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Navalny rischia altri 30 anni di carcere: al via a porte chiuse il processo per estremismo

L'udienza si è tenuta nel carcere di massima sicurezza dove l'oppositore russo sta già scontando 11 anni e mezzo. Genitori e stampa fuori dall'aula. Il team lancia una campagna contro l'offensiva in Ucraina. Agora dichiarata ong "non grata"
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L'udienza doveva essere aperta al pubblico, ma neppure i genitori Anatolij e Ljudmila vengono ammessi nell'aula improvvisata allestita nella colonia penale di altissima sicurezza IK-6 di Melekhovo, a 250 chilometri a Est di Mosca, dove Aleksej Navalny sta già scontando condanne per un totale di undici anni e mezzo di carcere per "frode" e altre accuse giudicate "politiche".

Il nuovo processo per "estremismo" e varie altre imputazioni, tra cui "riabilitazione del nazismo", potrebbe allungare la pena di altri trent'anni. Senza contare un annunciato processo militare per "terrorismo" che invece potrebbe comportare persino l'ergastolo. L'obiettivo delle autorità è chiaro: tenere Navalny a vita dietro le sbarre. Anche se il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov commenta: "Non stiamo seguendo questo processo".

Il processo a porte chiuse

Per il risicato pubblico ammesso, per lo più giornalisti, l'oppositore e attivista anti-corruzione non è che una figura sgranata su uno schermo che gr…

L'udienza doveva essere aperta al pubblico, ma neppure i genitori Anatolij e Ljudmila vengono ammessi nell'aula improvvisata allestita nella colonia penale di altissima sicurezza IK-6 di Melekhovo, a 250 chilometri a Est di Mosca, dove Aleksej Navalny sta già scontando condanne per un totale di undici anni e mezzo di carcere per "frode" e altre accuse giudicate "politiche".

Il nuovo processo per "estremismo" e varie altre imputazioni, tra cui "riabilitazione del nazismo", potrebbe allungare la pena di altri trent'anni. Senza contare un annunciato processo militare per "terrorismo" che invece potrebbe comportare persino l'ergastolo. L'obiettivo delle autorità è chiaro: tenere Navalny a vita dietro le sbarre. Anche se il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov commenta: "Non stiamo seguendo questo processo".

Il processo a porte chiuse

Per il risicato pubblico ammesso, per lo più giornalisti, l'oppositore e attivista anti-corruzione non è che una figura sgranata su uno schermo che gracchia in quello che solitamente era un refettorio. Scavato, capelli rasati, oramai un'ombra dell'oratore che un tempo arringava le folle di manifestanti nelle piazze di Mosca, Navalny chiede di far entrare i suoi genitori in aula. La richiesta verrà esaminata in seguito, ribatte il giudice Andrej Suvorov.

La voce arriva mista a un ronzio. A dispetto dell'aspetto smagrito, Navalny gesticola energeticamente mentre chiede che il processo si tenga in un tribunale moscovita e non in un carcere di massima sicurezza. "Non c'è stato giorno in cui non mi sia stato ricordato che sono un condannato come tutti gli altri. Se sono come tutti gli altri, giudicatemi come tutti gli altri", insiste.

Il giudice respinge la richiesta e inizia a leggere i diritti a Navalny e al suo co-imputato, il direttore tecnico del suo canale YouTube "Navalny Live", Daniel Kholodny, trasferito da un'altra prigione a Melekhovo proprio per affrontare il processo.

Navalny chiede anche che il collegamento audio e video con l'esterno non venga interrotto ogni volta che viene menzionato Putin, come accaduto in un altro procedimento. "Vorrei evitare questa stupida censura", dice. Ma succede ben peggio. Lo schermo improvvisamente si spegne.

Soltanto dopo due ore, il portavoce del tribunale della città di Mosca Vadim Polezhaev conferma: "Il processo si svolgerà a porte chiuse". I pubblici ministeri, a quanto pare, avevano sollevato non specificati dubbi sulla sicurezza. Sostenevano di avere ricevuto prove su una "provocazione" pianificata.

"Che cosa può esserci di più sicuro di una colonia penale a regime di massima sicurezza in cui a nessuno è nemmeno permesso di entrare in aula?", commenta sprezzante su Twitter Kira Jarmish, la portavoce di Navalny.

