e del popolo russo. E tutti dovranno tenerne conto". E colgono nel segno. Dai nazionalisti come il presidente della Duma Vjaceslav Volodin o il presidente del Partito Liberaldemocratico (Ldpr) e della Commissione Esteri della Duma Leonid Slutskij arrivano soltanto plausi. "Putin è un eroe epico - commenta il suo ex consigliere Sergej Markov - che combatte davanti al mondo intero contro avvoltoi come Biden e Zelensky".