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Il Papa abbraccia Lula, dal Sud del mondo una speranza di pace

Francesco conferma al leader brasiliano il sì alle iniziative negoziali del “Global South”
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CITTÀ DEL VATICANO – Il Papa argentino e il presidente brasiliano uniscono gli sforzi per la pace in Ucraina. L’incontro tra Jorge Mario Bergoglio e Luiz Inácio Lula da Silva, ieri pomeriggio in Vaticano, è iniziato con un lungo abbraccio, non formale. I due uomini si conoscono e si spalleggiano da anni.

Quando lo arrestarono, sotto la presidenza di destra di Jair Bolsonaro, Francesco inviò a Lula una lettera in carcere nei giorni attorno alla Pasqua: "Alla fine il bene vincerà il male, la verità conquisterà la menzogna e la salvezza conquisterà la condanna”.

È andata effettivamente così, e ora che è tornato alla guida del Brasile il Papa, ancora convalescente dopo un’operazione all’addome, ha ricevuto Lula per 45 minuti segnati, ha confidato Francesco, da “molta simpatia e amicizia”. E da una comune visione geopolitica sulla crisi ucraina.

La giornata romana di Lula è iniziata al Quirinale. Sergio Mattarella lo ha ringraziato "per la sua difesa della democrazia e del Parlamento”. I…

CITTÀ DEL VATICANO – Il Papa argentino e il presidente brasiliano uniscono gli sforzi per la pace in Ucraina. L’incontro tra Jorge Mario Bergoglio e Luiz Inácio Lula da Silva, ieri pomeriggio in Vaticano, è iniziato con un lungo abbraccio, non formale. I due uomini si conoscono e si spalleggiano da anni.

Quando lo arrestarono, sotto la presidenza di destra di Jair Bolsonaro, Francesco inviò a Lula una lettera in carcere nei giorni attorno alla Pasqua: "Alla fine il bene vincerà il male, la verità conquisterà la menzogna e la salvezza conquisterà la condanna”.

È andata effettivamente così, e ora che è tornato alla guida del Brasile il Papa, ancora convalescente dopo un’operazione all’addome, ha ricevuto Lula per 45 minuti segnati, ha confidato Francesco, da “molta simpatia e amicizia”. E da una comune visione geopolitica sulla crisi ucraina.

La giornata romana di Lula è iniziata al Quirinale. Sergio Mattarella lo ha ringraziato "per la sua difesa della democrazia e del Parlamento”. Il presidente brasiliano ha poi incontrato Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, la segretaria del Pd Elly Schlein, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Ma il clou della sua visita è stato l’incontro in Vaticano, sempre affiancato, anche nell’incontro a porte chiuse dal Papa, dalla moglie “Janja”, una sociologa molto impegnata politicamente.

Tanti i motivi di sintonia, come riferisce una nota vaticana: "La lotta contro la povertà e le disuguaglianze, il rispetto delle popolazioni indigene, nonché la protezione dell’ambiente”, specialmente in Amazzonia. Ma al centro dei colloqui c’era l’Ucraina. “Viviamo in un tempo di guerra e la pace è molto fragile”, gli ha detto Bergoglio, appoggiato ad un bastone, regalandogli lo stesso dono che aveva fatto mesi fa al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, un bassorilievo in bronzo che raffigura la pace come “un fiore fragile”.

Lula e Francesco condividono la convinzione che non è la vittoria militare la strada da perseguire ma una qualche forma negoziale. Sono entrambi preoccupati, per i loro numerosi contatti con l’Africa, della crisi alimentare che produrrebbe il prolungarsi del conflitto.

Il Papa argentino, più in generale è molto attento a tutte le iniziative per la pace che stanno maturando nel “global south”: oltre al Brasile, è bene informato sulle mosse dell’India e dei Paesi africani. Guarda con interesse alla Cina. Ma questo non equivale, spiegano nelle Sacre stanze, a una parzialità di visuale, né all’ingenuità politica.

Per gli uomini del Papa un cessate-il-fuoco sarebbe desiderabile, ma non dovrebbe essere strumentalizzato per il riarmo. Ogni contributo per la pace è benvenuto, tutti possono essere complementari.

I diplomatici della Santa Sede, del resto, sono consapevoli di non avere la bacchetta magica. "Pur consapevoli dei limiti della diplomazia pontificia”, ha detto in questi giorni il “ministro degli Esteri”, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “non perdiamo la speranza e interpretiamo la storia in modo provvidenziale”. È la strada del multilateralismo.

Il Vaticano vuole raggiungere l’obiettivo della pace, sì, ma una “pace giusta”, come ha detto il cardinale Matteo Zuppi, inviato nei giorni scorsi dal Papa a Kiev e prossimamente in partenza per Mosca (e chissà se, poi, anche verso Washington). Proprio Zuppi ha concordato con Zelensky l’importanza di coinvolgere "il maggior ventaglio possibile di Paesi, compreso il Global South”, recitava un comunicato. Coinvolgendo l’Ucraina e allargando lo sguardo a tutto il mondo, a partire dal Brasile di Lula.

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