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"Front companies"e banche ombra: così tra Cina e Golfo l'Iran aggira le sanzioni

(afp)
Mentre gli Usa cercano un accordo informale per evitare l'escalation nucleare, Teheran è riuscita a saldare un'alleanza dell'Est con Mosca e Pechino che le ha consentito di spezzare l'isolamento post 2018
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Gli americani cercano un accordo informale con l'Iran per arrivare a una sorta di "cessate il fuoco politico" ed evitare una escalation nucleare e militare in Medio Oriente, ma le pedine da scambiare sul tavolo del negoziato sono poche. Gli analisti più esperti considerano il Jcpoa, l'accordo nucleare firmato nel 2015 e stracciato dall'ex presidente Usa Trump nel 2018, un'intesa ormai morta, superata dai fatti: l'Iran è arrivato a percentuali di arricchimento dell'uranio che superano il 60% (la soglia fissata dal Jcpoa era il 3,65%) e ha accumulato consistenti quantità di materiale fissile, anche se ha sempre negato di volersi dotare di una bomba atomica. Allo stesso tempo, la Repubblica Islamica è riuscita a neutralizzare almeno in parte le sanzioni, costruendo "un sorprendente e sofisticato sistema per bypassare le restrizioni sull'export di petrolio e soprattutto quelle finanziarie, attraverso le sue reti in Cin…

Gli americani cercano un accordo informale con l'Iran per arrivare a una sorta di "cessate il fuoco politico" ed evitare una escalation nucleare e militare in Medio Oriente, ma le pedine da scambiare sul tavolo del negoziato sono poche. Gli analisti più esperti considerano il Jcpoa, l'accordo nucleare firmato nel 2015 e stracciato dall'ex presidente Usa Trump nel 2018, un'intesa ormai morta, superata dai fatti: l'Iran è arrivato a percentuali di arricchimento dell'uranio che superano il 60% (la soglia fissata dal Jcpoa era il 3,65%) e ha accumulato consistenti quantità di materiale fissile, anche se ha sempre negato di volersi dotare di una bomba atomica. Allo stesso tempo, la Repubblica Islamica è riuscita a neutralizzare almeno in parte le sanzioni, costruendo "un sorprendente e sofisticato sistema per bypassare le restrizioni sull'export di petrolio e soprattutto quelle finanziarie, attraverso le sue reti in Cina e nel Golfo, in particolare a Dubai" e i rapporti con la Russia, dice Manuel Trajtenberg, economista e direttore dell'Institute for National Security Studies di Tel Aviv.  

La produzione di petrolio in Iran ha continuato a salire negli ultimi mesi fino a quasi 2,9 milioni di barili al giorno - secondo i dati di maggio dell'Agenzia internazionale dell'energia, il livello più alto da circa 4 anni. A marzo, il ministro delle finanze iraniano Ehsan Khandouzi ha confermato che l'Iran vende circa 1,3 milioni di barili al giorno, una cifra inferiore ai 2,5 milioni pre-sanzioni, ma decisamente più alta dei 500mila barili circa del 2020. Il governo si aspetta che quest'anno i ricavi dalle esportazioni di greggio tocchino quota 27 miliardi di dollari - nel 2020, anno del minimo storico, si erano fermati a 7,9. E parliamo di numeri ufficiali, che non tengono conto del mercato nero.

Il principale acquirente del petrolio iraniano è la Cina, dove il petrolio di Teheran, a prezzi scontati, arriva spesso etichettato come originario della Malesia, dell'Oman o degli Emirati Arabi Uniti e commerciato attraverso raffinerie private. Gli scambi avvengono con una rete di triangolazioni, che coinvolge decine di cosiddette "front companies" e quello che il dipartimento del Tesoro americano ha definito un "sistema bancario ombra". Pochi mesi fa, 39 di queste società schermo, tra Hong Kong e gli Emirati, sono finite sotto sanzioni perché "hanno garantito ad aziende come la Persian Gulf Petrochemical Industry Commercial Co e la Triliance Petrochemical Co Ltd l'accesso al sistema finanziario internazionale per nascondere commerci con clienti stranieri".

Ma c'è anche un livello di collaborazione finanziaria istituzionale che l'Iran ha messo in piedi per rispondere alle sanzioni americane, con partner come la Russia, a cui Teheran già vende droni. A gennaio le banche centrali dei due Paesi hanno firmato un accordo per collegare i loro sistemi. La seconda banca russa, la Vtb, ha aperto una filiale a Teheran e lo stesso si preparano a fare alcuni istituti di credito iraniani in Russia. "Abbiamo negoziato non solo con la Russia, ma anche con la Cina e altri partner, compresa la Turchia, a questo proposito", ha rivelato Khandouzi.

Dopo il fallimento dei negoziati per resuscitare il Jcpoa, l'Iran con cui ora gli americani cercano un accordo informale è un Giano bifronte. Da un lato, la Repubblica islamica vive una crisi di legittimità senza precedenti nella sua storia, scossa da un'ondata di proteste e disobbedienza civile che hanno ampliato a dismisura la distanza tra la popolazione e l'élite religiosa e militare al potere. Dall'altro, è riuscita a saldare un'alleanza dell'Est con Russia e Cina che le ha consentito di spezzare l'isolamento post-2018. E ora guarda ai suoi vicini. Sabato è atteso a Teheran il ministro degli esteri di Riad, Faisal bin Farhan Al Saud, dopo l'inattesa ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi mediata dalla Cina. Secondo Le Figaro, gli iraniani avrebbero chiesto ai sauditi un impegno per investimenti fino a 10 miliardi in Iran.