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Titan, l’ammiraglio: “Il relitto del Titanic potrebbe mascherare l’eco del sommergibile”

Con meno di 24 ore di ossigeno a disposizione, il comandante del reparto sommergibili della Marina Militare italiana Vito Lacerenza spiega come possono svolgersi queste genere di operazioni
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Meno di 24 ore. È ormai quel che resta, in termini di riserve di ossigeno, ai cinque passeggeri del Titan, il sottomarino scomparso mentre si inabissava verso il Titanic.

Le ricerche finora non hanno dato frutti: l'unica speranza - ha confermato anche la Guardia Costiera statunitense - viene da un rumore intercettato dagli aerei canadesi a poca distanza da dove veniva ricercato il mezzo della OceanGate.

Potrebbero essere i sopravvissuti che battono sulla parete interna di titanio e fibre di carbonio per farsi sentire? Secondo gli esperti è una possibilità. Lo spiega a Repubblica anche il contrammiraglio Vito Lacerenza, comandante del reparto sommergibili della Marina Militare italiana.

"A bordo tutti, e soprattutto l'esperto pilota francese, sanno che l'unica chance è puntare…

Meno di 24 ore. È ormai quel che resta, in termini di riserve di ossigeno, ai cinque passeggeri del Titan, il sottomarino scomparso mentre si inabissava verso il Titanic.

Le ricerche finora non hanno dato frutti: l'unica speranza - ha confermato anche la Guardia Costiera statunitense - viene da un rumore intercettato dagli aerei canadesi a poca distanza da dove veniva ricercato il mezzo della OceanGate.

Potrebbero essere i sopravvissuti che battono sulla parete interna di titanio e fibre di carbonio per farsi sentire? Secondo gli esperti è una possibilità. Lo spiega a Repubblica anche il contrammiraglio Vito Lacerenza, comandante del reparto sommergibili della Marina Militare italiana.

"A bordo tutti, e soprattutto l'esperto pilota francese, sanno che l'unica chance è puntare sul suono, per questo devono fare più rumore possibile" racconta il militare mentre nell'Atlantico, laddove stanno cercando il sottomarino, sono arrivate per dare manforte anche la John Cabot, nave per la ricerca scientifica della guardia costiera canadese con capacità di ricerca tramite sonar, la Canadian Atlantic Merlin, la nave di supporto sottomarino Skandi Vinland e sta arrivando una imbarcazione francese dotata del Rov "Victor6000" ad alta tecnologia.

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Quante probabilità ci sono che il rumore intercettato in profondità grazie all'aiuto degli aerei sia prodotto dai passeggeri intrappolati negli abissi?

"Difficile dirlo ma diciamo che esiste la possibilità che siano rumori prodotti dall'interno, volontariamente, dal personale. Sempre tenendo conto che hanno ancora qualche autonomia di aria respirabile, anche se poca, è dunque possibile che si facciano sentire. Questo spinge i soccorritori a non perdere le speranze e dare il tutto per tutto per accelerare nelle operazioni".

Perché quei colpi intercettati con intervallo di mezz'ora sono attualmente considerati la pista più attendibile per trovarli?

"Perché il personale che è a bordo - e sul Titan sappiamo anche che c'è un pilota esperto – come è nel bagaglio di competenze di tutti i sommergibilisti sa bene che l'ultima chance è fare qualunque cosa pur di produrre rumore. Il rumore genera un suono, quindi energia acustica, la forma di energia che in mare si propaga più lontano e velocemente.

Dunque, in una tale emergenza, è uno dei sistemi più efficaci. Se ci sono problemi tecnici per il Titan, se non può muoversi e tutto è spento, il rumore diventa una chiave: l'importante è segnalare in qualche modo la propria posizione, dato che l' aspetto più delicato per i soccorsi è sempre localizzare il mezzo.

Nel caso del Titan si sa indicativamente il punto in cui si sono perse le comunicazioni ma è molto complesso capire dove potrebbe essere finito il sottomarino. Inoltre il vicino relitto del Titanic e le sue componenti sono molto grandi e potrebbero mascherare l'eco del sommergibile. Non è detto che quel rumore provenga dall'equipaggio, ma se così fosse è la pista da seguire".

