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Naufragio di Pylos, Frontex: “Offrimmo alla Guardia costiera greca un nostro drone per monitorare il peschereccio con i migranti, ma lo utilizzarono altrove”

L’agenzia Ue per le frontiere rivela che, dopo aver dato l’allarme per il barcone con i 750, Atene dirottò l’apparecchio su un’altra piccola barca a sud di Creta. “Quando siamo arrivati sul luogo del naufragio non c’era più niente da fare”.
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A Pylos come a Cutro, lo stesso copione, purtroppo con lo stesso finale nonostante la sceneggiatura diversa. Con Frontex che intercetta il barcone con i migranti evidentemente da soccorrere, scatta foto, registra video e invia le segnalazioni alle autorità Sar competenti a cui poi spetta provvedere all’intervento. E il tragico finale con centinaia di vite perdute e il rituale rimpallo di responsabilità di cui chissà mai se le magistrature competenti verranno a capo.

Ma questa volta, con quasi 650 vite inghiottite dal mare Ionio a 50 miglia delle coste greche, Frontex aggiunge un ulteriore inedito tassello al quadro delle pesanti responsabilità della Guardia costiera greca, prima per ore con le mani in mano, poi autrice di un intervento maldestro di trainare il peschereccio verso non si sa dove fino a farlo rovesciare, infine incredibilmente assente nel tirar fuori dall’acqua i pochi sopravvissuti. E ora, invece, assai attiva – secondo le testimonianze – di alcuni superstiti nel nasco…

A Pylos come a Cutro, lo stesso copione, purtroppo con lo stesso finale nonostante la sceneggiatura diversa. Con Frontex che intercetta il barcone con i migranti evidentemente da soccorrere, scatta foto, registra video e invia le segnalazioni alle autorità Sar competenti a cui poi spetta provvedere all’intervento. E il tragico finale con centinaia di vite perdute e il rituale rimpallo di responsabilità di cui chissà mai se le magistrature competenti verranno a capo.

Ma questa volta, con quasi 650 vite inghiottite dal mare Ionio a 50 miglia delle coste greche, Frontex aggiunge un ulteriore inedito tassello al quadro delle pesanti responsabilità della Guardia costiera greca, prima per ore con le mani in mano, poi autrice di un intervento maldestro di trainare il peschereccio verso non si sa dove fino a farlo rovesciare, infine incredibilmente assente nel tirar fuori dall’acqua i pochi sopravvissuti. E ora, invece, assai attiva – secondo le testimonianze – di alcuni superstiti nel nascondere le prove.

Il caso del drone

La ricostruzione di Frontex, dunque. Quel martedì 13 giugno, nelle stesse ore in cui dal barcone partivano ripetute telefonate ai centralini di Alarm Phone e all’attivista Nawal Soufi, l’agenzia per le Frontiere non si limitò ad intercettare il peschereccio di buon mattino facendo tutte le rilevazioni del caso, comprese foto e video, dall’aereo di perlustrazione sullo Ionio. Frontex avvertì le autorità greche e italiane e continuò a monitorare la barca per ore fino a quando, esattamente come avvenne a Cutro, il velivolo non fu costretto a rientrare per mancanza di carburante. A quel punto però, l’offerta di Frontex di continuare l’azione di supporto con un suo drone sarebbe stata rifiutata dalla Grecia che avrebbe preferito deviarlo su un’altra imbarcazione, con soli 80 migranti, segnalata in difficoltà a sud di Creta.

Raccontano dunque da Frontex: “La nave era pesantemente sovraffollata e navigava a bassa velocità (6 nodi) in direzione nord-est. Abbiamo immediatamente informato le autorità greche e italiane dell'avvistamento, fornendo loro informazioni sulle condizioni della nave, velocità e foto. Il nostro aereo ha continuato a monitorare la nave, fornendo costantemente aggiornamenti a tutte le autorità nazionali competenti fino a quando, finito il carburante, è dovuto tornare alla base”.

Ma Frontex mette subito a disposizione dei greci un altro mezzo per monitorare quel barcone “evidentemente sovraffollato”. Spiegano ancora dall’Agenzia: “Visto che un nostro drone doveva pattugliare l’Egeo quel giorno, ci siamo offerti di fornire ulteriore assistenza ma le autorità greche hanno chiesto all’agenzia di inviare il drone a un altro incidente di ricerca e soccorso a sud al largo di Creta con 80 persone in pericolo”.

Nel pomeriggio del 13 giugno dunque, mentre la situazione a bordo del peschereccio degenera, con il motore che si ferma, i greci che si limitano a inviare due navi commerciali con l’ordine di dare solo rifornimenti d’acqua, fino al momento dell’operazione di traino con una cima che provoca il ribaltamento del barcone, il drone di Frontex che poteva fornire un prezioso supporto al salvataggio, è altrove.

Continua la ricostruzione di Frontex: “Il drone, dopo aver assistito all'incidente a sud al largo di Creta, è poi volato verso l'ultima posizione nota del peschereccio arrivando sulla scena quattro ore dopo, alle 4.05 del mattino, quando l'operazione di ricerca e salvataggio da parte delle autorità greche era in corso e non vi era più alcun segno del barcone. Dunque nessun aereo o imbarcazione di Frontex era presente al momento della la tragedia”.

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