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Titan, rumori di speranza: cosa sono quegli strani “colpi” registrati tre volte

(afp)
I cinque passeggeri intrappolati da domenica mattina, che avrebbero ancora trenta ore di ossigeno, potrebbero star cercando di mettersi in contatto con i soccorritori battendo con oggetti metallici
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Il rumore della speranza è stato ascoltato ad intervalli di 30 minuti almeno due volte e poi successivamente, ancora, una volta quattro ore dopo.

Non c’è molto altro a cui attaccarsi nell’estremo tentativo di salvare i membri del sottomarino Titan, scomparso mentre si era inabissato alla ricerca del Titanic, se non quegli strani “colpi”.

Da dove arrivano?

Attualmente per immaginarlo restano, per lo più, delle considerazioni: i cinque passeggeri sono intrappolati nel sommergibile da domenica mattina e le loro riserve di ossigeno, sempre se sono riusciti a non vanificarle a causa di un consumo eccessivo dettato da ansia e paura, sono ormai scarse, non più di trenta ore.

Questo, gli esperti del gruppo – che sono il ceo della …

Il rumore della speranza è stato ascoltato ad intervalli di 30 minuti almeno due volte e poi successivamente, ancora, una volta quattro ore dopo.

Non c’è molto altro a cui attaccarsi nell’estremo tentativo di salvare i membri del sottomarino Titan, scomparso mentre si era inabissato alla ricerca del Titanic, se non quegli strani “colpi”.

Da dove arrivano?

Attualmente per immaginarlo restano, per lo più, delle considerazioni: i cinque passeggeri sono intrappolati nel sommergibile da domenica mattina e le loro riserve di ossigeno, sempre se sono riusciti a non vanificarle a causa di un consumo eccessivo dettato da ansia e paura, sono ormai scarse, non più di trenta ore.

Questo, gli esperti del gruppo – che sono il ceo della OceanGateExtpediction Stockton Rush, l’imprenditore britannico Hamish Harding che ha alle spalle diverse imprese e soprattutto “Mr Titanic”, il francese Paul-Henry Nargeolet, pilota che ha già fatto oltre 30 spedizioni verso il famoso relitto, lo sanno bene. Fin dal primo giorno sanno quindi di dover risparmiare ogni tipo di forza possibile.

Dunque cosa potrebbero fare nel frattempo laggiù in una ipotetica ma molto probabile situazione di totale assenza di energia, chiusi in una “scatola” di titanio e fibra di carbonio intrappolata nel buio totale degli abissi, forse persino a 3.800 metri?

La risposta è battere, magari con un qualche oggetto di metallo, contro la parete della struttura. Farlo regolarmente, talvolta anche in codice morse nel tentativo di lanciare un disperato Sos.

Fantascienza o è davvero possibile che lo stiano facendo? Gli esperti della Guardia Costiera e della marina militare sperano che questa sia una opzione concreta, tanto da non escluderla.

Se i passeggeri sono ancora vivi, quel rumore potrebbe provenire dal Titan: anche perché soprattutto il pilota francese sa bene che a quelle profondità difficilmente il mezzo sarà individuabile dai soccorsi in poco tempo e serve dunque una sorta di feedback.

Bisogna considerare che in uno specchio di mare gigantesco, “grande come il Connecticut” ricordano la Guardia costiera statunitense e quella canadese, trovare il sottomarino è davvero come cercare un ago in un pagliaio.

Se le ricerche con side step sonar in una determinata area non riveleranno la presenza del veicolo, così come se anche l’uso estremo dei Rov per osservare in profondità dovesse rivelarsi vano magari perché calati nel punto sbagliato, l’unica speranza resta dunque quella che siano loro – i dispersi – a mandare un segnale.

Il rumore di cui si parla lo hanno captato gli aerei canadesi P-3 nella notte.

Lo hanno intercettato non lontano da dove si sono concentrate le ricerche: immediatamente sono stati trasferite le operazioni “vicino” all’area da cui potenzialmente proveniva il segnale e, fa sapere la Guardia Costiera, “le operazioni del Rov sono state trasferite nel tentativo di esplorare l’origine dei rumori”. I primi esiti sono stati negativi, ma si continua a cercare.

I colpi, rivelano alcuni media statunitensi, sono stati ascoltati con “intervalli di 30 minuti”. Quattro ore dopo è stato dispiegato un sonar aggiuntivo e si udivano ancora.

Parallelamente, via cielo e via mare, continuano le esplorazioni ma attualmente l’unica pista possibile sembra quella di seguire quel determinato rumore. Non a caso ci si sta preparando, anche visto il tempo che passa, a un disperato tentativo di recupero.

Al centro dell’Atlantico sono infatti arrivati, oltre a soccorsi statunitensi, canadesi e francesi, imbarcazioni specializzate per un eventuale recupero del mezzo. A breve è attesa anche la Royal Canadian Navy HMCS Glace Bay: a bordo c’è un team medico specializzato in medicina subacquea e soprattutto una camera iperbarica, per sei persone, che potrebbe salvare la vita ai passeggeri nel caso riuscissero a riportarli in superficie, prevenendo eventuali malattie da decompressione.

Simon Boxall, ricercatore in Oceanografia presso l'Università di Southampton, afferma che i rumori sottomarini fanno davvero sperare che le persone a bordo siano ancora vive.

"Ci sono molte sorgenti sonore nell'oceano – ricorda - ma dà speranza. Penso che uno degli scenari che tutti temevano fosse che il sommergibile fosse praticamente imploso. Il suono fa sperare che si tratti ancora di un'operazione di salvataggio, piuttosto che solo di un'operazione di recupero".

Nel frattempo, fa sapere la Guardia Costiera Usa, “i dati registrati dal velivolo P-3 sono stati condivisi con i nostri esperti della Marina degli Stati Uniti per ulteriori analisi che saranno prese in considerazione nei futuri piani di ricerca”.

Ora si tratterà di stabilire l’esatta provenienza di quel suono e se sia davvero opera dei passeggeri o, come ricorda Richard Garriott de Cayeux, presidente di The Explorers Club, un rumore di altro tipo, dato che “i suoni subacquei possono provenire da una grande varietà di fonti”. Detto questo, rammenta lui stesso, anche un solo rumore non decifrato fornisce al mondo "una fiducia molto maggiore" di poter riportare a galla i dispersi.

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