Esiste una procedura specifica da seguire in caso di un'emergenza del genere?

"Le marine militari, per i sottomarini, hanno procedure specifiche e attività di addestramento mirate proprio alla gestione delle emergenze a bordo. Questo fa parte della formazione dei sommergibilisti sia per prevenire che per gestire le criticità. Gli stessi sommergibili militari, come costruzioni, prevedono il fatto di ricevere soccorso dall'esterno: dal coordinamento con le altre marine a mezzi specifici per il salvataggio.

In Italia per esempio proprio quest'anno è in costruzione una nuova nave da soccorso, che sarà consegnata nel 2026, equipaggiata con mezzi per raggiungere quote in cui operano i nostri sottomarini. Ma qui stiamo parlando di campo militare, dove tutto è controllato e coordinato: per un mezzo di civili è un'altra storia".

Significa che un mezzo civile non ha modo di venir fuori da una tale tragedia?

"Ricordiamoci che i problemi tecnici sott'acqua hanno criticità superiori rispetto ad altri ambienti. Le componenti fondamentali sono l'autonomia in termini di aria e di energia elettrica. I grandi sommergibili militari hanno diversi sistemi per garantire la sopravvivenza del personale, persino per ottenere aria dall'esterno, ma per i mezzi civili non è così, soprattutto se si parla di sottomarini piccoli come il Titan. Lì il panorama cambia e in caso di emergenza non è detto che sia la soluzione".

L'unica speranza è dunque affidata alle tecnologie, dai sonar ai Rov, che potrebbero individuare il mezzo?

"Se oggi non ci sbilanciamo a parlare di salvataggio impossibile è proprio perché in teoria la tecnologia consente un recupero. Ma non ci sono state molte situazioni comparabili a questa, in termini per esempio di mezzi civili. In ambito militare, parlando dell'Italia ad esempio, attraverso l'addestramento si lavora molto sulla prevenzione per evitare che il problema tecnico degeneri in emergenza.

Ma a livello internazionale sì, negli ultimi vent'anni ci sono stati alcuni casi. Purtroppo in quelli più recenti - nel 2017 un sommergibile argentino, nel 2020 russo e nel 2021 indonesiano - abbiamo avuto tre casi di perdita sia del sommergibile che dell'equipaggio.

Eventi che hanno portato a un nuovo confronto su procedure di sicurezza per questi mezzi che si muovono in un ambiente complesso, sott'acqua. Logicamente la stessa cosa, comunque vada a finire questa storia, dovrebbe capitare anche dopo il caso del Titan".

Intende dire che la vicenda dovrebbe farci aprire gli occhi sulla sicurezza dei sottomarini?

"Intendo che sarà necessaria una riflessione su un ambiente, l'oceano profondo, che chiama sempre più interesse, viste anche le risorse dei mari, da quelle minerarie a quelle energetiche, dai gasdotti agli oleodotti, dai trasporti ai cavi digitali.

Oggi la tecnologia consente di accedere alle profondità dell'oceano più facilmente, proprio come nel caso del sottomarino commerciale che può arriva a 4000 metri. A fronte di un aumento di presenza delle attività sott'acqua serve una maggiore azione di coordinamento e controllo. Come già avviene nel mondo militare in cui c'è un costante coordinamento, ad esempio con la Nato, sui sommergibili.

Inoltre questo potrebbe portare anche all'opportunità di certificare e catalogare la costruzione e la qualità dei mezzi civili che vanno sott'acqua per poter, in caso di emergenza, poter intervenire in maniera più efficace. A mio avviso, la sicurezza deve diventare un parametro principale nel mondo dei sottomarini commerciali, delle attività tecnico scientifiche o di tutela del patrimonio archeologico o ambientale, oppure usati per le attività turistiche".

(afp)

Infine, sempre considerando purtroppo le poche ore di ossigeno rimaste, qual è la sua opinione? Riusciranno davvero a salvarli?

"Personalmente ritengono l'approccio dei soccorritori e delle altre marine internazionali quello giusto, per questo tendo ad essere speranzoso. Ma si tratta, come avrete capito, di una operazione estremamente complessa".

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