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Addio influencer umani, con l'Intelligenza artificiale quelli virtuali potrebbero soppiantarli

La virtual influencer Lilmiquela 
Grazie all'aiuto delle nuove tecnologie, gli imprenditori generati dal computer riescono ora a risultare credibili come quelli in carne e ossa e crescono le aziende che li scelgono per promuovere i loro brand sui social
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NEW YORK - Lilmiquela ha capelli a caschetto, sormontati da un paio di occhiali da sole stile Hollywood, e due occhi castano chiaro dal taglio vagamente asiatico. Seduta a un tavolo all’aperto di un ristorante italiano di Sunset Boulevard, a Los Angeles, questa ragazza di 19 anni si gusta in favore di fotocamera un piatto di fettuccine al pomodoro. Lilmiquela ha quasi tre milioni di follower su Instagram e i fan le mandano cuoricini. Niente di nuovo sui social alla parola “influencer” se non per un dettaglio: Lilmiquela è generata dal computer, come si legge nella bio, “19-year-old Robot living in LA”.

Gli influencer non devono essere umani per essere credibili o catturare…

NEW YORK - Lilmiquela ha capelli a caschetto, sormontati da un paio di occhiali da sole stile Hollywood, e due occhi castano chiaro dal taglio vagamente asiatico. Seduta a un tavolo all’aperto di un ristorante italiano di Sunset Boulevard, a Los Angeles, questa ragazza di 19 anni si gusta in favore di fotocamera un piatto di fettuccine al pomodoro. Lilmiquela ha quasi tre milioni di follower su Instagram e i fan le mandano cuoricini. Niente di nuovo sui social alla parola “influencer” se non per un dettaglio: Lilmiquela è generata dal computer, come si legge nella bio, “19-year-old Robot living in LA”.

Gli influencer non devono essere umani per essere credibili o catturare l’attenzione. Possono essere generati dall’Intelligenza artificiale e costruirsi una platea di milioni di fans, diventare una Chiara Ferragni fatta di microchip, capace di promuovere un prodotto reale ma senza costare milioni di dollari. 

Negli Stati Uniti decine di aziende si stanno affidando sempre più a influencer digitali, in quella che può diventare la nuova era del marketing. Persone finte che promuovono prodotti reali, e non viceversa. Il Wall Street Journal ha aperto il dibattito, con un articolo in cui indica i nuovi trend. Negli ultimi anni molte compagnie e piccole aziende hanno usato influencer virtuali per pompare la presenza dei brand sui social. L’idea è che i robot possono risultare divertenti e intrattenere i follower come un influencer umano con milioni di follower, spiega al quotidiano finanziario Ozan Ozdemir, della School of Business dell’Università di Alberta, Edmonton, Canada, che ha condotto una ricerca sui nuovi trend insieme a altri tre ricercatori.

Non è solo una questione di potenza dell’immagine, spiega, ma di costi ridotti e flessibilità nel modellare l’influencer alle esigenze dell’azienda. C’è, però, un limite. “Quando i follower trovano un influencer - spiega Ozdemir - cominciano a fare domande sull’esperienza di quel prodotto, perché partono dall’idea che chi lo promuove, lo abbia provato sul serio”. In realtà molti influencer neanche aprono le confezioni, ma restano credibili. I fan si bevono tutto quello che dicono e il cerchio d’oro si chiude.

E con uno generato dal computer? Qual è la reazione del pubblico? Ma soprattutto: i follower sono capaci di riconoscere se un influencer è reale o no?

La ricerca scientifica condotta su trecento persone ha mostrato risultati impensabili: a tutti è stato mostrato un influencer che promuoveva prodotti, gelati o occhiali da sole. Quasi la metà dei partecipanti ha pensato che fosse umano, per l’altra metà era virtuale. Era virtuale. A prescindere dal tipo di prodotto, il “virtual influencer” è apparso meno credibile di quello umano, ma solo perché quello generato dal computer non ha provato il prodotto.

E’ un limite già superato dall’Intelligenza artificiale. Esistono influencer digitali che si esprimono in modo concreto, descrittivo, emozionale. Un altro gruppo di più di quattrocento persone, dopo aver visto un video, ha fornito in maggioranza risposte diverse dal primo: hanno ritenuto l’influencer virtuale più credibile. L’intelligenza artificiale corre veloce, e si perfeziona. La sua presenza sarà sempre più dominante. Il sottobosco di influencer cresciuti all’ombra delle star potrebbe essere spazzato via in poco tempo da robot così perfetti, flessibili e a basso costo, da influenzare per prime le scelte delle aziende. E convincerle a rinunciare in blocco ai loro concorrenti umani.