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Titan, nel sottomarino disperso anche un padre e un figlio. Restano solo 40 ore di ossigeno

Tra i cinque passeggeri a bordo del minisommergibile che cercava di avvicinarsi al relitto del Titanic anche i pakistani Shahzada e Sulmena Dawood
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LONDRA – Aerei, navi, robot: all’opera tutti insieme in una corsa contro il tempo. Il sottomarino scomparso aveva riserve di ossigeno per quasi quattro giorni, quando ha interrotto le comunicazioni radio domenica mattina, un’ora e 45 minuti dopo essersi immerso nelle acque dell’Atlantico: significa che i suoi cinque passeggeri possono respirare fino a giovedì intorno a mezzogiorno.

Si avvicinano le ultime 24 ore per trovarli e riportarli in superficie. La missione di soccorso vede coinvolto un aereo-spia dell’aviazione militare canadese specializzato nella caccia ai sommergibili, in grado di rilevarne la sagoma dal cielo anche nelle profondità del mare; mezzi navali che scandagliano l’oceano con i radar più sofisticati; e uno speciale robot, che gi…

LONDRA – Aerei, navi, robot: all’opera tutti insieme in una corsa contro il tempo. Il sottomarino scomparso aveva riserve di ossigeno per quasi quattro giorni, quando ha interrotto le comunicazioni radio domenica mattina, un’ora e 45 minuti dopo essersi immerso nelle acque dell’Atlantico: significa che i suoi cinque passeggeri possono respirare fino a giovedì intorno a mezzogiorno.

Si avvicinano le ultime 24 ore per trovarli e riportarli in superficie. La missione di soccorso vede coinvolto un aereo-spia dell’aviazione militare canadese specializzato nella caccia ai sommergibili, in grado di rilevarne la sagoma dal cielo anche nelle profondità del mare; mezzi navali che scandagliano l’oceano con i radar più sofisticati; e uno speciale robot, che già ieri è stato spinto a un maggiore livello di profondità, teoricamente in grado di acchiappare Titan, questo il nome del mini sottomarino andato perduto mentre cercava di avvicinarsi al relitto del Titanic, e possibilmente riportarlo all’aria aperta.

Poiché a condurre con un cavo d’acciaio il Titan fino al punto dell’immersione era stato un rimorchiatore della OceanGates Expeditions, la società che organizza questi viaggi per turisti o esploratori interessati a vedere i resti del più famoso transatlantico della storia, si sa con certezza dove è iniziato il tuffo verso gli abissi.

Come si sa dov’era, quando ha lanciato l’ultimo messaggio via radio da sotto l’Atlantico, mentre scendeva verso quota 3600 metri sotto il livello del mare, dove sul fondo dell’oceano giace il Titanic. Non è quindi proprio come cercare un ago in un pagliaio: i soccorritori hanno perlomeno un’idea di dove cercare. Ma l’Atlantico è un pagliaio molto grande, sottoposto a burrasche e correnti sottomarine, per cui non si può certo dire che la missione sia facile. Né semplice.

Più di tutto, in questa caccia al sottomarino fantasma, pesa il fattore tempo. Ammesso che non sia accaduto qualcosa di terribile fin da subito, augurandosi che a bordo del Titan, per quanto i passeggeri non riescano più a comunicare con la terra ferma, possano almeno respirare, bisogna comunque fare in fretta. Molto in fretta. “Ci sono ancora circa 40 ore di ossigeno”, ha annunciato martedì sera la OceanGates. Da mercoledì mattina ne restano poco più di 24. C’è ossigeno fino a giovedì. Poi ogni sforzo sarebbe inutile.

Intanto si è saputa l’identità di tutti i cinque membri dello sfortunato equipaggio. In aggiunta al miliardario britannico Hamish Harding, 58enne esploratore innamorato di ogni tipo di avventure, presidente dell’azienda aerospaziale Action Aviation e detentore di tre record nel Guinness dei primati, e al 77enne francese Paul-Henri Nargeolet, considerato il maggiore esperto del Titanici al mondo, che si è calato una trentina di volte nelle acque dell’Atlantico per studiare il relitto, un ex-ufficiale della Marina militare del suo paese con 25 anni di esperienza, laggiù nelle tenebre dell’oceano ci sono altre tre persone , chiuse dentro una scatola di metallo lunga 7 metri e larga come un camion.

Un padre e un ragazzo: il businessman anglo-pakistano Shahzada Dawood, 48 anni, alto dirigente del Seti (acronimo di “Search for extraterrestrial intelligence” – Ricerca dell’intelligenza extraterrestre), un noto centro di studi spaziali, e suo figlio Sulmena Dawood, 19 anni. E poi Stockton Rush, l’amministratore delegato di OceanGate, la società organizzatrice dei viaggi per esplorare il Titanic: a quanto pare sarebbe ai comandi in qualità di pilota.

Ognuno, a parte il proprietario-pilota, dovrebbe avere pagato un “biglietto” da 250 mila dollari per partecipare al viaggio: complessivamente un milione di dollari.

L’operazione di soccorso che sta tenendo mezzo mondo con il fiato sospeso costerà molto di più. In seguito, si indagheranno le cause di quello che è successo: si è portati inevitabilmente a parlare di maledizione, quando si tratta del Titanic, ma non c’è nessun sortilegio in queste sciagure, la ragione è quasi sempre un problema meccanico, un errore umano, un’avversità meteorologica o una combinazione dei tre fattori.

Adesso la priorità non è capire, è trovarli: riportare a casa quei cinque, dal buio profondo dell’Atlantico.

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