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Missione franco-tedesca a Tunisi: più soldi a Saied per la lotta alla migrazione clandestina

Il ministro degli Interni francese Gerald Darmanin e la sua’omologa tedesca Nancy Faeser incontrano il presidente della Tunisia Kais Saied (reuters)
Parigi ha aggiunto 25,8 milioni di euro sul piatto degli aiuti previsti per il controllo dei confini. La Francia, ex potenza colonizzatrice, tenta così di recuperare peso nel dossier tunisino per contrastare l'attivismo di Meloni
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TUNISI - Ancora soldi per la Tunisia e ancora un estremo e sussiegoso rispetto per il suo presidente Kais Saied. A pochi giorni dalle visite di Giorgia Meloni (la seconda assieme a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e a Mark Rutte, il premier olandese), Gérald Darmanin, ministro degli Interni francese, e l’omologa tedesca Nancy Faeser sono venuti a Tunisi e oggi hanno incontrato pure loro l'enigmatico presidente tunisino.

Ebbene, la Francia ha aggiunto subito 25,8 milioni di euro sul piatto degli aiuti previsti per il controllo delle frontiere e per contenere l’emigrazione clandestina. Non solo: Darmanin ha sostenuto il punto di vista più volte ribadito da Saied (“Non faremo da guardie di frontiera per l’Europa”). Nessun accenno (neppure da parte di Faeser) alla questione del rispetto dei diritti umani a livello interno, nonostante la deriva autoritaria in corso da mesi a Tunisi.

TUNISI - Ancora soldi per la Tunisia e ancora un estremo e sussiegoso rispetto per il suo presidente Kais Saied. A pochi giorni dalle visite di Giorgia Meloni (la seconda assieme a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e a Mark Rutte, il premier olandese), Gérald Darmanin, ministro degli Interni francese, e l’omologa tedesca Nancy Faeser sono venuti a Tunisi e oggi hanno incontrato pure loro l'enigmatico presidente tunisino.

Ebbene, la Francia ha aggiunto subito 25,8 milioni di euro sul piatto degli aiuti previsti per il controllo delle frontiere e per contenere l’emigrazione clandestina. Non solo: Darmanin ha sostenuto il punto di vista più volte ribadito da Saied (“Non faremo da guardie di frontiera per l’Europa”). Nessun accenno (neppure da parte di Faeser) alla questione del rispetto dei diritti umani a livello interno, nonostante la deriva autoritaria in corso da mesi a Tunisi.

Il non detto della visita è che la Francia, ex potenza colonizzatrice, vuole recuperare un certo peso sul dossier tunisino, del quale, negli ultimi tempi, si è accaparrata un'iperattiva Meloni. Facciamo un piccolo passo indietro.

A lungo era stata annunciata una visita di Matteo Piantedosi, il nostro ministro degli Interni, a Tunisi proprio con Darmanin e Faeser. Ma poi il francese aveva dichiarato che i problemi con i migranti alla frontiera tra Italia e Francia dipendevano da Meloni (“Non è in grado di risolvere le questioni migratorie su cui è stata eletta”,) gettando una buona dose d’imbarazzo sulla precaria sintonia franco-italiana. E così il 15 maggio Piantedosi a Tunisi era venuto da solo.

Darmanin si è materializzato oggi con la collega tedesca. I due hanno tenuto una conferenza stampa con i giornalisti in carne e ossa, a differenza di Meloni che aveva optato per la formula “nordcoreana”, con annuncio solitario davanti alla telecamera, in sintonia con lo stile di Saied. Ebbene, Darmanin ha annunciato “un aiuto bilaterale di 28,5 milioni di euro, che servirà a contenere i flussi irregolari dei migranti”, in particolare per dotare le forze di sicurezza tunisine di nuovi mezzi e formazioni. Questi soldi si aggiungono ai 105 milioni di fondi europei, già annunciati dal terzetto Meloni-von der Leyen-Rutte per lo stesso obiettivo.

Poi, Darmanin ha ripetuto pari pari le parole che Saied dice continuamente (e presenti anche nel comunicato che ha reso noto dopo gli incontri di oggi): “La Tunisia non sarà la guardia di frontiera dell’Europa”, che è probabilmente il desiderio più forte di Meloni. Darmanin ha lanciato un appello affinché “ci sia il numero minimo di partenze dai Paesi a sud del Sahel”.

Sono i subsahariani che vengono in Tunisia, per poi viaggiare in mare fino a Lampedusa. “La Francia – ha precisato Darmanin – aiuterà la Tunisia in questo senso, grazie alle relazioni diplomatiche privilegiate che ha con quei Paesi”. Dove, diciamolo, l’influenza di Parigi si sta, però, riducendo sempre più . Ma perché gli europei vengono a Tunisi separati? Giocano davvero in gruppo questa partita? Darmanin ha liquidato la questione ricordando che, comunque, i rappresentanti di Francia e Germania sono arrivati insieme e “senza la coppia franco-tedesca l’Europa non può funzionare”.

Chi ne approfitta è Saied, che può ottenere di più, sfruttando le divisioni. Tra l'altro, Darmanin ha portato al presidente tunisino l'invito a recarsi a Parigi il prossimo fine settimana per incontrarlo; Faeser ha ricordato che “è indispensabile mettere fine alle morti in mare” e ha difeso recenti novità legislative in Germania che “facilitano l’immigrazione legale di manodopera qualificata”.

La ministra socialdemocratica ha anche insistito sull’importanza del “rispetto dei diritti umani” da parte della polizia e della guardia costiera in Tunisia, durante le loro operazioni per intercettare i migranti illegali che vanno in Italia. Nessun accenno, invece, da parte dei due ministri al rispetto dei diritti umani in Tunisia, dove diversi giornalisti e oppositori politici sono stati incarcerati negli ultimi mesi.