Cina-Usa, un vertice con Biden per scongiurare la Guerra fredda
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Xi Jinping non ha rifiutato il dialogo e questo è un risultato, almeno a giudicare dalle basse aspettative annunciate dagli Usa per la missione del segretario di Stato Antony Blinken a Pechino. Le decisioni concrete importanti, però, sono state rimandate a un prossimo vertice con il collega Joe Biden, che potrebbe avvenire in autunno al G20 indiano o al vertice Apec di San Francisco, e le posizioni emerse dai colloqui non lasciano intravedere un sentiero chiaro da seguire per evitare una nuova Guerra fredda o calda.
Tanto per cominciare, la Cina ha rifiutato di stabilire una linea di comunicazione sempre aperta tra i militari, come accadeva fra Usa e Urss con il "telefono rosso". La giustificazione ufficiosa è che il ministro della Difesa della Repubblica popolare è sotto sanzioni americane, ma non manca chi accusa Pechino di voler alimentare il mito dell'imprevedibilità delle sue forze armate, per costringere Washington a u…
NEW YORK - Xi Jinping non ha rifiutato il dialogo e questo è un risultato, almeno a giudicare dalle basse aspettative annunciate dagli Usa per la missione del segretario di Stato Antony Blinken a Pechino. Le decisioni concrete importanti, però, sono state rimandate a un prossimo vertice con il collega Joe Biden, che potrebbe avvenire in autunno al G20 indiano o al vertice Apec di San Francisco, e le posizioni emerse dai colloqui non lasciano intravedere un sentiero chiaro da seguire per evitare una nuova Guerra fredda o calda.
Tanto per cominciare, la Cina ha rifiutato di stabilire una linea di comunicazione sempre aperta tra i militari, come accadeva fra Usa e Urss con il "telefono rosso". La giustificazione ufficiosa è che il ministro della Difesa della Repubblica popolare è sotto sanzioni americane, ma non manca chi accusa Pechino di voler alimentare il mito dell'imprevedibilità delle sue forze armate, per costringere Washington a una maggiore prudenza nella regione Indo-pacifica. Questo canale sarebbe un punto di partenza minimo, anche solo per evitare incidenti, ma Xi non era disposto a concederlo al segretario di Stato, nonostante le garanzie ribadite sull'opposizione all'indipendenza di Taiwan. Forse lo prenderà in considerazione solo nell'eventuale vertice col parigrado Biden.
Sull'Ucraina, Blinken ha detto che i cinesi hanno dato garanzie sull'intenzione di non passare armi letali all'alleato Putin, ma ha espresso preoccupazione perché potrebbero farlo le aziende private. La verità è che forse la guerra sta complicando i piani economici della Repubblica popolare, a partire dagli ostacoli per la nuova Via della Seta da cui dovrebbe sganciarsi l'Italia, ma tutto sommato non le dispiace se il suo partner minore con un Pil simile a quello della Spagna tiene occupato l'intero Occidente.
Il segretario di Stato ha ribadito che l'obiettivo Usa non è il "decoupling", ossia la fine dei rapporti commerciali con la Cina, ma il "de-risking", ossia riportare in patria o in Paesi amici le componenti strategiche dalla catena di approvvigionamento. Non è facile però che Pechino afferri la differenza concreta tra le due opzioni, anche perché Blinken ha chiarito che le esportazioni di tecnologie strategiche, che possono essere usate per potenziare l'arsenale nucleare di Pechino o garantirle la superiorità in campi come l'Intelligenza artificiale, resteranno vietate o ristrette. E se ha ragione il Financial Times a scrivere che Xi vuole costruire un suo "complesso militare-industriale", tipo quello denunciato da Eisenhower alla fine del suo mandato, non si capisce come possa accettare simili limitazioni o non cercare di sopperire con la produzione interna.
Non tutto però va nella direzione della Cina. La sua economia frena, e questa è una delle ragioni per il recente corteggiamento dei grandi imprenditori americani come Bill Gates, Elon Musk o Tim Cook. E la crescita demografica rallenta, creando anche problemi di sostenibilità futura del suo modello.
Non a caso giovedì Biden ospiterà alla Casa Bianca il premier indiano Narendra Modi: spera ancora di poter incrinare il fronte anti-occidentale immaginato da Xi e Putin per annullare la primazia globale Usa. È vero poi che Biden ha bisogno di economia prospera e scambi commerciali per restare alla Casa Bianca, ma se Trump vincesse le elezioni del prossimo anno le relazioni peggiorerebbero. In altre parole non è ancora scontato che scatti la "trappola di Tucidide", l'inevitabile scontro militare che segue quando una potenza emergente insidia il primato di quella già dominante. Però è anche vero che un sentiero alternativo, indicato su questo giornale da Charles Kupchan nella condivisione della supremazia tra le due potenze in un mondo multipolare, ancora non si vede con chiarezza.
Xi ha accettato il dialogo, vedendo Blinken, ma gli ha ripetuto che tocca a lui stemperare le tensioni. Il ministro degli Esteri Qin Gang ha accettato di andare a Washington, mentre a Pechino sono attese le visite della segretaria al Tesoro Yellen, quella ai Commerci Raimondo, e l'inviato per il clima Kerry. La parola decisiva però toccherà a Biden e Xi, se si vedranno in autun