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Finlandia, nasce il governo con l’estrema destra. E non farà sconti all'Italia

Il moderato Petteri Orpo è premier. La leader dei sovranisti Riikka Purra, alle Finanze, darà battaglia per la disciplina di bilancio e contro nuovi fondi Ue. Stretta sull’immigrazione
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Stretta sui migranti e rigore nei conti. In Finlandia è nato oggi, due mesi e mezzo dopo le elezioni, il nuovo governo, frutto dell’accordo tra il centrodestra dell’Ncp e l’estrema destra dei Veri Finlandesi, usciti rispettivamente primi e secondi dalle urne con il 20,8% e il 20,1%. Si è così chiusa definitivamente l’era dei socialdemocratici di Sanna Marin, terzi con il 19,9%.

Il Parlamento ha detto sì al neopremier Petteri Orpo, politico di esperienza, leader dei moderati del Partito della Coalizione nazionale, che a Strasburgo fa parte del Ppe. I voti a favore sono stati 107, mentre 81 sono stati i contrari e 11 gli assenti. “Vi ringrazio della fiducia che mi avete dimostrato”, ha detto Orpo, che punta ad abbassare le tasse e ha voluto rassicurare Bruxelles tenendo per il suo partito il ministero degli Esteri, che è andato alla sua vice Elina Valtonen, e quello della Difesa, Antti Häkkänen. Ai moderati anche Ambiente…

Stretta sui migranti e rigore nei conti. In Finlandia è nato oggi, due mesi e mezzo dopo le elezioni, il nuovo governo, frutto dell’accordo tra il centrodestra dell’Ncp e l’estrema destra dei Veri Finlandesi, usciti rispettivamente primi e secondi dalle urne con il 20,8% e il 20,1%. Si è così chiusa definitivamente l’era dei socialdemocratici di Sanna Marin, terzi con il 19,9%.

Il Parlamento ha detto sì al neopremier Petteri Orpo, politico di esperienza, leader dei moderati del Partito della Coalizione nazionale, che a Strasburgo fa parte del Ppe. I voti a favore sono stati 107, mentre 81 sono stati i contrari e 11 gli assenti. “Vi ringrazio della fiducia che mi avete dimostrato”, ha detto Orpo, che punta ad abbassare le tasse e ha voluto rassicurare Bruxelles tenendo per il suo partito il ministero degli Esteri, che è andato alla sua vice Elina Valtonen, e quello della Difesa, Antti Häkkänen. Ai moderati anche Ambiente, Lavoro e Cultura.

L’estrema destra al governo

Ma nell’esecutivo avranno ruoli di primo piano anche gli esponenti dell’estrema destra, in uno scenario ben diverso da quello svedese, dove i Democratici, formazione cugina dei Veri Finlandesi, garantiscono solo un appoggio esterno. La loro leader Riikka Purra sarà ministra delle Finanze, e questa non è una buona notizia per l’Italia. Il tema su cui più andavano d’accordo in campagna elettorale lei e Orpo era proprio la disciplina di bilancio, rispetto alla “spendacciona” Sanna Marin.



Purra, che in patria vuole tagliare il debito di bilancio – anche sforbiciando i sussidi agli immigrati e 6 miliardi di benefici sociali – a Bruxelles non potrà che battersi contro i Paesi del Sud che vogliono regole più flessibili sui bilanci. All’estrema destra andranno anche gli Affari economici, la Giustizia e i Trasporti. Portafogli di minor peso alle alter due forze della coalizione, i liberali del Partito popolare della minoranza svedese e i Cristiano-democratici, entrambi moderati ed europeisti, che alle elezioni hanno raccolto rispettivamente il 4,3% e il 4,2%.

L’immigrazione


Con un loro ministro agli Interni, Mari Rantanen, l’estrema destra vigilerà anche sul promesso “cambio di paradigma” in materia appunto di immigrati. Si batterà per ridurre le quote di rifugiati (da 1.050 a 500) e i visti per i lavoratori, e per rendere più difficile ottenere la cittadinanza. Anzi: l’obiettivo è anche rimandare a casa i migranti. “Restringeremo tutte le condizioni che permettono di venire in Finlandia e di rimanerci”, ha detto, ricordando che lo stesso stanno facendo gli altri Paesi scandinavi, sia la Svezia, guidata dal centrodestra, sia la Danimarca, governata invece dai socialdemocratici: “Dobbiamo reagire a quanto abbiamo visto in Svezia. Agiamo in modo che non ci siano minacce economiche e sociali alla Finlandia”.

I rapporti con l’Ue rischiano di essere più tesi, a causa dell’euroscetticismo di Riikka Purra che addirittura conserva come obiettivo di lungo termine dell’uscita dall’Ue. Il governo ha fatto sapere di volere "che l'Ue svolga un ruolo forte sulle grandi questioni e un ruolo minore sulle piccole questioni", e che gli "interessi nazionali del Paese devono essere individuati e salvaguardati". E poi niente salvataggi finanziari nell’Ue e niente fondi aggiuntivi.


Non cambierà invece la politica verso gli Usa e la Nato – Alleanza in cui è entrata il 4 aprile dopo decenni di neutralità – e di conseguenza nei confronti della guerra in Ucraina e della Russia, ingombrante vicino per difendersi dal quale sta costruendo una barriera al confine.
 

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