Il presidente brasiliano Lula a Roma: “Solo l’incontro tra Putin e Zelensky può mettere fine al conflitto”
di Daniele MastrogiacomoROMA - L’urgenza di una pace, la fine di una guerra che sta uccidendo migliaia di persone, che impegna centinaia di miliardi di dollari in armi mentre centinaia di milioni di uomini e donne in tutto il mondo faticano a mangiare ogni giorno.
E poi il rilancio dei rapporti tra Italia e Brasile, tra Europa e America Latina: in campo energetico, alimentare, industriale. Senza perdere di vista la battaglia per l’Amazzonia. Non solo e non tanto per conservarla ma per esplorarla e trovare forme di sfruttamento intelligente che possano sfamare e dare lavoro a 28 milioni di persone che abitano quelle terre, che chiedono solo di sopravvivere.
Infine, Julian Assange. Una vergogna il silenzio che lo circonda sul rischio che corre per aver denunciato lo spionaggio illegale degli Usa a danno di decine di capi d Stato.
Un rapporto speciale, identitario
È un Lula pieno di energia, positivo, fiducioso ma anche preoccupato quello che appare in una sala di un hotel a Roma, alle spalle del Vaticano. …
ROMA - L’urgenza di una pace, la fine di una guerra che sta uccidendo migliaia di persone, che impegna centinaia di miliardi di dollari in armi mentre centinaia di milioni di uomini e donne in tutto il mondo faticano a mangiare ogni giorno.
E poi il rilancio dei rapporti tra Italia e Brasile, tra Europa e America Latina: in campo energetico, alimentare, industriale. Senza perdere di vista la battaglia per l’Amazzonia. Non solo e non tanto per conservarla ma per esplorarla e trovare forme di sfruttamento intelligente che possano sfamare e dare lavoro a 28 milioni di persone che abitano quelle terre, che chiedono solo di sopravvivere.
Infine, Julian Assange. Una vergogna il silenzio che lo circonda sul rischio che corre per aver denunciato lo spionaggio illegale degli Usa a danno di decine di capi d Stato.
Un rapporto speciale, identitario
È un Lula pieno di energia, positivo, fiducioso ma anche preoccupato quello che appare in una sala di un hotel a Roma, alle spalle del Vaticano. Commenta finalmente con i giornalisti, dopo un rigido protocollo che imponeva il silenzio, la sua visita di due giorni in Italia poche ore prima di volare a Parigi dove affronterà altri due giorni fitti di impegni e dialoghi, tra i quali quello con il presidente Emmanuel Macron.
“Sono contento”, esordisce il presidente del Brasile, “di aver visitato l’Italia con cui il Brasile ha un rapporto speciale. Un rapporto, innanzitutto, identitario. Da noi ci sono oltre 600 mila cittadini con passaporto italiano e 30 milioni di abitanti che hanno origine o discendenza italiane. Questo mi porta a dire che il Brasile è il Paese che ha il maggior numero di italiani dopo l’Italia.
Eppure, poche autorità di questo meraviglioso paese hanno visitato il nostro. Ho appreso che lo stesso presidente Mattarella e la prima ministra Meloni non lo conoscono. Ho invitato entrambi a prendere in considerazione di venirci a trovare e spero che lo facciano.
Ma voglio anche esprimere la mia gioia per aver incontrato Papa Francesco: una visita a cui temevo molto e che la vita mi ha concesso”. “Con il Santo Padre, come con il presidente e la premier”, aggiunge il fondatore del Pt, “abbiamo parlato del clima, della difesa ambientale, di quello che stiamo facendo in Amazzonia e di quello che si può e si deve ancora fare”.
Il piano per l'Amazzonia
Per Lula non si tratta solo di preservare la foresta pluviale ma di sfruttare l’enorme potenziale di biodiversità che conserva. “Occorre”, ricorda, “un coordinamento tra i paesi europei e sudamericani per rafforzare il fondo destinato a supportare le diverse iniziative.
Dobbiamo proteggere e aumentare i primi 100 milioni di dollari destinati alla difesa dell’Amazzonia. Ne ho parlato con Meloni e Mattarella. Abbiamo discusso della transizione energetica che sta coinvolgendo tutto il mondo. Ho ricordato loro che il Brasile possiede l’87 per cento delle fonti energetiche mentre il resto del pianeta ne ha solo il 27. Ho spiegato che il nostro paese ha il 57 per cento di combustibili non fossili mentre il resto del mondo ne possiede il 15. Questo ci impone l’autorità morale di discutere e affrontare il tema del nostro futuro con tutti gli altri paesi della Terra. Il mondo è cambiato, bisogna cambiare anche noi”, osserva.
Raccogliere e aumentare i fondi significa, a parere di Lula, non solo difendere la foresta pluviale ma destinare parte delle sue potenzialità energetiche ai paesi più poveri, che ne hanno urgente bisogno. “Anche loro”, dice, “devono affrontare la nuova sfida e noi abbiamo il dovere di aiutarli fornendo loro i mezzi essenziali a vincerla. Abbiamo una grande occasione: l’Italia guiderà il G7 nel 2024, il Brasile il G20. Agendo insieme potremo ritrovare l’equilibrio che resta distorto”.
La firma con il Mercosur
Il discorso finisce per spostarsi sul piano economico. E’ l’occasione per Lula di rilanciare l’urgenza di un accordo tra mercato europeo e Mercosur, il più grande dell’America Latina. Da anni manca la firma del rinnovo. Lo scoglio principale sono le condizioni poste dalla maggioranza dell’eurozona.
