Macron rende omaggio ai partigiani di Manouchian, tra loro molti antifascisti italiani
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - È una storia di eroismo della resistenza francese, che incrocia anche l'Italia. Emmanuel Macron va al Mont Valérian, dove nel febbraio 1944 i nazisti fucilarono un migliaio di combattenti per la resistenza, tra cui un gruppo di attivisti di origine straniera a cui solo ora la Francia rende omaggio.
Era il gruppo del resistente armeno Missak Manouchian di cui facevano parte anche molti italiani, combattenti per la libertà come Rino Della Negra, Spartaco Fontanot, Cesare Luccarini, Antonio Salvadori e Amedeo Usseglio. Esistono negli archivi commoventi lettere mandate ai famigliari dai resistenti prima di essere fucilati.
PARIGI - È una storia di eroismo della resistenza francese, che incrocia anche l'Italia. Emmanuel Macron va al Mont Valérian, dove nel febbraio 1944 i nazisti fucilarono un migliaio di combattenti per la resistenza, tra cui un gruppo di attivisti di origine straniera a cui solo ora la Francia rende omaggio.
Era il gruppo del resistente armeno Missak Manouchian di cui facevano parte anche molti italiani, combattenti per la libertà come Rino Della Negra, Spartaco Fontanot, Cesare Luccarini, Antonio Salvadori e Amedeo Usseglio. Esistono negli archivi commoventi lettere mandate ai famigliari dai resistenti prima di essere fucilati.
Molti italiani del gruppo di resistenti stranieri del Ftp-Moi (acronimo di Francs-tireurs et partisans de la Main-d'œuvre immigrée, franchi tiratori e partigiani della manodopera immigrata) erano esuli del fascismo che avevano trovato rifugio in Francia negli anni Venti. I loro volti diventarono famosi perché, una volta arrestati, apparvero sui manifesti affissi nelle strade di Parigi, definiti come " L'armée du crime", l'armata del crimine.
"Morirò tra poco con 23 compagni, con il coraggio e la serenità di un uomo che ha la coscienza pulita - scrive Manouchian nell'ultimo messaggio alla moglie, Mélinée - perché non ho fatto del male a nessuno e, se l'ho fatto, l'ho fatto senza odio". Il partigiano armeno, diventato apolide, ripeteva spesso: " Non combatto contro i tedeschi ma contro i nazisti ". La moglie di Manouchian, Mélinée, si salvò trovando rifugio dall'amica armena Knar Aznavourian, madre del cantante Charles Aznavour.
Durante la cerimonia di oggi, il coro dell'esercito ha intonato "L'affiche rouge", canzone di Léo Ferré con le parole della poesia dedicata da Aragon ai partigiani rossi immortalati nel manifesto affisso dai tedeschi. Il gruppo Manouchian fu uno dei movimenti armati più attivi durante la Resistenza, composto da circa sessanta uomini e donne, tra cui anche spagnoli, ebrei ungheresi e polacchi. "Erano stranieri che combatterono e morirono per la Francia, ed è questo il simbolo che oggi viene celebrato" sottolinea lo storico Fabrice d'Almeda. Alcuni gridarono "Vive la France!" sul patibolo.
Macron ha annunciato che Manouchian e sua moglie entreranno al Panthéon, dove riposano otto eroi della Resistenza, tra cui Jean Moulin. Il regista Robert Guédiguian, di origini armene, aveva dedicato un film a Manouchian, "L'Armée du crime" (2009) mentre negli anni Ottanta il documentario di Mosco Boucault "Des terroristes à la retraite", indagava i sospetti sul ruolo di alcuni dirigenti comunisti dell'epoca, che avrebbero fatto soffiate alla polizia tedesca, portando agli arresti dei resistenti del Ft-Moi. Un mistero mai davvero chiarito.