Qatargate, lascia il pm per sospetto conflitto d'interessi: “Suo figlio e quello di Arena vendevano cannabis legale”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Il Qatargate rischia di infrangersi sugli scogli della paralisi. Il Procuratore che ha condotto l'inchiesta, Michel Claise, lascia il caso. E non solo perché tra pochi mesi andrà in pensione. Ma per qualcosa che non ha funzionato nelle sue indagini. Qualcosa che lo riguarda direttamente. Lo stesso Claise parla in una nota ufficiale di "funzionamento oggettivo dell'inchiesta".
Il problema si concentrerebbe su un vero e proprio conflitto di interessi. "Elementi - si legge in una nota della Procura belga - che potrebbero suscitare domande sul funzionamento oggettivo dell'inchiesta sono apparsi recentemente". La scelta compiuta dal "Di Pietro di Bruxelles" è stata allora "a…
BRUXELLES - Il Qatargate rischia di infrangersi sugli scogli della paralisi. Il Procuratore che ha condotto l'inchiesta, Michel Claise, lascia il caso. E non solo perché tra pochi mesi andrà in pensione. Ma per qualcosa che non ha funzionato nelle sue indagini. Qualcosa che lo riguarda direttamente. Lo stesso Claise parla in una nota ufficiale di "funzionamento oggettivo dell'inchiesta".
Il problema si concentrerebbe su un vero e proprio conflitto di interessi. "Elementi - si legge in una nota della Procura belga - che potrebbero suscitare domande sul funzionamento oggettivo dell'inchiesta sono apparsi recentemente". La scelta compiuta dal "Di Pietro di Bruxelles" è stata allora "assunta per motivi precauzionali e al fine di permettere alla giustizia di proseguire il suo lavoro in serenità". Il riferimento a intrecci di natura personale viene effettuato proprio dalla Procura: l'obiettivo è "mantenere una necessaria separazione tra vita privata e familiare e responsabilità professionali".
Lo stesso giudice ha quindi deciso di demandare il dossier, anche in assenza di elementi fattuali in grado di Mettere in discussione la "probità" degli inquirenti. Secondo alcune indiscrezioni, sarebbero emersi rapporti tra il figlio di Claise e uno degli indagati. La denuncia sarebbe partita dall'avvocato di Marc Tarabella, eurodeputato socialista coinvolto nell'inchiesta.
In particolare il primogenito del Giudice avrebbe una società con uno dei figli di Maria Arena, eurodeputata belga di origini italiane considerata molto vicina ad Antonio Panzeri. Una società che si occupa di cannabis terapeutica (sostanza perfettamente legale in Belgio). Il figlio di Claise, Nicolas, ha costituito questa impresa nel 2018 con il figlio di Maria Arena, Ugo. L'azienda è stata cofondata in parti uguali con altri cinque investitori ed è denominata BRC & co.
Il faldone è stato dunque assegnato a un "collega" che ha già partecipato alle indagini. Oggi tra l'altro un'altra novità era emersa. Eva Kaili, l'ex vicepresidente del Parlamento europeo, ha presentato ricorso contro la Sospensione dell'immunità parlamentare. In particolare ritiene che le sue prerogative siano state intaccate dal fatto che la sua attività è stata "monitorata durante l'impegno nella commissione Pegasus che indagava sull'utilizzo di software di spionaggio per sorvegliare eurodeputati e cittadini europei".
Sempre oggi l'eurodeputato italiano, Andrea Cozzolino, è stato interrogato a Bruxelles e ora si trova in stato di fermo. Domani potrebbe esserci la decisione sulla conferma dello stesso fermo. Ma la novità che riguarda Claise rischia di infilare l'inchiesta in un cul-de-sac. Tutto potrebbe diventare più complicato per il prosieguo delle indagini. E gettare un'ombra sull'operato del Procuratore.