“Sono inaccettabili”, taglia corto il presidente del Brasile. “Vengono esclusi tutti i paesi che non hanno aderito alla riduzione delle emissioni previste nel vertice di Parigi. Ma lo impongono gli stessi che non hanno sottoscritto l’impegno. E questo lo trovo improponibile”. Di questo e altro parlerà con Macron. “Non si tratta di punire qualcuno ma di ottenere tutti qualcosa. La Francia”, ricorda, “è molto ostinata nel difendere i propri prodotti agricoli. Esorterò il presidente a rivedere la sua politica che non possono non chiamare protezionistica. Ognuno deve fare la sua parte: rinunciare a qualcosa per ottenere altro”.
Basta guerra, ora pace
E questo offre lo spunto a Lula per parlare della guerra in Ucraina. “Ne ho discusso a lungo con il Papa”, conferma. “Come lui, credo nella pace. Punto a raccogliere attorno a un tavolo tutti gli attori e spingerli a una soluzione negoziata. Solo un incontro diretto fra i presidenti di Ucraina e Russia, Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin può mettere fine a questo tremendo conflitto.
Ho spedito in giro per il mondo tutti i miei consiglieri per parlare con i singoli leader. Trovo scandaloso che si spedano miliardi di dollari in armi quando ci sono milioni di persone che soffrono la fame. Bisogna insistere, trovare un punto comune tra i contendenti. Basta con la guerra, il mondo ha bisogno della pace se vuole uscire dalla grave crisi in cui è sprofondato. Resta”, aggiunge con tono serio, “la condanna per un’invasione altrettanto inaccettabile.
Il Brasile ha votato la mozione al Consiglio di Sicurezza. Ma sappiamo anche che nello stesso Consiglio siede la Russia con diritto di veto, quindi con un potere con cui dobbiamo fare i conti se vogliamo progredire verso una soluzione negoziata.
L’equilibrio geopolitico è cambiato. Ne deve prendere atto anche l’Onu. La sua funzione è irrilevante se resta come quando venne fondata e poi in parte riformata”. Il presidente non ha rinunciato al suo piano di pace. Ne ha parlato con Papa Francesco che “lo appoggia e lo rilancia”. Punta al nuovo ordine mondiale che coinvolge il sud del mondo e grandi paesi, come India e Sudafrica, che restano neutrali sul conflitto. “Bisogna coinvolgerli”, ribadisce Lula, “renderli attivi, non spettatori assenti”.
La sinistra e Meloni
Si chiede un parere sulla della sinistra italiana e sull’incontro con una premier che guida un governo di destra. Lula non abbocca ed evita quelle polemiche molto italiane. “Più che di sinistra italiana dovrei parlare di sinistra europea e mondiale”, aggiunge. “Credo che debba trovare un nuovo slancio. Una passione che ha smarrito”.
Risposta ancora più netta per quanto riguarda l’incontro con la premier. “E’ una donna e questo, in un mondo machista, molto machista, dovrebbe essere motivo di orgoglio per l’Italia. E’ un donna intelligente, preparata, so, mi auguro, che faccia del bene per il suo paese. Quando si incontrano due capi di Stato le ideologie non sono dirimenti. Sono due leader votati dalla maggioranza degli elettori. Si parla e di discute su temi e prospettive di rilancio. Le singole posizioni politiche non entrano nella discussione. Né la condizionano”.
L’errore di Ortega
lI presidente brasiliano dedica ancora due parole al Nicaragua. Riconosce gli errori, gravi, commessi da Daniel Ortega.
L’ultimo, quello di aver condannato e sbattuto in una cella buia e isolata il vescovo Rolando Álvarez. “Chiamerò Ortega e lo convincerò a liberarlo. Sono ostinato, paziente, tollerante. Ci riuscirò. Me lo ha chiesto anche il Santo Padre. Ortega ha sbagliato. Molti sbagliano ma pochi riescono a scusarsi, quando le scuse sono l’atto più coraggioso che un individuo possa fare”.
L’indignazione per Assange
La conferenza stampa è finita. Lula si allontana. Ma poi torna sui suoi passi. Vuole dire un’ultima cosa. Ci tiene. Molto. Riguarda Julian Assange. Guarda i giornalisti assiepati nella sala. Ci rimprovera.
“Sono indignato”, dice con voce grave, “dal silenzio che avvolge questa incredibile vicenda. Non c’è traccia nei media, in tutti i media, sulla sua detenzione in Gran Bretagna. Rischia di essere estradato negli Usa e di essere condannato con il carcere a vita. E questo perché ha denunciato lo spionaggio illegale degli americani nei confronti di numerosi capi di Stato. Hanno messo sotto controllo i telefoni della cancelliera Merkel. Solo per indicarne uno dei tanti. E voi, come media, rispettate un silenzio totale. E’ un trattamento che mi indigna. Persino i giornali che hanno pubblicato i documenti offerti da Assange adesso tacciono. Dovreste gridare, fare campagne, mobilitarvi. Niente. Solo silenzio. Eppure, è un vostro collega. Ha fatto quello che ognuno di voi”, aggiunge Lula puntandoci il dito contro, “avrebbe dovuto fare. Smascherare il più grave scandalo politico spionistico di questo secolo”.