Stati Uniti, la Russia ha cercato di uccidere un informatore della Cia
di Massimo BasileNEW YORK - L’ambientazione dell’ultima spy story è Miami, in Florida. Il bersaglio dei sicari russi un ex agente che aveva fatto il doppio gioco ed era svanito nel nulla. Il gancio, un microbiologo messicano costretto a lavorare per gli 007 del Cremlino.
Il presidente russo Vladimir Putin, ex agente dei Servizi segreti del Kgb, ha fama di essere uno spietato persecutore di nemici, al punto da cercarli in ogni angolo del mondo. Questa storia, di cui parla il libro in uscita “Spies: The Epic Intelligence War Between East and West”, scritta da uno studioso di spionaggio di Harvard, Calder Walton, ha tutta l’aria di confermarlo.
L’operazione clandestina messa in piedi per eliminare a Miami un informatore della Cia ha qualcosa di cinematografi…
NEW YORK - L’ambientazione dell’ultima spy story è Miami, in Florida. Il bersaglio dei sicari russi un ex agente che aveva fatto il doppio gioco ed era svanito nel nulla. Il gancio, un microbiologo messicano costretto a lavorare per gli 007 del Cremlino.
Il presidente russo Vladimir Putin, ex agente dei Servizi segreti del Kgb, ha fama di essere uno spietato persecutore di nemici, al punto da cercarli in ogni angolo del mondo. Questa storia, di cui parla il libro in uscita “Spies: The Epic Intelligence War Between East and West”, scritta da uno studioso di spionaggio di Harvard, Calder Walton, ha tutta l’aria di confermarlo.
L’operazione clandestina messa in piedi per eliminare a Miami un informatore della Cia ha qualcosa di cinematografico e inquietante. “Le linee rosse per Putin sono molto lunghe”, ha spiegato al New York Times un ex agente della Cia. “Lui (Putin, ndr) - ha aggiunto - vuole vedere morti tutti questi ragazzi”.
Il piano, in realtà, è fallito ma ha scatenato una serie di rappresaglie degli Stati Uniti. Il bersaglio era Aleksandr Poteev, ex agente dell’intelligence russa le cui informazioni avevano permesso all’Fbi, nel 2010, di smascherare undici spie che vivevano in città e sobborghi lungo la costa Est degli Stati Uniti. Avevano nomi inventati e si erano mimetizzati svolgendo lavori ordinari, ma facevano tutti parte di una rete messa in piedi per raccogliere il maggior numero di informazioni e reclutare nuovi agenti.
In base a accordi tra Washington e Mosca stilati sotto l’amministrazione Obama, dieci delle undici spie russe erano state espulse. Ma questo non aveva ammorbidito Putin. Secondo l’autore del libro, e che il New York Times sostiene di aver trovato conferme nelle sue ricerche, il Cremlino ha pensato di ingaggiare un sicario, in grado di eliminare Poteev, una specie di nuovo Ramón Mercader, l’agente di Stalin che riuscì a raggiungere Leon Trotskij a Città del Messico, nel 1940, e ad affondargli un’ascia sul cranio.
Ma prima bisognava trovare l’ex spia, aveva ricevuto una condanna in contumacia e aveva fatto perdere le tracce, volando negli Stati Uniti. Come individuarlo? Nel 2019 l’intelligence russa aveva individuato come improbabile spia un incensurato scienziato messicano, Héctor Alejandro Cabrera Fuentes, che aveva studiato microbiologia a Kazan, in Russia, e poi guadagnato un dottorato all’Università di Giessen, in Germania.
Gli agenti russi hanno usato i legami sentimentali di Fuentes per costringerlo ad accettare l’incarico. Nel 2019 hanno bloccato in Russia la partenza della moglie e delle due figlie, che dovevano tornare in Germania. Arrivato a Mosca per risolvere la questione, lo scienziato era stato avvicinato da uomini dell’intelligence che gli avevano offerto una via d’uscita alla maniera mafiosa, in cui “ognuno aiuta l’altro”.
Pochi mesi dopo gli hanno chiesto di prendere un appartamento in un condominio a Miami Beach, dove Poteev viveva, ma di non farlo a proprio nome, per non destare sospetti. A Fuentes, nel corso di un altro viaggio a Mosca, erano stati forniti altri dettagli sul “bersaglio”: la descrizione fisica e il numero di targa della sua auto. Lui avrebbe dovuto incrociare i dati e fornire la conferma che l’ex spia si trovava davvero in quel condominio. Non avrebbe dovuto scattare foto per non lasciare traccia.
Ma lo scienziato, che non si muoveva con l’abilità di un James Bond, ha fatto saltare l’operazione in modo goffo. Dopo aver seguito in garage, in auto, la macchina di Poteev, tallonandolo, i suoi movimenti hanno insospettito la security del palazzo. Gli hanno ordinato di fermarsi. A quel punto la moglie è uscita dalla macchina e ha fotografato la targa dell’auto di Poteev, prima di scappare. Due giorni dopo, lo scienziato ha tentato la fuga in Messico, ma è stato stato fermato da agenti alla frontiera, probabilmente messi sull’avviso.
Dopo una prima perquisizione, hanno trovato sul cellulare di Fuentes l’immagine della targa dell’auto dell’ex informatore della Cia. Arrestato, lo scienziato ha raccontato tutto. Nell’aprile del 2021 Washington ha deciso di espellere dieci diplomatici russi. Poteev, probabilmente, ha dovuto cambiare città.