"Nessuna vergogna, nessuna coscienza, nessun onore", si lamenta Anatolij Navalny, il padre dell'oppositore, salendo in auto con la moglie Ljudmila. Non vedevano il figlio da oltre un anno. E ora chissà quando se ne riparlerà. Vengono tutti invitati ad andare via.

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L'allarme: "Stanno uccidendo Navalny"

Non è che l'ultima angheria contro l'attivista sopravvissuto a stento a un avvelenamento nell'agosto 2020 di cui ha incolpato il Cremlino e in carcere dal gennaio 2021. Soltanto nell'ultimo anno e mezzo, Navalny è stato confinato in isolamento 16 volte con minimi pretesti.

Ha perso peso ed è finito più volte in infermiera senza però ricevere cure adeguate tanto che Ruslan Shaveddinov, tra i suoi più stretti collaboratori, tempo fa in un'intervista con Repubblica aveva lanciato l'allarme: "Lo stanno uccidendo lentamente".

Le nuove accuse di estremismo riguardano le attività della Fondazione anti-corruzione, dichiarata "estremista" dalla magistratura, etichetta che in Russia è stata affibbiata anche a organizzazioni terroristiche come Al Qaeda o lo Stato Islamico.

Stavolta gli avvocati difensori di Navalny hanno avuto soltanto 10 giorni per esaminare i 196 volumi del fascicolo. "Sebbene sia chiaro, a giudicare dallo spessore dei volumi, che sono un criminale metodico e diligente, è impossibile capire esattamente di che cosa sono accusato", ha perciò commentato nei giorni scorsi. L'ironia non lo abbandona nonostante la dura prigionia.

La campagna "contro Putin e contro la sua guerra"

La persecuzione giudiziaria, sostiene, è l'ennesima ritorsione per le sue scomode inchieste sulla corruzione in Russia e sull'offensiva in Ucraina che il suo team di collaboratori continua a pubblicare dall'esilio.

Navalny non desiste. E anche nel giorno dell'apertura del nuovo processo lancia un appello sui suoi profili social dove continua a scrivere grazie ai suoi avvocati e ai suoi alleati. Chiede ai russi di "unire le forze nella lotta contro le bugie di Putin e l'ipocrisia del Cremlino". "Putin ha paura di qualsiasi parola di verità".

In vista delle presidenziali 2024, spiega sul suo sito web, "condurremo una campagna elettorale contro la guerra. E contro Putin. Solo questo. Una campagna lunga, testarda, estenuante, ma di fondamentale importanza in cui metteremo le persone contro la guerra".

Nonostante l'implacabile giro di vite sul dissenso, secondo Navalny, una tale campagna può essere condotta in modo efficiente sulle app di messaggistica al di fuori del controllo delle autorità: "Nessuno tranne noi può combattere questa lotta per i cuori e le menti dei nostri cittadini, quindi dobbiamo farlo e vincere".

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Da Jashin a Kara-Murza, gli oppositori in carcere

Le autorità però continuano con la loro dura repressione. All'apertura del processo di Navalny, la procura generale dichiara che Agora, il gruppo per i diritti umani che offre assistenza legale a giornalisti e attivisti, con sede in Bulgaria, è un'organizzazione "indesiderata", etichetta che gli vieta di proseguire ogni attività, perché rappresenta una "minaccia per l'ordine costituzionale e la sicurezza nazionale".

Non è che l'ultima ong messa al bando da quando la Russia ha lanciato contro Kiev quella che chiama "operazione militare speciale", dopo l'organizzazione premio Nobel Memorial o il Gruppo Helsinki per i diritti umani. Mentre tutti i leader della sparuta opposizione sono stati costretti a scegliere tra l'esilio e la prigionia.

In carcere è finito Ilja Jashin, condannato lo scorso dicembre a otto anni e mezzo per "discredito delle forze armate" per aver parlato dei crimini commessi dai soldati russi nella città ucraina di Bucha, e Vladimir Kara-Murza, condannato in aprile a 25 anni per "alto tradimento" per aver perorato sanzioni contro Mosca presso le cancelliere occidentali.

"Ovviamente vorrei non svegliarmi in questo buco, ma fare colazione con la mia famiglia, dare un bacio sulla guancia ai miei figli, aprire i miei regali e dire 'Wow, questo è proprio quello che stavo sognando'", ha scritto Navalny in occasione del suo 47esimo compleanno festeggiato in cella. Ma, ha aggiunto, un "futuro migliore" è possibile soltanto "se un certo numero di persone è disposto a pagare per il diritto di credere in qualcosa".

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